Pep Guardiola e il calcio che s’avvera

Un uomo con la testa sulle spalle.

Un uomo con la testa sulle spalle.

Adesso è facile. Adesso tutti dicono che il Bayern è una grande squadra e ha uno splendido progetto, e un bellissimo stadio, e che la Bundesliga la vince (quasi) sempre. Pep Guardiola sarà il prossimo allenatore dei bavaresi e al di là dei dettagli contrattuali – il triennale e l’opzione per gli altri tre, gli stipendi ed i premi – quello che potrebbe assumere tratti se non incredibili per lo meno suggestivi è proprio la scelta del plurivincitore blau grana. Una considerazione e un piccolo ragionamento a ritroso è necessario farlo: quali sono stati gli allenatori più desiderati che ha offerto il mercato negli ultimi cinque anni e quali scelte hanno fatto?

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Champions League – Fase a Gironi – 1a Giornata

OVVERO, FINALMENTE IL GIOCO DEL PALLONE

Per avere indietro la nostra dignità, quella di uno sport che sembra decaduto nella mediocrità di un giochetto da provincia, almeno su un campo di calcio, non bisogna essere milionari, spargere grano su tutto come sale su Cartagine; serve soltanto giocare a pallone. Gli italiani sono scoraggiati, i giornalisti in primo luogo, i tifosi a ruota seguono le parole della stampa come fossero verità imprescindibili, sono convinti che il calcio italiano sia finito per via della mancanza di grandi investitori. Senza i soldi a pallone non si gioca, sembrano dire…

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Weekend con il Morto – Santiago Bernabeu

Quando una persona pensa a Santiago Bernabeu, di solito corre con la testa allo storico stadio del Real Madrid, che per gli interisti come me rappresenterà sempre un luogo speciale. Sono passati tantissimi anni da quando i lavori per la costruzione del progetto dell’architetto Josè Maria Castell vennero conclusi, esattamente nel 1947. Inizialmente conosciuto come Nuevo Estadio Chamartin, solo nel 1955 prese il nome dello storico presidente del club madrileno, Santiago Bernabeu appunto. Nel corso degli ultimi 57 anni il binomio tra l’edificio e il suo padre adottivo ha visto sbiadire i confini tra l’uno e l’altro, rendendosi sostanzialmente indistinguibile nella testa degli amanti del pallone.

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Mitta Cassano e Supermario Balotelli: parliamo d’altro

"Balotellie  Cassano"Trovo che i giornalisti sportivi italiani, nello specifico quelli esperti di calcio, siano in preda ad una macroscopica deformazione professionale, ovvero una forma cronica acuta di ultra nazionalismo, che li rende totalmente inadeguati nell’esprimere giudizi circa gli sportivi nostrani. Se sono disposto ad accettare questa forma di parzialità protezionistica per quanto riguarda gli olimpionici, perché in fondo nella stragrande maggioranza dei casi si meritano quel poco di ribalta che una canoa o un fioretto gli riescono a garantire, mi sono assolutamente frantumato i maroni a forza di ascoltare qualunque opinione riguardo calciatori italiani al di sotto dei 28 anni. E ciò è particolarmente vero in tempi come questi, con gli europei alle porte, le squadre italiane già fuori dalla Champion’s League e soprattutto le mirabolanti peripezie di Mario Balotelli nel paese della perfida Albione.

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Coppa del Re – Una questione di Stato

La coppa del Rey

Mentre sciarpa al collo e calzettoni doppi Mourinho si prepara per la ‘trasferta artica‘ di Mosca contro il Cska, in uno stadio gelidamente gremito e ‘lupescamente‘ ululante, in Spagna, al sole delle 15.30 in un clima infuocato di siesta costante, si discute della prossima sede in cui si disputerà la Finale di Coppa del Re, una coppa che viene consegnata direttamente da mani Regie a mani popolane. Così come succede per il Nobel, con le dovute proporzioni.

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Inzaghi e Cannavaro: Campioni del Mondo a confronto.

INZAGHI: NO AL SIENA. CANNAVARO: Sì ALL’INDIA.

Ho un ricordo molto netto dei quarti di finale dei mondiali del 1998 in cui l’Italia perse contro la Francia ai rigori: uscii di casa incazzato nero per andare a giocare a pallone in piazza Mentana, da solo, tirando la palla contro il muro del liceo artistico pensando a Bruno Pizzul il quale, commentando il gol mancato da Roberto Baggio allo scadere, aveva detto che Roberto aveva colpito la palla troppo bene, e per questo aveva sbagliato. La Logica e la grappa friulana non sono mai andate d’accordo. Continua a leggere

Io per la partita non dormivo la notte.

C’era una volta la partita di Champions Juventus-Real Madrid. C’era una volta la sveglia del Mercoledì mattina e l’agitazione a scuola. C’erano una volta i taglioni, chiodi, fugoni, droppi, salti, vezzi, buzzi, sgherri, del giorno dopo il 4-0 contro il Depor, per sfuggire a depressione e rivoltanti sfottò. C’era una volta la domenica delle 15, quella in maniche corte, quella in cui i poggia-chiappe anti seggiolino da stadio erano utili, quella delle otto partite in contemporanea e tutti a fissare lo schermo dello stadio al Din-Don dell’altoparlante, anticipato da un boato prima sommesso poi vociante di chi, con l’auricolare, ascoltava Sandro Ciotti. C’erano una volta i conti incrociati tra pareggi e sconfitte degli altri campi. C’era una volta il calcio domenicale e quello delle notti di Coppa Campioni che non dimentichi. C’era una volta la mamma che ti faceva fare i compiti di Sabato perché tanto la Domenica si va allo stadio. C’era una volta che non c’era da scrivere c’era una volta, perché tutto questo non era favola antica ma realtà.

E adesso?

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