Separati alla nascita. Rasheed Wallace e Mirko Vučinić

Il suo talento Vs Un anello.

Il suo talento Vs Un anello.

Al primo giorno alla Simon Gratz High School, si dice, – la dubitativa è d’obbligo con certi fenomeni – la signora Wallace rivolse a coach Ellerbie alcune parole significative e forse rivelatrici «Lo prenda a schiaffi, Coach». Il figlio Rasheed non ha mai brillato per continuità di rendimento e per desiderio nell’arrivare. Uno dei momenti più alti della sua carriera, anello a parte, è gara-7 di finale NBA il 17 Giugno 2010. Staples Center di Los Angeles, California, il figlio della città dell’amore con sei a falli a carico perde la partita e si ritira dal basket professionistico. Quel giorno era entrato in quintetto base per via dell’infortunio ai legamenti crociati patito in gara-6 da Kendrick Perkins, e molti dei suoi detrattori avranno avuto il cuore in gola nel vederlo segnare di tabella dopo un finto giro dorsale su Lamar Candyman Odom. Non proprio l’ultimo arrivato. Uno dei più famosi aneddoti della vita di Sheed, per capire l’uomo – o almeno provarci –, è sicuramente quello legato al suo ultimo anno di college. A Chapel Hill sulla porta d’ingresso c’è scritto Lux, Libertas. Di Luce nella vita dell’ometto di Philadelphia ce ne sarà poca, di Libertà molta di più, anche se spesso a sproposito. Per i Tar Heels gioca due anni prima di rendersi eleggibile al draft del 1995 e in quei 24 mesi ad allenarlo è il mitico Dean Smith.

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Il Pallone è una bolla di sapone

Picture 2Dalla scorsa stagione, il campionato di calcio – commercialmente – definito Serie A Tim porta una squadra di club in meno alla fase di qualificazione della Champions League, ma fatemelo dire: Meno Male! La situazione del calcio italiano è una limpida metafora della mentecatta condizione politica del paese. Ma quel che è peggio, è che non si intravedono nemmeno le basi per una ripartenza. Tant’è che per non lasciare speranze, su quelle poche zone fertili che erano rimaste sul campo è stato sparso il sale della rielezione di Abete a Presidente della Lega Calcio. Gli stadi vuoti, le qualità tattico-tecniche latitanti, il giornalismo inesistente e una cultura popolare dello sport estremamente bassa e con scarsa identità: tutti questi fattori (e altri) contribuiscono al lento e inevitabile declino del calcio in Italia; quello di cui tutti parlano, ma che nessuno vuole scongiurare veramente.

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La Drôla. Parte di qualcosa.

*Questo è il secondo pezzo dedicato all’Associazione sportiva La Drôla. Potato Pie Bad Business ne racconterà la storia e rifletterà su questa fortissima umanità, quella che ci mette di fronte questa squadra. Ogni settimana un pezzo; come ogni sabato la partita. Senza un obiettivo vero – sarebbe pretestuoso -, se non un carotaggio sulla detenzione e su come, da uomini, possiamo vivere con altri uomini. Al fondo di ogni pezzo un indice di quelli precedenti.

Sin da ora, per tutti quelli che seguiranno, un grazie a Walter, Mauro, Eliana, Andrea, Emiliano, a chi rende possibile l’uscita di questo pezzo e che si riconosce in questo scarno ringraziamento, e in quelli che verranno.

La giornata è di quelle autunnali e torinesi. Alle due, davanti al carcere, un autobus al suo capolinea aspetta che qualcuno ci salga. Il sole è altissimo, riesce a scaldare le ossa. Con l’andare delle ore poi diventerà freddo; e il disco astrale si nasconderà, filtrato dall’abituale velo grigio che ricopre il Piemonte in questi mesi. E’ strano e particolare che ogni articolo che parla di qualcosa di duro e d’imponente inizi sempre con la descrizione del clima. E’ un tentativo di contestualizzare un sentimento, in realtà. Di prendere la giusta distanza dal problema, una sorta di preliminare, come era l’accendersi la pipa per qualche scrittore inglese dell’Ottocento. Il carcere è davvero brutto, e non è il caso di cercare aggettivi più circospetti o precipui. Il cemento armato e i rinforzi di ferro annegati, come ossa scarnificate, sono visibili e spuntano crudi dalle spelature angolate degli edifici.

