Mario Balotelli, Umberto Previti, Salamon e la medina del calciomercato milanista

"Se vuoi giocare nell'attacco del Milan devi avere la cresta"

“Se vuoi giocare nell’attacco del Milan devi avere la cresta”

Fu così che finimmo in un vicolo cieco quando eravamo altresì convinti di aver percorso  la strada esattamentea ritroso. Eravamo usciti da uno studio dentistico di Fes che avevamo visitato per capire come poteva essere uno studio dentistico all’interno di una medina marocchina delle più famose. Percorremo la strada a ritroso per tornare al punto di partenza, eppure ci trovammo di fronte un muro e alle spalle alcuni ragazzetti che se la ridevano di gusto. Sù per giù è questa la sensazione che ho provato alla chiusura di questa sessione invernale di calcio mercato, meticcia di politica e marketing, zeppa di dispetti e pettegolezzi, come fosse stata gestita dal parrucchiere tra una messinpiega e l’altra.

Il 18 gennaio, mentre mi bevo il caffè, leggo della notizia: Umberto Previti è un giocatore del Milan. Il cartellino è stato depositato in Lega e il giocatore classe 1990 verrà passato in prestito al Pavia. Non è un caso di omonimia, com’ero certo che fosse fintanto che le mie labba erano ancora appoggiate alla tazzina ustionante del caffè: avevo letto soltanto il titolo della notizia e scorrendo con gli occhi riluttanti il testo mi imbatto nella frase sacrilega “il figlio di Cesare Previti“. Ebbene, penso, perché mai dev’essere un caso di favoritismo. Può sempre essere la dura verità, Umberto, il pargolo, è in realtà una promessa del calcio italiano. Mentre mi alzo dalla sedia per raggiungere il bagno mi viene in mente il precedente: Saadi Gheddafi, una carriera in serie A, quatro anni dal 2003 al 2007 tra Perugia, Udinese e Sampdoria, 3 presenze (meno di una all’anno) 0 gol, ora è rifugiato politico in Niger. Dunque, la campagna acquisti invernali del Milan inizia con il botto e io esco dal bagno pensando che avrei potuto fare di meglio, ma che la giornata mi avrebbe dato l’occasione di una rivincita.

In questi particolari momenti della stagione calcistica, le notizie che i quotidiani pubblicano sono già obsolete verso le otto e mezzo circala mattina stessa, ovvero quando io solitamente mi bevo il caffè. Per questo motivo le mattine successive a quella infausta di Umberto Previti il caffè prendo al bar e mi leggo la Gazzetta dello Sport tanto per vedere i commenti alle notizie già archiviate (anche se la Gazzetta non dovrebbe leggerla nessuno che si interessasse veramente di pallone e a cui stesse a cuore un certo stile nel parlare e scrivere di calcio. Come non si dovrebbe leggere nessun giornale sportivo italiano). Juventus su Drogba, Sneijder cerca casa a Istanbul, il Napoli offre 30 milioni di euro per El Shaarawy. La sera vado a giocare a pallone con gli amici, giochiamo a 7 perché loro a 11 non sono capaci. Finisce la partita, tutti sotto la doccia e poi a pagare allo sgabbiotto che

Una maglia storica.

Una maglia storica.

si trova in ingresso al campo. C’è un piccolo televisore sul tavolino della reception dal quale si sente provenire distinta la voce vellutata, irriverente e ‘Louis Vuitton’ di Silvio Berlusconi che dice che “ho avuto modo di conoscere personalmente l’uomo Mario Balotelli e lo reputo un personaggio pericoloso per l’equilibrio dello spogliatoio del Milan. Balotelli è una mela marcia.” Balotelli è stato obiettivo del mercato del Milan tutti gli anni dal 2008 al 2012: l’allenatore del Milan, Massimiliano Allegri, aveva appena finito di pontificare di fronte ai giornalisti dicendo che Mario era “un patrimonio del calcio italiano che va salvaguardato“. Mario Balotelli è stato definito dall’Amministratore Delegato del Milan Adriano Galliani un sogno di mercato e un grande pallino della gestione Berlusconi. Comunque, mentre Berlusconi esprime il suo punto di vista in diretta televisiva io rimango un po sbigottito, pago il campo e vado a bere una birra con i miei amici, che sono interisti e milanisti. E c’è chi dice che è una mossa elettorale, chi dice che è una mossa commercale per far abbassare il prezzo, chi dice che Balotelli è comunista e via via dicendo e bevendo.

