Film Carini – Les Misérables,Tom Hooper (recensione)

hugh jackman

Ho amato alla follia il romanzo di Victor Hugo, spietatamente propinatomi come compito delle vacanze da giovinetto. Passare un estate con Jean Valjean non era esattamente ciò che sognavo, ma dopo lo sconforto iniziale divorai avidamente quel tomo grosso quanto il Devoto- Oli, a costo di saltare qualche partitella in spiaggia e lasciando che fossero le chiappe di qualcun altro a tracciare la pista per le biglie. Devo molto a I Miserabili, perché quell’estate imparai che la Letteratura non è soltanto un feroce (e prolisso) nemico che tiene lontani amici e fidanzatine. Perciò sarò più clemente del solito nei confronti di un prodotto piuttosto kitsch, a tratti indigeribile, in cui i protagonisti stonano, steccano e a volte gracchiano ma che, di riffa o di raffa, alla fine ha commosso perfino me. Continua a leggere

Film carini – Argo, Ben Affleck (recensione in anteprima).

Ci sono due piccole precisazioni che vorrei fare prima di iniziare a parlare di questo film: la prima è che mi piace sempre molto quando il cinema parla di se stesso, non solo in capolavori come Effetto notte, ma anche in film semplicemente piacevoli (come Hollywood Ending  o Hollywood, Vermont) e perfino in pellicole bruttine, come Disastro a Hollywood (in cui si poteva davvero fare di più); la seconda annotazione riguarda l’odio profondo che provo per Ben Affleck come attore, un odio fisico e inspiegabile, ma profondo, alimentato dal fatto che, comunque, sono costretto a stimarlo e a dargli credito per via del meritato Oscar per la sceneggiatura di Will Hunting. Continua a leggere

Film carini – Killing them softly, Chen Kaige (recensione).

Il tentativo è molto interessante. Il buon Bernardo di Chartres, in riferimento agli antichi, diceva che «siamo come nani sulle spalle di giganti», ovvero che possiamo vedere lontano, ma non grazie alla nostra altezza, bensì per merito dei grandi del passato sopra le cui spalle possiamo sederci. L’impressione che io mi sono fatto è che regista Kaige, non certo un nano (ma non lo era nemmeno Bernardo di Chartres, di fatto), provi a poggiare sulle solide spalle di Quentin Tarantino, utilizzandolo come solido supporto per andare più lontano.

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Film Carini – Pietà, Kim Ki Duk (recensione)

Gang Do, solitario trentenne dall’aria poco raccomandabile, lavora nel ramo del recupero crediti. Nella fattispecie, come ci spiegano le prime due vittime in modo assai pedante, rende storpi i debitori di uno strozzino per incassare i soldi dell’assicurazione. E nei primi minuti volano braccia e gambe che è un piacere, quasi sempre grazie ad atroci macchinari che molto giovano all’economia del film (nella Corea di Kim Ki Duk, curiosamente, solo metalmeccanici e saldatori sembrano avere bisogno di soldi). Compare poi una donna bella e malinconica, che inizia a pedinare il nostro anti- eroe e gli rivela di essere sua madre (non sua moglie, come aveva pronosticato la mia loquace vicina di poltrona). Si scusa per averlo abbandonato in fasce e cerca di riallacciare il rapporto, anche se l’impressione è che Gang Do sia un tipo poco incline al perdono. Da questo momento il film inizia a decollare, ed è meglio fermarci qui.

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Film carini al Festival di Cannes 2012 – De Rouille et d’os, Jacques Audiard (recensione).

Prima di entrare al cinema, conoscendo (come quasi tutti) Audiard, ero pronto per vedere un film eccezionale. Il film effettivamente è molto interessante sotto diversi punti di vista, ma i due-tre difetti che ho riscontrato sono un po’ troppo presenti nella pellicola, per lo meno per i miei gusti. Continua a leggere

Nomination Oscar 2012: L’arte di vincere, Bennett Miller (recensione)

Brad Pitt e Jonah Hill

Brad Pitt e Jonah Hill in una scena de "L'arte di vincere"

Ancora una volta il mondo dello sport diventa metafora del mondo. Gli statunitensi sono sempre molto attenti allo sport e al significato che esso assume nella società: palestra di vita, vetrina di valori morali e sociali, specchio di una società in cui la competizione deve connotarsi in un’accezione totalmente positiva; la realtà sportiva ben si presta a stereotipare le diverse classi sociali. Il giocatore, l’allenatore, il manager.

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