Peggy Guggenheim a Vercelli. Tremila Euro a chilometro.

The Solomon R. Guggenheim Foundation a Venezia.

Succede spesso, girando per i bar delle città dei piccoli comuni di provincia di imbattersi, come di fronte a vecchi uomini incanutiti, nelle controversie accese e furibonde sui soldi statali, sulle iniziative del Comune, sulla destinazione di fondi ed energie. Sono le discussioni da bar, quelle non suffragate, quelle ideologiche e aggressive. Quelle che fanno bene alle comunità e meni bene ai muscoli cardiaci.

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La fica di marmellata e l’elefante di cioccolato.

Araki. La fica – con o senza marmellata – è sempre la fica.

Anni fa andai in Bhutan. Mi stavo inerpicando in maniera poco mitica e decisamente goffa verso il Tiger Nest, uno dei monasteri più spettacolari che abbia mai visitato – anche se visitare un monastero è, in un certo senso poco romantico ma molto pratico, come visitare una scuola elementare a Rondissone. E lo sguardo stranito, irriverente, sconvolto, curioso, ammiccante di molti bambini, insieme a quello severo e folgorato dei più adulti, è di per se stesso un’esperienza straniante. In una sua corte laterale trovai quasi casualmente l’accesso ad una zona interna. Dopo un primo livello di Thangka, gli stendardi in seta con mantra e raffigurazioni di divinità buddiste, scorsi un uomo, accovacciato in una postura tutta orientale, con i palmi dei piedi quasi appiccicati, spalmati al deretano minuscolo, della forma della testa di un’arachide, e le spalle conserte come le zampe di una mantide, a formare una sorta di triangolo isoscele strettissimo che come vertice aveva la congiuntura delle mani, unite e strette ad un pennellino dal legno piuttosto lungo e dalla punta inaspettatamente spessa.

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Weekend con il morto – Annibale Carracci

Tutti coloro che hanno avuto la fortuna di vistare alcune delle città d’arte dello stivale avrenno sentito almeno una volta nominare Carracci. Se non Annibale direttamente ma il cognome di questa famiglia bolognese ha una certa tradizione, se così la vogliamo chiamare, nella storia della pittura italiana.
Capita infatti che tra il cinquecento e il seicento la città di Bologna è protagonista di una marcata inversione di rotta rispetto al tardomanierismo romano e toscano grazie ad un lento recupero di una verosimiglianza naturalistica che, seppur concepita con regole precise, guarda molto alle emozioni e alla sensualità del colore. La bottega (che non è giusto chiamare così e vedrete perchè) a conduzione famigliare dove Anniblae e il cugino Agostino lavorano esercita un influsso importante in questa fase, riuscendo a conciliare la densità e la carica dei colori, di stampo prettamente Veneziano, con la forma e il disegno, elementi più ricorrenti nella tradizione fiorentina.

Paesaggio con la fuga in Egitto, 1604 ca, olio su tela, 122 × 230 cm, Roma, Galleria Doria Pamphilj.

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Weekend con il morto – Elio Romano

Elio Romano. Un pittore.

Elio Romano era un pittore. Nella banalità di questa affermazione sta molto della sua vita – e della tipologia di persona che era. Accade nell’estistenza di chi dipinge, chi scrive, chi canta, che arriva un istante che cambia le cose. È di fatto una barriera di rumore bianco sottile e chiarissimo, che ci impedisce di fare quello che si è fatto fino a quel momento. La penna, lo strumento, si incarta e si assottiglia, e ci svuota da quella spensierata libertà di movimento che si è sempre avuta. È un gradino abbastanza normale e verificato, una di quelle prove che chi detiene la vocazione di essere un artista deve saper superare. Perché arriva un momento dal quale ci si stacca dai primi tentativi ingenui e passionali, furibondi, che hanno fagocitato e divampato gli anni selvaggi della giovinezza.

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Architettura. Il seme d’inizio.

Il palazzo di Cnosso. Labirinti e affreschi.

di Clarissa Oloferne.

Arte antica

Il concetto di arte, che cercheremo di isolare come unico e indivisibile, ha subito deformazioni, cambiamenti, e diversificate interpretazioni. L’arte nel suo intrinseco ,tuttavia, rimane invariata , e con lei ogni sua espressione, semplicemente, nei secoli è cambiato il rapporto dell’uomo  con essa, il modo di interpretarla e vederla, la formulazione di giudizi estetici e  la vera e propria sua definizione. Il rapporto dell’umano con l’arte ,ad ogni livello, è stato un binomio ad elastico, a volte ellissoide a volte timida circonferenza. I primi approcci dell’uomo con la rappresentazione artistica di sé stesso o dell’universo ,il mondo era assimilabile all’empireo sia per l’innumerarietà della specie umana che per l’ignoranza geografica, sono stati lussureggianti e coraggiosi. Il trattamento di una materia nuova come la possibilità di riprodurre la realtà per perpetrarla era ,di per sé, argomento complesso e fu supportato da un debito e necessario appoggio sistematico alla realtà, stampella salvifica. La mancanza di innesti fantastici è la equa contropartita per la devastante portata del gesto compiuto.

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Catacombe e Mosaici.

 E’ necessario confrontarsi con una forma architettonica che si è evoluta e sviluppata a partire dal II secolo nella penisola italiana e nell ‘Africa settentrionale: le  catacombe. Questi cimiteri sotterranei cristiani sorgono in corrispondenza a fenomeni sociali acuiti dalla sensibilità e dall’ orientamento escatologico dell’epoca, per i cristiani c’erano da una parte le persecuzioni che decimavano i fedeli e dall’altra il viscerale bisogno di inumazione sacrale, di raccoglimento estremo. Le catacombe si pongono ,pertanto, come singolare e fondamentale punto d’incontro tra la disperata necessità di pace eterna contrapposta al vorace turbine delle persecuzioni e la vena escatologica della dottrina cristiana. La ragnatela di loculi che si dipana instancabile per chilometri ,in particolare sotto le mura di Roma ed in corrispondenza delle basiliche, riassume confacilità espressiva notevole la vastità della popolazione cristiana.

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Arte Gotica. Una via imperfetta.

Coppo di Marcovaldo. L'Inferno.

L’arte romanica ha avuto il grande merito di sovvertire i meccanismi che stavano alla base del processo creativo di un’opera. Tuttavia essa rimane ancora legata alla committenza e, pertanto, si presenta come appendice di un percorso singolare e personale del committente stesso. Così l’autonomia di espressione risulta imbrigliata e l’artista non trova una sua completa legittimazione. Tutto questo avviene a causa di numerosi fattori: i mandanti sono rappresentati per la quasi totalità dall’ecclesia e non esiste un ceto in grado di sorreggere il mercato dell’arte proponendo soggetti alternativi, l’artigiano non è ancora riuscito a marchiare l’opera con il proprio nome – valore aggiunto dell’arte rispetto alla produzione seriale- e l’arte ,infine, non si è del tutto espansa al di fuori di certi canoni e talune consuetudini.

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