La domenica è solitamente un giorno poco utile alla mia normale metabolizzazione dell’esistenza. Quando la domenica non c’è il campionato a me sembra sempre di aver marinato la scuola. Domenica 27 gennaio è il giorno della memoria in ricordo delle vicende della shoa. In occasione di una irriverente orticaria gigante che mi ha conquistato gli arti superiori e inferiori sono al prontosoccorso per una flebo di cortisone, ma sento che il Milan ha vinto uno a zero a Bergamo con l’Atalanta, con gol di El Shaarawy, proprio lui il Faraone. Mentre torno a casa con il fastidio incommensurabile dato dall’orticaria gigante sento che Berlusconi ha detto che “Mussolini ha fatto anche cose buone e che le leggi razziali sono state un’errore dovuto anche alla negativa influenza del regime nazista“. Sarò del tutto sincero: mentre cammino al freddo tornando verso casa – il freddo è l’unica cosa che ti da sollievo quando hai l’orticaria – ho pensato che ora l’unico modo per rimediare a questa dichiarazione elettorale o estemporanea il Berlusca avrebbe dovuto comperare Balotelli, che è una Mela Marcia e per di più è un nero vero. Avrebbe preso due piccioni con una fava, e lui se ne intende di fave. Mentre con la mano sinistra mi gratto la coscia sinistra – pur sapendo che sarebbe stata la mia fine – e mi accendo una sigaretta con la mano destra – sapendo per certo che prima o poi anche questa sarà la mia fine – torno a casa pensando che quello che sta succedendo al Milan è qualcosa di tanto insolito, proprio come quello che sta succedendo al mio corpo, finora assolutamente invulnerabile.

Il Milan ha comperato Salomon dal Brescia per 3.5 milioni di Euro.

Il Milan ha comperato Salomon dal Brescia per 3.5 milioni di Euro.

Se la domenica è una giornata insipida, il martedì invece è un’ottima giornata, perché sei nel pieno della settimana, la domenica senza campionato non è nemmeno all’orizzonte, puoi uscire la sera senza essere attorniato da gente che deve per forza sbronzarsi, e poi il martedì è il giorno della guerra, il giorno di Marte. Mentre addento una fetta di arrosto verso pranzo sento in lontananza la televisione che parla di Mario Balotelli, ma dato che sono in cucina la sento molto lontana: allora fermo il movimento della mascella, smetto di masticare e trattengo il respiro per sentire il più possibile, perché non ho la minima voglia di alzarmi e andare di là o più vicino. Il telegiornale dello sport di Sky dice che “l’operazione di calciomercato dell’ultimo decennio è stata portata a termine e Mario Balotelli è un giocatore del Milan, manca solamente l’ufficialità e la firma“. Ho sentito abbastanza e ricomincio a masticare come se nulla fosse. È dell’altro ieri invece la notizia che il difensore centrale del Brescia Salomon, un polacco che ha esordito in serie B a 19 anni, è passato al Milan con un contratto fino al 2017. Dunque penso, matre mi faccio la docia questa mattina, che un colpo calcistico nel mercato invernale il Milan l’ha messo a segno, perché se c’èra una cosa di cui si aveva bisogno era proprio un difensore, perché finora il Milan ha corso la 24 ore di Le Mans senza airbag funzionanti. In più dopo la questione della Mela Marcia, della Shoa dei Bu razzisti a Legnano Galliani è riuscito a portarsi a casa un polacco che si chiama Salomon. Se questa non è un’impeccabile strategia di comunicazione io non ho l’orticaria.

Eppure, anche se ci penso adesso, mi sembra che questa campagna acquisti non abbia un minimo senso, e che la medina di Fes sia molto simile al percorso intrapreso dalla società di via Turati in questo freddo ma non troppo mese di gennaio, di crisi, di campagna elettorale, di errori arbitrali, di Fabrizio Corona e di Mario Balotelli.

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