Wesley Sneijder e Guglielmo Stendardo. Due cose strane del calcio contemporaneo.

Wesley Sneijder e il suo No.

Wesley Sneijder e il suo No.

C’è solo un elemento che fa da ponte da Bergamo a Milano, tra le questioni di due calciatori che dal ruolo, al tocco di palla, non hanno nulla in comune: l’inadeguatezza del calcio e lo strano modo che l’opinione pubblica ha nel giudicarla. Da una parte sta Wesley Sneijder – detto Wes -, olandese, ex blancos de Madrid con scarsa soddisfazione, e poi quasi pallone d’oro nell’anno del fu Triplete di Mourinho a Milano. Muscoli fragili, fede cattolica incrollabile, tangente all’integralismo, moglie bionda e bellissima, carattere ondivago. Dall’altra Guglielmo Stendardo, difensore napoletano di mole degna del miglior sogno macista, un’apparizione fugace e simpatica nel fu progetto Juve dell’Amministratore Delegato e Presidente francese Jean-Claude Blanc, e il vezzo di portare un elastico per i capelli bianco piuttosto vistoso in fronte. Qualche gol di testa, sonora incornata, su calcio d’angolo.

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Il DNA nel calcio. Dalla Juventus di Coppa all’Inter del cinque Maggio.

Subito dopo l’eliminazione dalla Champions patita contro il Liverpool, la Juve di Capello giocò contro la Fiorentina, a Torino. Dalla Fiesole in trasferta campeggiava uno striscione: E la vostra Champions League?

È ricorrente leggere sui giornali, ascoltare dalle radio e dai talk-show sportivi più variegati che le squadre hanno un DNA. Molto spesso questo particolare elemento può essere ricondotto ad una sorta di retroterra comune, ad una sequenza, una sorta di ripetizione ciclica di alcuni risultati e tendenze. Uno dei fattori genetici più riportati dal giornalismo italiano è quello che lega la storia della Juventus alla Champions League. Una delle squadre più forti, nonché la società più titolata a livello di trofei nazionali è, da sempre, una delle peggiori interpreti italiane della competizione europea. In bacheca ogni giorno l’assistente domestico di Galileo Ferraris può lucidare due soli trofei dalle lunghe orecchie: quello tristemente famoso dell’Heysel, passato alla storia per i suoi morti, quello del 1996 di Marcello Lippi e della sua banda scatenata. Uno dei 4-3-3 più irresistibili della storia del calcio moderno.

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Top 5 – Calciatori sopravvalutati della Serie A – Da non comprare al Fantacalcio

Metto subito le mani avanti e chiarisco fin da ora che in questa classifica rientrano unicamente i tesserati per la stagione 2012-2013. E’ forse un peccato, perché in testa ho abbastanza materiale per stilare una classifica degli ultimi vent’anni, ma in tempi di pausa per le nazionali mi è sembrato più corretto cavalcare l’hype crescente in vista del prossimo turno dello sport nazionale: il fantacalcio. Pertanto i riferimenti riguardano giocatori attualmente impegnati nella stagione in corso. Sempre campione di maniavantismo, mi permetto di suggerire un’ulteriore chiave di lettura: sopravvalutato non vuol dire brocco. Anzi, nella maggior parte dei casi si tratta di giocatori buonissimi, se non campioni di fama internazionale. Quello che qui viene dibattuto è se mai il loro valore in termini di efficienza, credito da parte della stampa nazionale e salario siano realmente compatibili con il loro impatto reale sul torneo e sulla squadra di appartenenza. E se sia il caso di puntarci al fanta…

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Top5 – Derby di Milano

Domani si gioca il Derby di Milano, la partita più importante della stagione, la partita che, se vinta, può rappresentare, per le due contendenti, il coronamento di una stagione di successi, o il punto luminoso di una stagione altrimenti anonima. Continua a leggere

La Dolorosa Indifferenza Del Tifoso

Via Marghera, incrocio con Corso Vercelli

Che Allegri e Stramaccioni siano due giovani allenatori che si trovano oggi a dover dare forma e carattere ad un’accozzaglia di atleti che stanno insieme col filo di lana e un poco di sputo è cosa appurata. Che le rispettive società in cui operano versino in condizioni amministrative ed economiche differenti è altrettanto risaputo. Milan e Inter “sono sulla stessa barca, ma navigano in un mare di merda“, direbbe un giornalista sportivo di altri tempi, oggi dimenticato.

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Post Euro 2012. Con la testa alla serie A

Dopo una sequenza di caldo atroce che non mi ricordavo da tempo immemore, sono finalmente terminati gli europei di calcio 2012. Per quanto non sia per niente felice dell’esito, non posso fingere di non provare un senso di soddisfazione all’idea di non accendere più rai uno fino alla prossima partita di Europa League della Beneamata. Basta Dossena & Gentili, con le loro temibbili telecronache, basta Pannofino & Mazzocchi, basta con quella mummia di Paola Ferrari e i telegrammi di Mazzola. Mi sono guadagnato il meritato riposo.

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Scudetto alla Juve. Ciao Alex, mi mancherai.

"Pinturicchio"

Il campionissimo

Nei giorni successivi a questo scudetto della Juve, da interista ho avuto tempo per metabolizzare e rimuginare sugli ultimi giorni calcistici del campionato. Un periodo tosto, ad esser sinceri, perché nella settimana che portava al derby decisivo (per gli altri), in città non si parlava d’altro su cosa convenisse a noi poveri sfigati nerazzurri, se scansarci a favore dei cugini o se porre una strenua resistenza per l’onore della maglia e per la fantomatica terza stella dei bianconeri.

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