Produzione e fruizione culturale. Un modello esemplare

Quello che istintivamente provo e che più sperimento nella vita quotidiana, è l’orizzontalità con la quale la società di oggi si sta sviluppando. Confini tematici e limiti disciplinari stanno per essere quasi completamente superati, in vista della creazione di un mondo molto più fluido e trasversale. Più caotico, forse, ma più stimolante, anche perché comunque dotato di gerarchie e di principi ordinatori complessi.
Anche nell’ambito dell’arte – il nostro articolo in due puntate sull’Atto Creativo di qualche mese fa ben sviscerava la questione –  definire cosa è arte e cosa, per qualche strana regola o moda, non lo è (o non lo è più), è diventato ormai superfluo. Sarebbe più corretto dire che lo è sempre stato.

Thomas Struth, Audience 08 Firenze, 2004, courtesy Monica De Cardenas Milano

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Villa Adriana e i beni culturali. Dove sta la discarica?

Villa Adriana. Patrimonio dell’umanità ( ora disumanizzata).

Un articolo apparso su questo stesso blog il 24 maggio 2012 e che ripropongo perché:

– è sempre bene tenere a mente certe cose;

– alla memoria di Renato Nicolini; che certe cose non le avrebbe permesse.

Ci risiamo. Abbiamo percorso il breve tratto di porfido mentale per raggiungere la frustrante situazione di chi, nel momento storico dell’austerity, della crisi economica mondiale, della velocità e dell’informazione massiva (e auspicatamente capillare), autocensura le proprie bellezze, le proprie possibilità ed anche il proprio senso etico e civico. Sono arrivate le raccolte di firme, arriveranno i ricorsi e  i piccoli comizi, gli articoli di esimi professori sui giornali, le interviste ai ricercatori, le parole degli intellettuali. Risponderanno muti i governanti, qualcuno forse darà le dimissioni, qualcun altro tacerà, tutto in stretta dipendenza dello spazio sui giornali. E poi? E poi avremo la discarica a Villa Adriana.

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Weekend con il morto – Annibale Carracci

Tutti coloro che hanno avuto la fortuna di vistare alcune delle città d’arte dello stivale avrenno sentito almeno una volta nominare Carracci. Se non Annibale direttamente ma il cognome di questa famiglia bolognese ha una certa tradizione, se così la vogliamo chiamare, nella storia della pittura italiana.
Capita infatti che tra il cinquecento e il seicento la città di Bologna è protagonista di una marcata inversione di rotta rispetto al tardomanierismo romano e toscano grazie ad un lento recupero di una verosimiglianza naturalistica che, seppur concepita con regole precise, guarda molto alle emozioni e alla sensualità del colore. La bottega (che non è giusto chiamare così e vedrete perchè) a conduzione famigliare dove Anniblae e il cugino Agostino lavorano esercita un influsso importante in questa fase, riuscendo a conciliare la densità e la carica dei colori, di stampo prettamente Veneziano, con la forma e il disegno, elementi più ricorrenti nella tradizione fiorentina.

Paesaggio con la fuga in Egitto, 1604 ca, olio su tela, 122 × 230 cm, Roma, Galleria Doria Pamphilj.

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Il Cinema al Tempo dei Greci

Pittura+Medusa+Caravaggio

La Medusa nella raffigurazione del Caravaggio.

Di Clarissa Oloferne

Il fascino dell’arte antica è cosa indubbia. La sua irrazionale dose di merce riesumata. Il classicismo e la perfezione di certi tratti. L’imponenza orgogliosa dei nostri avi. L’equilibrio sapiente di ogni dimensione. L’arte greca è pervasa dalla forza di tutto ciò che appare smisurato e contenuta nella sua “apollineità”.  Il frontone del tempio di Artemide in Corfù, risalente al 580 a.C., è una possente esecuzione che raffigura il mito della Gorgone e vive di ognuna di queste fascinose componenti. Esso si compone dell’immensa Gorgone centrale e di due massicci leoni posti simmetricamente ai suoi fianchi, (basterà sapere questo, l’intento non è quello di antologizzare). Probabilmente si tratta di uno dei primi esempi di frontone ,di una decorazione architettonica di quello stampo. L’aspetto rilevante di un’opera di tale genere, tuttavia, non si trova nel suo marmo seppur ben levigato, o nelle sue superfici nette e sicure o nel suo valore mitologico, che ha comunque radici fondamentali, bensì nel movimento scultoreo e artistico, nell’avvolgente costituzione dei piani su cui si svolge la storia narrata.

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Film carini – To Rome With Love, Woody Allen (recensione)

Più che girare semplicemente un film in Italia (cosa che ha sicuramente fatto), Woody Allen sembra voler provare a girare un film italiano, anzi, all’italiana: Penelope Cruz è praticamente una citazione della Sophia Loren dei tempi d’oro (penso a Ieri, oggi, domani), i luoghi sono quelli de La dolce vita e l’episodio di Albanese riprende Lo sceicco bianco.  Anche i costumi sembrano richiamare ironicamente l’abbigliamento di quel periodo, nonostante si evinca da alcune battute che il film è ambientato ai giorni nostri. Continua a leggere

Weekend con il morto – Alberto Sordi

Ci tenevo a scrivere personalmente un pezzo sull’Albertone nazionale.

Alberto Sordi

Il fu Alberto Sordi.

Noi Biglia abbiamo origini romane e sono abituato ad andare nella Capitale diverse volte l’anno, fin da quando ero piccolo così. Usavamo la 127 Panorama di papà Alfredo e io non avevo nessuna fretta di raggiungere quella città caciarona e un po’ ostile, in cui nessuno tifava il Milan e i panettieri non avevano focaccia, ma solo l’insipida “pizza bianca”. Soffrivo parecchio le piccole differenze e i tormentoni sulla nebbia. Da adulto, grazie a una buona dose di autoironia, ho imparato ad apprezzare la romanità in tutte le sue sfaccettature. Adoro la scritta Lazie t’ho scucito lo scudetto sul muro di fronte a casa di mia nonna, il bar Ma che siete venuti a fa’, la saggezza popolare per cui il monumento al Milite Ignoto si chiama “Macchina da scrivere” e il Palazzo di Giustizia “Er Palazzaccio.” Adoro la comicità romanara, da Fabrizi a Verdone, da Mastandrea ai ragazzi di Boris, perché si parla davvero come si mangia. Adoro soprattutto i film di Alberto Sordi. Vado più spesso in pellegrinaggio nei pressi della Sua Casa, vicino alle Terme di Caracalla, che al Cupolone o al Colosseo.

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Rugby all’italiana

Seconda giornata del Torneo Sei Nazioni. Le dichiarazioni della vigilia dei giocatori italiani: Sergio Parisse, capitano argentino dice che ‘questa è la volta buona, batteremo gli inglesi e saremo una squadra nuova’. Martìn Castrogiovanni, di nonno siciliano, è certo che ‘questa sarà la svolta decisiva e che riusciremo a battere gli inglesi’. Gonzalo Canale, tre quarti argentino di origine italo-spagnola, si dice sicuro che ‘se scendiamo in campo e diamo tutto quello che abbiamo, questa è la volta buona che battiamo gli inglesi’ – sanno fare bene la parafrasi di un comunicato stampa. Bene allora, forza ragazzi, andate.

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