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Il flop. Da Reggie Evans a Pippo Inzaghi.

Reggie Evans. The flopper.

Capita anche nelle migliori famiglie. Si dice così quando uno dei giocatori più coriacei, tutto muscolo-rimbalzi, si arrabatta con due flop pressoché consecutivi. E’ quello che è successo a Reggie Evans, una volta noto per la sua barba e per la veemenza con la quale andava a rimbalzo – famosa, in questo senso, la prestazione della stagione appena passata quando ha distrutto un inerme e liquefatto Andrea Bargnani. Adesso è the flopper (o se preferite field-man nella versione di Mike D’Antoni). E se perfino Metta World Peace, entrato a far parte dell’anagrafe americano come Ronald William Artest Jr., si permette di scherzarti su Twitter, significa che l’hai fatta grossa.

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Champions League – Tirate i remi in Barça

L’invincibile Armada l’ha preso in culo ancora.

Quando l’Invincibile Armada si avvicinava alle coste britanniche la Regina Elisabetta – reggente Vergine – ordinò alla flotta reale di indietreggiare ed attendere che il tifone colpisse indisturbato i vascelli nemici, che infliggesse una dura vergata alle oltre cento navi da guerra ispaniche che si stavano dirigendo verso l’Inghilterra per colpire l’Impero, con la furia di un titano. Il 30 luglio del 1588, 424 anni fa, l’armata di Filippo II venne ricacciata indietro con enormi perdite. Oggi Celtic Park vibra al freddo e urla al cielo: “You’ll Never Walk Alone“. Il Barcellona cade come quell’Invincibile Armada che pensava di continuare il sogno di Carlo V. Il Sole, stavolta, batte caldo sui petti scozzesi. Andiamo!

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Top 5 – Calciatori sopravvalutati della Serie A – Da non comprare al Fantacalcio

Metto subito le mani avanti e chiarisco fin da ora che in questa classifica rientrano unicamente i tesserati per la stagione 2012-2013. E’ forse un peccato, perché in testa ho abbastanza materiale per stilare una classifica degli ultimi vent’anni, ma in tempi di pausa per le nazionali mi è sembrato più corretto cavalcare l’hype crescente in vista del prossimo turno dello sport nazionale: il fantacalcio. Pertanto i riferimenti riguardano giocatori attualmente impegnati nella stagione in corso. Sempre campione di maniavantismo, mi permetto di suggerire un’ulteriore chiave di lettura: sopravvalutato non vuol dire brocco. Anzi, nella maggior parte dei casi si tratta di giocatori buonissimi, se non campioni di fama internazionale. Quello che qui viene dibattuto è se mai il loro valore in termini di efficienza, credito da parte della stampa nazionale e salario siano realmente compatibili con il loro impatto reale sul torneo e sulla squadra di appartenenza. E se sia il caso di puntarci al fanta…

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Rugby. Storia di una partita tra uomini.

Rugby. Una partita di uomini.

E’ molto difficile scrivere su qualcosa di serio, ha detto una volta Isaac Singer. Questo perché anche la scrittura, come l’espressione del pensiero visuale che siamo soliti chiamare arte, è un processo logico articolato, una meta-esistenza. E così, quanto è difficile parlare dei gesti degli uomini, che con la loro semplicità e quell’asciuttezza essenziale ti lasciano attonito e silente. Sabato 29 Settembre si è giocata una partita di rugby che molti giornalisti definirebbero «importante», «significativa», «bella», «emozionante», «socialmente utile». Non è che non sia stata una o tutte di queste cose, ma trovo preferibile chiamarla con un nome più apollineo, meno enfatizzante, eppure sincero: c’è stata una partita tra uomini.

E’ questo tra uomini che potrà crearvi dei problemi, ve lo assicuro.

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