Massimiliano Gioni. L’intelligenza intermittente.

In uno dei tanti brevi monologhi delle Invasioni Barbariche, Pierre Courzi dice: L’intelligenza non è una caratteristica individuale. È un fenomeno collettivo, nazionale e intermittente.

Massimiliano Gioni, re delle relazioni umane, in una posa intelligente.

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L’ Atto Creativo – Parte I e Parte II

Beato+Angelico+Cristo+Deriso+Atto+Creativo+Arte+pittura

L’ultima volta che ho avuto un’idea per un racconto è stato camminando nervosamente lungo la banchina della stazione di Maciachini. Non è un bel posto, quello. L’aria è pesante, anche se non quanto quella che percorre la linea 2. Ed è un ambiente generalmente più angusto rispetto a quello della linea 1. Lo schermo digitale per gli avvisi segnava 3 minuti ed in quel preciso istante, del quale potrei ricostruire ogni minuzioso elemento, dalla carta penzola del cartellone pubblicitario, alle scarpe rosa e argento della quindicenne strizzata in un paio di jeans che avrebbero potuto garantire attenuanti se non ad un reato di stupro per lo meno ad un abbordaggio manifesto, alla cartellina trasparente di plastica gialla della professoressa a fine giornata dai capelli ricci e unti, ho avuto un’idea. Non tutto il racconto, quello capita raramente, ma la sensazione che avrei potuto scriverlo; e che se avessi ragionato, pensato al suo riguardo con la dovuta ossequiosità per il pensiero della sua venuta alla luce, forse sarei anche riuscito a scriverlo. E questo è sempre un inizio. E’ un ambito di azione, una sorta di sentiero verso l’opera.

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Weekend con il morto – Alighiero e Boetti

Io che prendo il sole a Torino il 19 gennaio 1969

Il suo nome era Alghiero e Boetti e così amava farsi chiamare questo memorabile personaggio. Umorista, talvolta sarcastico, amante del doppio, uomo di cultura di mille interessi e ovviamente artista. Anche artistoide, studioso delle scienze, conoscitore della pittura, della numismatica, della religioni, di filosofia nonchè di matematica e letteratura. Generalmente contestualizzato all’interno dell’Arte Povera, l’unica avanguardia italiana che è stata in grado – volente o nolente – di lasciare un segno nella storia internazionale, Boetti è un everyman, un uomo dalle mille risorse, un piccolo grande genio. Io che prendo il sole a Torino il 19 gennaio 1969 è un lavoro che chiaramente parla dell’uomo, o meglio, della pelle dell’uomo e del suo rapporto con lo spazio, l’ambiente, il circostante. Tante sfere di cemento a presa rapida plasmate con la forma delle proprie mani disegnano il volume del corpo dell’artista e allo stesso tempo sembrano volergli dare un peso, un’unità di misura. Spesso sfugge a prima vista, ma in prossimità della spalla destra della scultura vi è una piccola farfalla: la sua delicatezza e il suo colore vivo, stridono con la ruvidità del materiale. Si scontrano il perenne e il duraturo con la caducità e la fragilità di un essere vivente, in qualche modo metafora dell’uomo e della sua piccolezza rispetto a ciò che lo circonda.

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Collezione Maramotti – art for art’s sake

Non è passato molto dall’ultima volta che si è parlato di cultura d’impresa e dell’attenzione che certe aziende – illuminate – hanno nei confronti dell’Arte. Sebbene ci siano molte e differenti modalità per le aziende di operare in questo contesto, dal mecenatismo alle sponsorizzazioni, dalla partrnership ai bandi per la creatività giovanile fino ad arrivare alla formulazione di progetti di ambito artistico-culturale. All’interno di quest’ultima categoria è utile distinguere tra scenari di breve e medio lungo periodo. Ed è stato proprio grazie alla volontà e alla passione coltivata negli anni, alla disponibilità di tempo oltre che di denaro, che Achille Maramotti (1927-2005) ha potuto alzare una bandiera importante nella sua vita.

