Il Pallone è una bolla di sapone

Picture 2Dalla scorsa stagione, il campionato di calcio – commercialmente – definito Serie A Tim porta una squadra di club in meno alla fase di qualificazione della Champions League, ma fatemelo dire: Meno Male! La situazione del calcio italiano è una limpida metafora della mentecatta condizione politica del paese. Ma quel che è peggio, è che non si intravedono nemmeno le basi per una ripartenza. Tant’è che per non lasciare speranze, su quelle poche zone fertili che erano rimaste sul campo è stato sparso il sale della rielezione di Abete a Presidente della Lega Calcio. Gli stadi vuoti, le qualità tattico-tecniche latitanti, il giornalismo inesistente e una cultura popolare dello sport estremamente bassa e con scarsa identità: tutti questi fattori (e altri) contribuiscono al lento e inevitabile declino del calcio in Italia; quello di cui tutti parlano, ma che nessuno vuole scongiurare veramente.

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La Dolorosa Indifferenza Del Tifoso

Via Marghera, incrocio con Corso Vercelli

Che Allegri e Stramaccioni siano due giovani allenatori che si trovano oggi a dover dare forma e carattere ad un’accozzaglia di atleti che stanno insieme col filo di lana e un poco di sputo è cosa appurata. Che le rispettive società in cui operano versino in condizioni amministrative ed economiche differenti è altrettanto risaputo. Milan e Inter “sono sulla stessa barca, ma navigano in un mare di merda“, direbbe un giornalista sportivo di altri tempi, oggi dimenticato.

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L’uomo (italiano) è una corda tesa tra Berlusconi e il dopo-Marchionne.

Padre Marchionne.

È indubbio che la vicenda FIAT debba far riflettere tutti quanti noi. Tuttavia, non credo che l’approccio più utile sia quello che porta agli schieramenti pro o contro Marchionne, e neppure che sia costruttivo giudicare le scelte aziendali di un’amministratore delegato il quale, visto che è pagato dalla proprietà, evidentemente farà in primis gli interessi di questa. Ovviamente, ciascuno può parlare di quello che crede nel modo in cui vuole, ma l’approccio “politico” che questa vicenda può (e a mio avviso dovrebbe) avere, sono convinto che debba essere di carattere logico-formale: non è una questione di torto o ragione, ma la constatazione di un fatto esistente da comprendere sulla base del quale bisogna re-agire.

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La crisi è l’austerity della creatività?

Il filosofo di Rembrandt. La scala, quasi evocata più che dipinta, allegoria del pensiero, dell’aspirazione, della lievitazione concessa a chi se lo concede.

E’ un adagio piuttosto diffuso quello che propone l’idea che nei periodi di crisi la creatività sia la vera torcia per trovare la via d’uscita. Ed è uso comune pensare che proprio in contingenze storiche di ristrettezza economica e di forte angoscia comunitaria si manifestino picchi elevati e consistenti di genialità e creazione. Abbiamo spesso negli occhi e nelle orecchie esempi illustri di artisti venuti fuori dalla polvere della guerra o dalle ceneri della loro vita sotto la sussistenza. Il Neo-realismo è stato essenzialmente un momento culturale forzoso e volontario che ha fornito una risposta alle impossibilità causate dal conflitto bellico. Sono evocative e d’impatto le storie personali di Tinguely, Bacon e Pollock (per citare tre autori del Novecento).

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Verso un nuovo corso del capitalismo: Il business sociale

"crisi società capitalistica"

Sul Corriere del 21 febbraio  Piero Ostellino, già corrispondente dalla Russia sotto Breznev e dalla Cina negli anni 80, ci ha catechizzato con un articolo sul capitalismo e sulle sue possibili evoluzioni. In sostanza, l’ex direttore si è accorto che da qualche tempo qualcuno  ha iniziato a mettere in discussione l’intero sistema economico occidentale, o per lo meno alcune delle sue storture, interrogandosi in maniera matura su cosa serve al giorno d’oggi per uscire dalla crisi. Una crisi economica e finanziaria, ma che un’eccezione più ampia, può definirsi essenzialmente una crisi di modello. Riflessioni, queste, che hanno cominciato a prendere forma ben prima del 2008, anno nefasto per l’economia mondiale. Eppure lui, l’editorialista che li ha vissuti in prima persona dei sistemi alternativi al capitalismo, incurante degli eventi e saldo nei principi, nega tutto con foga.

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Basket e Crisi – La Nazionale italiana.

Crisi economica per il basket minaccia o opportunità?

L’altro ieri in un silente e attentissimo Pala Ferraris, a Casale Monferrato, si è consumato un altro, interessante, atto della lunga e spesso degradata e ragliante dialettica tra federazione, leghe, proprietari. L’esperimento valeva la pena. Sul palco allestito nel centro del campo da gioco Flavio Tranquillo ha quindi moderato tutti gli strati ed i livelli concorrenti nella composizione gestionale della pallacanestro italiana nell’ambito della tavola rotonda Crisi economica: per il basket minaccia o opportunità? Dai vertici federali con Gaetano Laguardia – Vice Presidente FIP -, al Presidente di Legabasket Valentino Renzi, al Presidente di Legadue Marco Bonamico, per passare al Presidente della Novipiù Junionior Casale Monferrato Giancarlo Cerutti, all’Amministratore Delegato di Angelico Pallacanestro Biella Marco Atripaldi, alla voce fuori campo dell’economista e giornalista del Sole24Ore Marco Bellinazzo.

Il risultato di quella che molti nei giorni precedenti aveva arrischiato a chiamare una sbrodolata all’italiana è stato, invece, stranamente proficuo.

Nei prossimi giorni passeremo in rassegna le varie tematiche trattate – tenetevi forte, sono moltissime-, per cercare di porre in luce gli aspetti più compromettenti, delicati e sentiti del sistema basket in Italia.

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Il Diritto contro la Crisi. Analisi e proposte.

Il Diritto conto la Crisi

Il Diritto contro la Crisi; la copertina del libro.

Ieri alle ore 18.00, all’Ostello Bello di Milano – un bel posto che consiglio a tutti – abbiamo assistito alla presentazione del libro Il Diritto contro la Crisi. Analisi e proposte, di Fabio Marcelli e Irene Tagliamonte.

Obiettivo del testo, scritto da specialisti del settore (o tecnici, visto che ora è di moda questo termine), è principalmente quello di illustrare le ragioni profonde della crisi economica attuale e cercare di delineare per lo meno una direzione che possa far pensare ad un suo superamento. Parafrasando il buon Marco Pagani, potremmo dire che nel libro non vi è una definitiva proposta o soluzione alla situazione attuale, esso è semplicemente una diagnosi del problema. Nessuno, in realtà, sa come andrà – neanche le banche lo sanno, perché l’interesse dei loro dirigenti sono i soldi che incasseranno nel semestre successivo, non alla direzione che prenderà il mondo – si tratta solo di dare una lettura complessa a storica di un processo che è, per l’appunto, complesso e storico.

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