Week end con il morto – Whitney Houston

whitney

Siamo nel 1980, quando la supremazia delle case discografiche sta assumendo proporzioni mastodontiche. Whitney è una ragazza del New Jersey che – come fossimo in un film di Spike Lee – all’età di 16 anni aveva già una lunga carriera da corista, voce di sostegno e tournista presso molti artisti di fama internazionale. Ma a quell’età non avrebbe mai potuto immaginare quello che le sarebbe successo nel mondo della musica. Whitney fu la prima vera grande vittima della ‘globalizzazione musicale’, di quel vortice di successo professionale e fama mediatica che non tutti sono in grado di sopportare. Whitney Houston fu una di quella che sopportò il peso del clamore per molto tempo, per troppo tempo. E poi si stufò.

Ho sempre pensato che il film che la portò alla ribalta come attrice di successo, Bodyguard – in cui Kevin Costner recita la parte della guardia del corpo meno credibile della cinematografia hollywoodiana – non rispecchiasse per nulla lo spirito artistico della Houston. Ho sempre avuto l’impressione che fosse una marchetta utile al mercato discografico e cinematografico per prendere i soliti due piccioni con una fava. Dove ho visto la vera Whitney, o meglio, dove credo tutti possano vederla, è nelle prime interpretazioni più famose come How Will I Know, in cui giovane e con una voce ancora tanto squillante da essere di per se stessa uno strumento musicale potentissimo esprime tutta la sua sincerità: oppure in I Wanna Dance With Somebody, dove mostra il suo lato più frizzante.

Whitney ha lanciato la sua carriera artistica in età precoce, perché già a 16 anni faceva la corista per Chaka Khan nel brano I’m Every Woman, che poi diventerà anche un suo grande successo, interpretato in una versione molto più compassata però. Fu figlia d’arte di una madre che prestò servizio nel coro di artisti quali Elvis Presley e Aretha Franklin. Ma quando il successo planetario la ricoprì come un vello d’oro vero e proprio, la spontaneità del suo personaggio, la sincerità della sua voce, subirono un cambiamento. Fu la prima artista ‘costretta’ dalla cara discografica – quella di Whitney, Sony BMG – a pubblicare le tanto prodotte quanto odiate compilation The Best Of che furono da quel momento utilizzate come ‘investimento sicuro’ in momenti di crisi nelle vendite.

La vita di Whitney Houston è stata quella di un’artista immensa il cui talento è stato spremuto fino all’ultima goccia. In una delle più recenti biografie di Aretha Franklin, l’icona R&B ricorda la Houston come una dei talenti più impressionanti che avesse mai visto dicendo inoltre che ai suoi tempi “una così la proteggevano e la salvaguardavano perché erano interessati al talento, e non ai soldi che avrebbero potuto ricavarci. Sempre che non fosse già finita in chiesa in un ualche coro Gospel“. Whitney Houston è morta una anno fa mentre io ero in una discoteca che si chiama Toilet. Il DJ – o meglio, quello che in questi posti mette la musica con il suo iPod – ci avvisò mettendo I Wanna Dance With Somebody: e noi ballammo tutti insieme.

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