Fondazione Maramotti, Via Fratelli Cervi 66, Reggio Emilia

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Abbecedario della forma – B come Basalto.

Lettera per lettera.

L’abbecedario è il primo libro che ho avuto. Forse per questo quando Pinocchio esce di casa con la mela ed il favoloso volume sotto il braccio mi sono sentito un ragazzino normale. L’ho letto e l’ho riletto per il corso dei primi anni di elementari, l’ho pasticciato come tutti i bambini, e poi l’ho dimenticato. Non sono neanche sicuro si usi ancora. A distanza di anni, quasi certo che altri metodi didattici si siano distinti e l’abbiano sopraffatto, ho ritrovato questo dispositivo organizzato e didascalico sui banchi delle librerie, nella mia piccola biblioteca, attraverso le case editrici più diverse. Ora è cresciuto. Ha tratti fisiognomici decisamente adulti, ruvidi, non levigati ma spaccati, scheggiati, angolari. La faccia legnosa e spigolante di un giovane Czesław Miłosz lo accompagna, il suo abbecedario. E così questa lista non gerarchica di elementi è una scelta arbitraria; non un vocabolario ma una cintura, un rosario da sgranellare. Ed è quello che farò io. Morsicando la mela che da anni ho dimenticato insieme alla cartella, stenderò il mio abbecedario. Ma non libero. Un abbecedario dei materiali dell’arte. Un abbecedario della forma, di quella componente che è una radice, è una parte, un tutt’uno distinto all’occhio ma indistinguibile alla vita. Questo è il mio abbecedario.

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Arte Pollino: quando l’arte pubblica fallisce

Il Parco Nazionale del Pollino è la più vasta area protetta del nostro paese nonché la seconda in Europa. Sviluppandosi tanto sul versante lucano che su quello calabro, interessa le province di Potenza, Matera e Cosenza per un totale di circa 193.000 ettari (considerate che il Gran Sasso ne conta 141.000, il Gran Paradiso 71.000 e il Circeo solo 5.000).

Parco Nazionale Pollino

Il Parco Nazionale del Pollino

Nonostante il valore naturalistico e vegetale intrinseco al verde del parco, per anni ormai la conservazione, gestione e manutenzione dell’area ha subito sempre più noncuranza e disaffezione generando povertà, degrado, abbandono del territorio. Non solo da parte delle comunità locali, ma anche dal punto di vista turistico e del settore terziario per anni non si è riusciti a fare del parco e delle sue ricchezze una meta prestigiosa non solo dal punto di vista naturalistico ma anche archeologico,
antropologico-culturale e storico. E dunque, come valorizzare questo territorio dalle enormi potenzialità, così vasto, vario e complesso?

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L’ Arte è pensiero. E tutti invece pensano sia Potere.

Celant+ABO+Achille Bonito Oliva+Arte+Lobby+potere+Immobilismo
Germano Celant e ABO. Alcuni dei suonatori: se poteste, cambiereste solo loro o cambiereste la musica?

Vado spesso nei musei. Non lo faccio per il motivo per cui, senza vergogna né senso di colpa, ci si aggira la maggior parte della gente – ossia il conformismo culturale- ma per una forte curiosità. Molti che mi conoscono direbbero che è anche una questione di lavoro. Ma io non lo considero un lavoro e nei musei ci vado lo stesso. E’ qualcosa di più. Alcuni anni fa, come molti di voi, ho letto Antichi maestri di Thomas Bernhard. La precisione e la cura con cui vengono descritte le normali persone che partecipano alle visite, ricorda quella con cui Isaac Singerdescrive le tabacchiere argentee che gli ebrei rivendono ai parvenu di inizio secolo. Sono soprammobili anche gli uomini e le donne di Bernhard, tanto quanto gli argenti di Singer, insomma. Gli occhi sbarrati e talvolta le membra slabbrate come cuscini sfondati dai tonnellaggi degli anni.

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