Matrimoni gay lato B, quello opportunista

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La decisione di legalizzare le nozze tra ‘esponenti’ dello stesso sesso in Gran Bretagna è stata indubbiamente una rivoluzione sociale. Il partito conservatore, trascinato alla decisione dal suo leader nonché primo ministro David Cameron, ha subito uno ‘scossone ideologico’. L’ideale conservatore di questo partito si è corrotto, ha detto qualcuno commentando l’esito della votazione. C’è qualcun altro, invece, che vede questa apertura da un lato molto più pratico: a molti potrà sembrare materialistico e superficiale, ma in alcuni ambiti, quelli in cui ci sono capitali da capogiro e investimenti d’altri tempi – per intenderci, il design, il fashion, la sfera creativa e accattivante dell’attuale ‘realtà trendy’ – le posizioni più importanti sono presidiate da diverso-sessuali (qualsiasi definizione si utilizzi potrà essere tacciata d’intolleranza, tanto vale usarne una inventata). Gli inglesi, che storicamente hanno sempre allargato il cerchio di diversità all’interno del quale fanno crescere e prosperare la loro società, l’hanno capito e ancora una volta hanno colto la palla la balzo.

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Week end con il morto – Whitney Houston

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Siamo nel 1980, quando la supremazia delle case discografiche sta assumendo proporzioni mastodontiche. Whitney è una ragazza del New Jersey che – come fossimo in un film di Spike Lee – all’età di 16 anni aveva già una lunga carriera da corista, voce di sostegno e tournista presso molti artisti di fama internazionale. Ma a quell’età non avrebbe mai potuto immaginare quello che le sarebbe successo nel mondo della musica. Whitney fu la prima vera grande vittima della ‘globalizzazione musicale’, di quel vortice di successo professionale e fama mediatica che non tutti sono in grado di sopportare. Whitney Houston fu una di quella che sopportò il peso del clamore per molto tempo, per troppo tempo. E poi si stufò.

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Top 5 – Super Bowl Half Time Shows

Picture 3La XLVII edizione del Super Bowl verrà giocata al Mercades-Benz Superdrome di New Orleans. Per questa partita i Baltimore Ravens affronteranno i San Francisco 49ers; gli allenatori delle due squadre sono fratelli di sangue; l’inno degli Stati Uniti verrà cantato da Alicia Keys; il giocatore che prenderà parte al match dal nome più divertente è Joe Flacco, QB dei Ravens.  E le vicende spotrive che siamo abituati a vivere noi Europei, per quanto queste possano essere di elevatissimo livello sportivo e mediatico, non hanno nulla a che vedere con la macchina spettacolare e spietata che muove gli ingranaggi dell’evento televisivo americano più seguito in televisione. Spettacolare perché mette al lavoro geni della produzione come Hamish Hamilton, Don Mischer e Radio City Music Hall. Spietata perché la potenzialità comunicativa del mezzo viene espletata in tutta la sua forza commerciale. Ecco 5 tra gli show più memorabili eseguiti durante la fine del primo tempo di una partita che, francamente, di sportivo ha molto poco e che, anzi, sembra una partita di Trenches of The World. Molto meglio l’Half Time Show.

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Mario Balotelli, Umberto Previti, Salamon e la medina del calciomercato milanista

"Se vuoi giocare nell'attacco del Milan devi avere la cresta"

“Se vuoi giocare nell’attacco del Milan devi avere la cresta”

Fu così che finimmo in un vicolo cieco quando eravamo altresì convinti di aver percorso  la strada esattamentea ritroso. Eravamo usciti da uno studio dentistico di Fes che avevamo visitato per capire come poteva essere uno studio dentistico all’interno di una medina marocchina delle più famose. Percorremo la strada a ritroso per tornare al punto di partenza, eppure ci trovammo di fronte un muro e alle spalle alcuni ragazzetti che se la ridevano di gusto. Sù per giù è questa la sensazione che ho provato alla chiusura di questa sessione invernale di calcio mercato, meticcia di politica e marketing, zeppa di dispetti e pettegolezzi, come fosse stata gestita dal parrucchiere tra una messinpiega e l’altra.

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MasterChef: quando reality e irreality si incontrano in un piatto

Carlo Cracco

L’inarrestabile ascesa mediatica dell’arte culinaria, la moda più “alla moda” che i mie modesti 30 anni abbiano da testimoniare, si manifesta spesso in localucci trandy che sono molto piacevoli da sperimentare e che camminano leggiadri e leggeri sulle labbra della gente che è contenta quando fa scoprire ad un amico o ad un conoscente “quel posto carino per nulla pretenzioso, semplicissimo, praticamente non si vede dalla strada. Eppure te ne innamorerai“. Sono quei posticini col nome ammiccante tipo Biancolatte, Il Mazzetto Prezzemolino, Il Merluzzo Felice, La Spiluccheria (orribile) ecc… ad essere i protagonisti pacati di molte serate tra amici, quando la sbronza è fuoriquota e il calcio è a riposo. Ma meno male che questa moda alla moda del mangiar bene – che è esplosa oggi di pari passo con la “cultura” Hypster del vestirsi bene e pacati – ha qualcosa di fiammeggiante da dire, e che qualcuno si sia preso la briga di trasmetterlo, per di più, in televisione: Masterchef sarà cruento, reality, spettacolare, sfacciato, spocchioso e autoreferenziale, ma in fondo, è esattamente – metaforicamente – quello che succede nella cucina di un ristorante, per quanto sia serafico e placido il suo nome.

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Frank Lampard, arrivederci e grazie

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Nevica fitto a Londra: Standford Bridge scoppia in un boato quando Frank Lampard rivolge il rabbioso grido liberatorio verso gli spalti gremiti. Ha appena segnato il gol del 2-0 su calcio di rigore in una delle partite più importanti della stagione dei Blues, il derby tra Chalsea e Arsenal. Frank chiude gli occhi e assorbe il boato del 45.000 che affolano gli spalti dello stadio di Fulham Broadway. Al suo braccio sinistro la fascia da capitano. Poi rivolge l’ultimo sguardo agli spalti e torna a metà campo. La partita continua e Lampard ha contribuito ad un altro successo del Chelsea, ha segnato il 195° gol in carriera con la maglia dei Blues ed è in scadenza di contratto. A luglio Frank Lampard dovrà trovarsi una squadra.

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Il Pallone è una bolla di sapone

Picture 2Dalla scorsa stagione, il campionato di calcio – commercialmente – definito Serie A Tim porta una squadra di club in meno alla fase di qualificazione della Champions League, ma fatemelo dire: Meno Male! La situazione del calcio italiano è una limpida metafora della mentecatta condizione politica del paese. Ma quel che è peggio, è che non si intravedono nemmeno le basi per una ripartenza. Tant’è che per non lasciare speranze, su quelle poche zone fertili che erano rimaste sul campo è stato sparso il sale della rielezione di Abete a Presidente della Lega Calcio. Gli stadi vuoti, le qualità tattico-tecniche latitanti, il giornalismo inesistente e una cultura popolare dello sport estremamente bassa e con scarsa identità: tutti questi fattori (e altri) contribuiscono al lento e inevitabile declino del calcio in Italia; quello di cui tutti parlano, ma che nessuno vuole scongiurare veramente.

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