MasterChef: quando reality e irreality si incontrano in un piatto

Carlo Cracco

L’inarrestabile ascesa mediatica dell’arte culinaria, la moda più “alla moda” che i mie modesti 30 anni abbiano da testimoniare, si manifesta spesso in localucci trandy che sono molto piacevoli da sperimentare e che camminano leggiadri e leggeri sulle labbra della gente che è contenta quando fa scoprire ad un amico o ad un conoscente “quel posto carino per nulla pretenzioso, semplicissimo, praticamente non si vede dalla strada. Eppure te ne innamorerai“. Sono quei posticini col nome ammiccante tipo Biancolatte, Il Mazzetto Prezzemolino, Il Merluzzo Felice, La Spiluccheria (orribile) ecc… ad essere i protagonisti pacati di molte serate tra amici, quando la sbronza è fuoriquota e il calcio è a riposo. Ma meno male che questa moda alla moda del mangiar bene – che è esplosa oggi di pari passo con la “cultura” Hypster del vestirsi bene e pacati – ha qualcosa di fiammeggiante da dire, e che qualcuno si sia preso la briga di trasmetterlo, per di più, in televisione: Masterchef sarà cruento, reality, spettacolare, sfacciato, spocchioso e autoreferenziale, ma in fondo, è esattamente – metaforicamente – quello che succede nella cucina di un ristorante, per quanto sia serafico e placido il suo nome.

Eppure c’è chi addita il programma culinario di ispirazione anglosassone accusandolo di essere tremendamente crudele con i propri concorrenti e condannando la spettacolarizzazione della crudeltà dei giudici nei confronti degli sfidanti, ma, di fatto, tanto quanto è esagerato dire che Masterchef riproduca fedelmente le dinamiche di un percorso di formazione di uno chef, così sarà ridicolo lamentarsi dei metodi cruenti con cui un concorrente viene solitamente trattato in trasmissione.

E l’Italia, si sa, è solita portare 50 milioni di commissari tecnici agli Europei e ai Mondiali, 45 milioni di Presidenti del Consiglio alle elezioni e altrettanti aspiranti popstar alle selezioni dei talent show. Ma la cucina è un mestiere molto più serio di questi sopra elencati (forse con l’unica eccezione dell’allenatore). In cucina si utilizzano delle competenze ben specifiche: tecnica, tradizione, cultura, buongusto, altruismo, artigianato, estro, sperimentazione, rischio, resistenza fisica, memoria, precisione, abilità di calcolo, praticità … Questa moda alla moda del saper cucinare e dello scovare posticini nuovi è forse evasa dal contenitore di esuberanza e intraprendenza in cui era racchiusa all’inizio.

Da un lato puramente reality – quello delle eliminazioni e delle frasi a effetto tipo “lascia il grembiule, non fai più parte di questa cucina”, delle sfide, dell’ultima prova, del ballottaggio – c’è poco da criticare, il programma funziona così, e in questo modo fa ascolti: altrimenti avrebbero chiamato la Clerici e qualche nonnina per impietosire il pubblico da piaghe da decupito. La parte interessante del programma è assistere al percorso di formazione degli aspiranti chef, perché solo così si può percepire a fondo la crudeltà di questo mestiere. Un mestiere che credono di poter fare tutti dal momento che sono perfettamente in grado di cucinare del Riso Basmati con Scaglie di Pesce Spada alla piastra e Lime Fresco à la Julienne.

Quello che vediamo in trasmissione su Sky Uno – condito di espedienti spettacolari che lo rendono commerciabile – è però un programma di dura realtà professionale. Domenica scorsa sul Corriere della Sera Stefano Montefiori scriveva di alcune lettere che avrebbero fatto luce sul presunto suicidio di Bernard Loiseau – lo chef la cui storia fu ispirazione per il cartone Disney Ratatouille; sembra che il triplo stellato Michelin si sia suicidato per l’eccessiva pressione sentita in occasione dell’imminente rimozione di una stella al proprio ristorante da parte della famosa guida gastronomica: “Un’onta difficile da cancellare, anche per un professionista affermato come me”. Perché la cucina di uno chef è professionalità e artigianato, pochi fronzoli, azione chirurgica sul cibo; e il giudizio arriva impietoso e immediato.

Così Carlo Cracco caposchef, Bruno Barbieri, innovatore e Joe Bastianich, imprenditore sono tenuti a preservare una professione che rischierebbe – com è successo a molte altre – di essere alla mercè di molti ‘usurpatori’. Se questo giudizio sull’importanza del ruolo del programma vi sembra troppo carico di responsabilità etica e moralmente esagerato, allora siete ciechi. Fu così che Oscar Giannino si candidò Premier, che Fabio Volo diventò romanziere, che Carla Bruni fece la cantante e che Silvio Berlusconi si improvvisò allenatore della nazionale per una partita: tutti attraverso la televisione.

Uscire di casa, saccheggiare un supermercato e cucinare una cena sontuosa per sei amici o famigliari mettendo a soqquadro la cucina intera, utilizzare otto tegami per cucinare uno spezzatino all’inglese, rifornirsi di una quantità esagerata di ingredienti, utilizzare gli strumenti sbagliati, cucinare con metodi estemporanei la carne e il pesce: se vi è capitato qualcosa del genere, se il risultato del vostro sforzo è stato apprezzato dai vostri commensali, non sentitevi in diritto di dire “io cucino bene, potrei – e mi piacerebbe –  lavorare in una cucina o forse chissà, un giorno apro il mio locale, con qualche risparmio. Che ne dici?“. Dico che non potresti. Dico che la ratatuia te la cucini a casa e la fai bene per la tua famiglia, per i tuoi amici e l’insolente esplosione di autostima derivata dai complimenti dei tuoi commensali non ti dà il diritto di pensare che gestiresti bene una cucina con sette o otto su-chef ai tuoi ordini. Se vuoi, puoi aprire una locanda, cucinare del vitello in casseruola, utilizzare le mele caramellate per accompagnare dell’arrosto di manzo: perché ti piace cucinare ed è una tua passione, ma non è la tua professione.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...