Ecco la nuova Agenda Bankitalia.

VISCO, TERZO GOVERNATORE LAUREATO IN ECONOMIA ALLA SAPIENZA

Come tutti sapete, due giorni fa Bankitalia ha pubblicato i dati delle previsioni per il 2013. Prima di parlarne, vediamoli, postulandone naturalmente la veridicità e la buona fede: le stime sulle crescita del 2012 indicano un tasso del -2,1% (quelle definitive arriveranno nella seconda metà di marzo, ma dovrebbero attestarsi intorno a questa cifra) e anche le previsioni per quest’anno solare hanno segno negativo (-1% di PIL, con un picco  di disoccupazione vicino al 12%, cioè qualcosa come 7milioni di persone), il tutto a dispetto di quelle di dodici mesi fa, che parlavano di un potenziale +1,3%. Ahinoi, invece, per rivedere un “+” davanti al dato della crescita annua, dovremmo (e dovremo) aspettare il 2014, per il quale si parla di un +0,7% (dato comunque piuttosto basso, ma se non altro di segno inverso rispetto ad oggi).

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La crisi è l’austerity della creatività?

Il filosofo di Rembrandt. La scala, quasi evocata più che dipinta, allegoria del pensiero, dell’aspirazione, della lievitazione concessa a chi se lo concede.

E’ un adagio piuttosto diffuso quello che propone l’idea che nei periodi di crisi la creatività sia la vera torcia per trovare la via d’uscita. Ed è uso comune pensare che proprio in contingenze storiche di ristrettezza economica e di forte angoscia comunitaria si manifestino picchi elevati e consistenti di genialità e creazione. Abbiamo spesso negli occhi e nelle orecchie esempi illustri di artisti venuti fuori dalla polvere della guerra o dalle ceneri della loro vita sotto la sussistenza. Il Neo-realismo è stato essenzialmente un momento culturale forzoso e volontario che ha fornito una risposta alle impossibilità causate dal conflitto bellico. Sono evocative e d’impatto le storie personali di Tinguely, Bacon e Pollock (per citare tre autori del Novecento).

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Il dolce su e giù del caro-benzina.

Da un bancone possono nascere rivoluzioni.

Qualche mese fa, a gennaio – in piena “manovra salva Italia” -, ho litigato con un ristoratore di Novara. La mia teoria da economista da bar (anzi, da ristorante, per l’occasione) era molto semplice: sostenevo che le reazione dei commercianti all’aumento dell’IVA in questo momento di crisi, seppur naturale e meccanicamente comprensibile, si sarebbe rivelata stupida e anti-economica (a quel punto il suddetto ristoratore ha afferrato il coltello); la mia considerazione era la seguente: se i commercianti credono di riuscire a chiamarsi fuori dal prezzo della crisi alzando i prezzi, sperando di lasciare invariati i loro introiti, si sbagliano di grosso; il commerciante avveduto, oggi (cioè a gennaio) – pensavo -, deve avere il coraggio di abbassare i prezzi nonostante l’aumento dell’IVA, per tentare di mantenere costante la domanda (aggirando il problema del fisiologico calo dovuto all’aumento delle imposte, alla questione delle pensioni etc).

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L’Europa e Il Decennio Scheggia

Se il ‘900 è definito da Hobsbawm ‘Il secolo breve’ per la concentrazione degli eventi in un breve segmento di tempo, i primi dodici anni del 2000 potrebbero essere definiti il decennio scheggia. Nel 1999 c’era il ‘Millenium Bug’, che terrorizzava tutti perché si pensava che l’ipotetico difetto insito nei meccanismi quantici dei computer – che secondo alcuni non sarebbero riusciti a contare da 1999 a 2000 – avrebbe fermato il progresso portando l’umanità indietro, d’un baleno, di qualche centinaio di anni. Tutti dicevano: “Ecco, il mondo finisce”. Era scenario apocalittico ma affascinate.

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La pillola delle 13. Liberalizzazioni.

Non sono le 13, eppure scrivo alle 13. Un po’ come per il telegiornale. Le 13 sono orario di notizie, di approfondimenti poco seri. Louis de Funès in L’ala o la coscia?

Sciopero+Liberalizzazione+Roma
Legalización. No, quella era degli Ska-P.

Sono giorni, forse decenni, che in Italia si parla di liberalizzazioni. Parola strana, molto invocata, che in queste ore infiamma le pagine dei giornali e le bocche della gente. Si devono liberalizzare le licenze dei taxi, alcune mansioni dei notai, la vendita di farmaci, l’accesso a molti beni non di sussistenza che tuttavia impattano la qualità della vita dell’uomo nella società contemporanea e che tutt’oggi per i soliti o gabelli incomprensibili sono fuori dalla portata economica di molti. Quale non libertario consociativista che non sia il politico standard italiano, si opporrebbe a questo?

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Le casse da morto non hanno tasche

Brevemente e semplicemente:

posto che il debito del nostro paese ammonta a circa 120 miliardi di euro, invece di imporre una “patrimoniale” (malvista da molti di quegli individui che, a mio avviso, confondono liberismo e libertà), il signor Gianni Dragoni – non so se è una sua teoria, ma l’ho sentita da lui – suggerisce un’operazione diversa, che proverò ad esporre. Continua a leggere