Milano, Moda e Autocommiserazione

Apro “Il Giornale” del sabato pomeriggio sulle pagine di Milano – e dovevo essere ben ciucco dalla sera precedente per averlo fatto con tanta decisione – e leggo il titolo trionfante della prima che inneggia ad una “finalmente realizzata zona del Salone della Moda”. Il pomeriggio dello stesso giorno, primo d’autunno, mi dirigo a passo svelto verso piazza del Duomo percorrendo la parte finale di via Dante.

Per inciso: alla base di uno degli archi della Loggia dei Mercanti c’è un bassorilievo che raffigura una scrofa per metà glabra e per metà lanuta. Da qui la credenza di nicchia della popolazione milanese che il nome antico della città, Mediolanum, sia tale non perché la città si trovi in mezo alla pianura, ma perché una scrofa mezzo lanuta fosse stata d’auspicio per gli Insubri che la fondarono.

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Sulcis In Fundo

Quando l’estate di due anni fa io e Nicola Quaggia andammo a Carbonia, nel Sulcis, per visitare l’unico sito minerario ancora attivo su territorio nazionale sapevamo che ci saremmo trovati davanti ad una realtà industriale in decadimento e abbandono. Avemmo l’impressione conradiana di una realtà coloniale lasciata al suo destino da tanto tempo: la fatiscenza delle strutture urbane e di quelle industriali confermarono le nostre attese. Per strada il rapporto tra cani randagi e cassonetti dell’immondizia abbandonati era di due a uno. Parlando con gli autoctoni ci rendemmo conto che la situazione sociale della popolazione era ancora peggio di quello che si potesse immaginare camminando per le strade della città. Ora nell’area industriale metallurgica del Sulcis l’atmosfera è tesa e grave. Ma nel luglio del 2011 le prospettive e le speranze di investimento in ambito minerario e industriale in senso stretto erano ancora vive.

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Politica post-elezioni: si ricomincia.

Dopo dieci giorni (e più) in cui il focus della politica italiana si è concentrato sulle amministrative e i risultati di tali elezioni, si torna a parlare dei temi portanti dell’azione di Governo e Camere. La cosa interessante è che queste questioni, messe tra parentesi durante la campagna elettorale e l’immediato post-voto, ora possono (e devono) essere affrontate secondo equilibri nuovi, grazie alla presa di consapevolezza dell’opinione espressa dai cittadini.

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Crespi d’Adda – ora et labora

La ciminiera dell'opificio al tramonto

Da Milano, imboccando l’autostrada verso Bergamo, dopo pochi chilometri si incontra l’uscita di Capriate ed è qui, proprio dove l’Adda e il Brembo confluiscono in un solo fiume, si trova un bassopiano triangolare. Questa porzione di terreno ospita qualcosa di estremamente singolare, dai colori un vagamente spenti e un’atmosfera d’altri tempi.
E’ il villaggio di Crespi d’Adda, uno dei migliori esempi di villaggi operai nel mondo, sicuramente tra i più completi e ancora perfettamente integro. L’ingresso alle automobili è vietato anche se qualcuno approfitta dalla quiete del luogo per parcheggiare nel piccolo spiazzo che costeggia l’unico bar. Come mai? Il villaggio è ancora abitato dai discendenti degli operai che un tempo prestarono servizio per l’azienda tessile della famiglia Crespi, di Busto Arsizio. Gli edifici, gli intonaci, le strade, i piccoli orti, la cancellata di ingresso dello stabilimento, la chiesa e una certa aria densa e rarefatta sembrano ripetere null’altro che ora et labora o labor omnia vincit. Come una nenia.
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Complessità. Da Morris Mitchell Waldrop a noi. Parte I

Complexity.

In uscita la prima parte di un dibattito sulla teoria della complessità e sulla sua determinazione. Oggi un articolo che dispiega la necessità di teorizzare la complessità. Il prossimo giovedì l’altra faccia della stessa medaglia.

Complessità, nell’effervescenza dello spaccato culturale americano degli anni settanta e ottanta, è il filo tangibile che unisce le idee, le ambizioni, le innovazioni di gruppi e lobby scientifiche. All’ombra di scoperte epocali e di tentativi sovraumani di calcoli, di reti neurali, di teorie economiche assolute si delinea un concetto di fondo, un’impronta che demarca ogni pagina di ogni saggio che quel periodo ha prodotto. Ci sono molte domande, tuttavia, alle quali è necessario rispondere per attuare la sintesi di questo fenomeno. Intorno al 1975 Brian Arthur pronuncia e riprende queste parole : <<A chi ha sarà dato; a chi non ha, invece, sarà tolto anche quello che ha.>>

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Lavoro: la mano “invisibile” di Napolitano e la Provvidenza Divina.

Napolitano e Monti

Giorgio Napolitano e Mario Monti.

Ci sono cose che vanno capite. La politica, per esempio, è un mondo davvero complesso per chi non lo conosce; è un mondo in cui ogni scelta ha un significato (politico) da scoprire. È per questa ragione che oggi, giorno in cui avrei voluto riprendere la discussione sulle carceri, vorrei invece proseguire – e concludere – la questione relativa al mondo del lavoro. Il motivo per cui lo faccio non è una forma di arroganza che mi porta a credere di poter spiegare davvero qualcosa a qualcuno di voi, ma più che altro un mio bisogno, dettato dal fatto che, scrivendo, le mie idee si fanno più chiare e riesco a mettere a fuoco meglio ciò che penso delle cose: quando voglio sapere cosa penso di una cosa, ne scrivo. Continua a leggere

Job sharing, una proposta intrigante.

Come tutti sapete, con il 2012, è iniziata ufficialmente la “Fase 2” del Governo Monti, quella in cui si dovrebbero prendere i provvedimenti per la crescita.

Susanna Camusso e il Ministro Fornero

Tra le prime questioni in esame, il lavoro sta assumendo (giustamente) una posizione di grande rilievo; mentre proseguono le discussioni sulla liberalizzazione delle professioni – mentre leggete, a Roma, c’è una grossa manifestazione -, si torna a parlare anche di contratti, tanto che il Ministro Fornero ha già incontrato il leader della CGIL Camusso. Giusto per la cronaca, l’articolo 18 non dovrebbe essere toccato, o per lo meno questa è la previsione.

Ciò di cui mi occuperò oggi, quello di cui vi vorrei parlare, è una proposta (più o meno mia) di lieve riforma del lavoro in Italia.

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