Weekend Con Il Morto – Elsa Morante

Alberto Moravia e Elsa Morante

Ida, la protagonista de La Storia, me la sono portata dietro per il primo anno del liceo. Uscivo di casa col librozzo sotto braccio e leggevo in autobus. Quando poi arrivavo a scuola mi facevano leggere i Promessi Sposi e così le avventure avvincenti di una giovane romana si trasformavano nelle lagnose vicende di una coppia di lombardi polentoni che non si decidevano mai a svoltare la curva. Fu per merito di Ida, Nino,  Useppe, Mariolina e Quattropunte che mi appassionai tanto alla letteratura, fu questo il punto di svolta. “Io non chiederei di essere un gabbiano o un delfino, mi accontenterei di essere uno scorfano, il pesce più brutto che ci sia per tornare laggiù, a giocare nell’acqua della mia isola.

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Weekend Con Il Morto – Henry Fielding

I Bow Street Runners irrompono in una festa con fare minaccioso

Non sono mai stato un grande estimatore di Henry Fielding, forse perché con quel tanto declamato Tom Jones mi avevano fracassato le budella al liceo, uno strazio eguagliato solamente, in tempi più acerbi, dalle soporifere avventure di Renzo e Lucia e tutte le storie del lavaggio dei panni in Arno ecc. ecc. Il Tom Jones è, di fatto, il romanzo di formazione più rappresentativo della letteratura britannica del settecento – un periodo storico che ho sempre trovato particolarmente noioso e autoreferenziale -, ma non è l’unico romanzo di Fielding ad essere degno di nota.

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Weekend con il Morto – David Foster Wallace

David Foster Wallace. •1962 – † 2008

Chi può negare lo straordinario, forse eccessivo talento di D. F. Wallace per la scrittura. Quello ampiamente dimostrato sia nel suo capolavoro Infinite Jest, che nel racconto contenuto in Interviste a uomini schifosi nel quale per liberarsi di un oggetto un uomo è costretto a mettergli un prezzo, a dargli un valore economico. Sarebbe inutilmente pretestuoso mettersi a demolire la qualità della scrittura di quest’uomo che nella letteratura americana corrisponde ad un indiscusso faro, che si staglia con discreta solitudine sia per le scelte stilistiche, sia per la decisiva disomogeneità della forma. La crescente e ora maestosa fama di cui gode il suicida americano è quindi qualcosa che non deve essere attaccato in quanto tale, ma solo affrontato a fini digestivi.

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Fabio Mauri a Palazzo Reale. Mostre gratis a Milano

Dettaglio dell’opera Il muro occidentale o del pianto, 1993

Dopo aver parlato di Addio Anni 70, vi avevo promesso che avrei parlato di un’altra significativa mostra, visibile gratuitamente al pian terreno di Palazzo Reale a Milano fino a settembre.
Credo che Fabio Mauri The End, se paragonata ad altre realizzate con lo stesso format e dalla medesima istituzione in anni passati, conterà più visitatori. Oltre allo zoccolo duro dei normali habitués di questa sede, i critici, i curatori, gli artisti e chi del settore si sente in qualche modo vicino a Mauri, comparirebbe – potendolo verificare – una piccola percentuale aggiuntiva di pubblico “nuovo”. Come mai? Continua a leggere

L’Ultimo Tunnel della Galleria – Parte I

La Miniera di Carbone di Serbaiu, oggi sito archeologico e museale. Fotografia di Nicola Quaggia.

Questo reportage è il prodotto del lavoro che Fabrizio Bontempi e Nicola Quaggia hanno svolto nel luglio del 2011 nel Sulcis, sud della Sardegna. Non è del giornalismo. Continua mercoledì 27 giugno 2012 e finisce giovedì 28.

Felice Melis è al bar, seduto a ridosso del muro, sulla sedia volta a 45 gradi, lo schienale che fa da poggia braccio. Non guarda nulla di particolare. Ha lavorato per trentacinque anni in miniera, ora si gode una Spumador. Sono le undici e un quarto del mattino, Piazza Roma è desolante e il caldo incurva i profili delle forme. Nel bar c’è un ventilatore cigolante e una radio, che trasmette le notizie regionali alternandole ai motivetti estivi che tutti sentono ma nessuno ascolta. Un bambino pedala in bicicletta, lentissimo, ondeggiando per segnare un percorso tra le mattonelle del lastricato. Passando si lascia alle spalle uno stralcio di aria calda e Felice si alza lento e si incammina. Non sembra così vecchio, in piedi, e man mano che si allontana la sua figura eretta si staglia decisa. Ora si dirige svelto verso la Torre Littoria, al di là della strada, dove all’improvviso si raduna un drappello di uomini che in poco tempo diventa una folla rumorosa. Felice è giovane, adesso. Agosto, ora, è Dicembre: dicembre 1938 e tutto è grigio. Dal balcone della Torre una cupola di uomini in nero si riunisce attorno ad un piccolo fagotto di muscoli. “Oggi, 18 dicembre dell’anno XVII dell’Era Fascista, nasce il più giovane comune del Regno d’Italia: Carbonia.” Quel giorno i fascisti non furono neri come la pece, ma ‘neri come il Carbone’. Quel giorno parlò il Duce, anche se nessuno glielo aveva chiesto.

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L’insospettabile Ebetismo del Genio

Stufi di appartenere a un mondo in cui i giganti del passato – tronfi del fatto che ogni cosa interessante da dire sia già stata detta da loro – ci condannano a una succube inadeguatezza, ecco un tentativo di ribellione. Di settimana in settimana scoveremo quanto questi geni apparissero imbecilli, perlomeno nell’espressione del viso! (Poco importa se fossero proprio così o se sia colpa di uno scatto impietoso di cui sono stati vittime). Continua a leggere