Twitter e il Giornalismo Italiano Medio

Aspettiamo con trepidazione il primo tweet del Santo Padre

Aspettiamo con trepidazione il primo tweet del Santo Padre

Ieri il Pontefice Massimo, Benedetto XVI, Papa Ratzinger, ha aperto il proprio account ufficiale di Twitter. In realtà l’ufficio stampa del Vaticano ne ha aperti 7 (che poi sono anche il numero dei following), uno per ogni lingua che sia ritenuta necessaria nella comunicazione per cinguettii. Personalmente ho voluto riservare 5 minuti della mia ordinaria esistenza per inviare un messaggio diretto/storico al Papa, perciò ho scritto questo: “@Pontifex Buona Pausa Pranzo, vecchia volpe! Come vanno le cose lì in Chiesa?!?! Vecchia Carogna!” Non ho ancora ricevuto risposta, ma so per certo che qualcosa accadrà prima o poi. Lo sento

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Sulcis In Fundo

Quando l’estate di due anni fa io e Nicola Quaggia andammo a Carbonia, nel Sulcis, per visitare l’unico sito minerario ancora attivo su territorio nazionale sapevamo che ci saremmo trovati davanti ad una realtà industriale in decadimento e abbandono. Avemmo l’impressione conradiana di una realtà coloniale lasciata al suo destino da tanto tempo: la fatiscenza delle strutture urbane e di quelle industriali confermarono le nostre attese. Per strada il rapporto tra cani randagi e cassonetti dell’immondizia abbandonati era di due a uno. Parlando con gli autoctoni ci rendemmo conto che la situazione sociale della popolazione era ancora peggio di quello che si potesse immaginare camminando per le strade della città. Ora nell’area industriale metallurgica del Sulcis l’atmosfera è tesa e grave. Ma nel luglio del 2011 le prospettive e le speranze di investimento in ambito minerario e industriale in senso stretto erano ancora vive.

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La Musica Così Come La Trovai – La Critica

Agostino Lombardo: Un critico coi controcoglioni.

Ho riletto questa cosa che ho scritto un anno e passa fa, e mi va di pubblicarla. 

Vi sono molti luoghi comuni riguardo i critici, riguardo chi si occupa di critica. Questo, a mio modesto avviso, avviene perché molte delle persone che si occupano di critica sono persone comuni e nei luoghi comuni ci sguazzano benissimo.

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Conversazioni italiane: Art in the age of Berlusconi

Si chiama Italian Conversations: Art in the age of Berlusconi” l’ultimo numero del magazine che Fucking Good Art ha deciso di dedicare interamente all’Italia.

Issue #29. Fucking Good Art. February 2012

Era da tempo che il duo olandese costituito da Rob Hamelijick e Nienke Terpsma pensava allo stivale come un territorio da esplorare, studiare e di cui fare esperienza personalmente. Sicuramente gli oltre 3300 giorni di Silvio Berlusconi, un euro-crack parzialmente sfiorato, i crolli di Pompei, le ridicolaggini delle ultime Biennali e gli artisti-star nazionali di cui tanto si parla all’estero hanno contribuito a creare un momento, in una fase storica precisa, particolarmente florido e propizio in cui attraversare l’Italia. Per di più, anche i nostri amici si saranno accorti (e chi, mi chiedo, deve ancora accorgersene?)  che la produzione culturale in Italia non è considerata fondamentale per lo sviluppo del paese. Anzi.

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Fukushima e Il Milite Ignoto

Ci sono culture, per quanto simili alla nostra – quella occidentale e occidentalizzata – che hanno caratteri e personalità del tutto peculiari rispetto a quello che siamo abituati a vedere ‘dalle nostre parti’; si manifestano in situazioni estreme, che portano la coscienza al limite della ragione e la ragione oltre ogni coscienza. Un caso eclatante, come già notava Terzani in alcuni dei ‘romanzi/resoconti’ sciccosi e banali che scriveva nella metà degli anni ottanta, è quella giapponese.

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Per la libertà e qualità della tua informazione.

La forza della parola - libera, etica - salverà il mondo.

Sono giorni di riflessione (ulteriore) per chi è giornalista. Per chi scrive, retribuito o meno. Per chi sente forte il bisogno di condividere un dato, un’informazione, una bava di conoscenza. Per chi, come noi, pensa ad un modello di business, quello proposto dai giornali, che dopo decenni di stabilità e di forte marginalità, è davvero destinato ad un cambio di rotta epocale.

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Charles Dickens fa 200

7 febbraio 1812 – 7 febbraio 2012

 “Non voglio essere il prodotto del mondo in cui vivo, voglio che il mondo in cui vivo sia un mio prodotto.” (Frank Costello, The Departed)

Londra, 1862. Industrie operose, meraviglie della tecnologia, fango e carrozze, palazzi di cristallo, treni, assassini, cappelli e librerie, Public House, puttane, lavascarpe, roditori, politici.
The restlessness of a great city, and the way in which it tumbles and tosses before it can get to sleep, formed one of the first entertainments offered to the contemplation of houseless people. It lasted about two hours. We lost a great deal of companionship when the late public-houses turned their lamps out, and when the potmen thrust the last brawling drunkards into the street.”

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