Il DNA nel calcio. Dalla Juventus di Coppa all’Inter del cinque Maggio.

Subito dopo l’eliminazione dalla Champions patita contro il Liverpool, la Juve di Capello giocò contro la Fiorentina, a Torino. Dalla Fiesole in trasferta campeggiava uno striscione: E la vostra Champions League?

È ricorrente leggere sui giornali, ascoltare dalle radio e dai talk-show sportivi più variegati che le squadre hanno un DNA. Molto spesso questo particolare elemento può essere ricondotto ad una sorta di retroterra comune, ad una sequenza, una sorta di ripetizione ciclica di alcuni risultati e tendenze. Uno dei fattori genetici più riportati dal giornalismo italiano è quello che lega la storia della Juventus alla Champions League. Una delle squadre più forti, nonché la società più titolata a livello di trofei nazionali è, da sempre, una delle peggiori interpreti italiane della competizione europea. In bacheca ogni giorno l’assistente domestico di Galileo Ferraris può lucidare due soli trofei dalle lunghe orecchie: quello tristemente famoso dell’Heysel, passato alla storia per i suoi morti, quello del 1996 di Marcello Lippi e della sua banda scatenata. Uno dei 4-3-3 più irresistibili della storia del calcio moderno.

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Post Euro 2012. Con la testa alla serie A

Dopo una sequenza di caldo atroce che non mi ricordavo da tempo immemore, sono finalmente terminati gli europei di calcio 2012. Per quanto non sia per niente felice dell’esito, non posso fingere di non provare un senso di soddisfazione all’idea di non accendere più rai uno fino alla prossima partita di Europa League della Beneamata. Basta Dossena & Gentili, con le loro temibbili telecronache, basta Pannofino & Mazzocchi, basta con quella mummia di Paola Ferrari e i telegrammi di Mazzola. Mi sono guadagnato il meritato riposo.

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Scudetto alla Juve. Ciao Alex, mi mancherai.

"Pinturicchio"

Il campionissimo

Nei giorni successivi a questo scudetto della Juve, da interista ho avuto tempo per metabolizzare e rimuginare sugli ultimi giorni calcistici del campionato. Un periodo tosto, ad esser sinceri, perché nella settimana che portava al derby decisivo (per gli altri), in città non si parlava d’altro su cosa convenisse a noi poveri sfigati nerazzurri, se scansarci a favore dei cugini o se porre una strenua resistenza per l’onore della maglia e per la fantomatica terza stella dei bianconeri.

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Il calcio. La misura di tutte le cose.

Winston Churchill esprime un concetto lontano dal mondo del calcio. Meritare la vittoria.

Per usare una frase celebre e tanto cara al direttore di PotatoPieBadBusiness potremmo dire che “Gli italiani perdono le guerre come fossero partite di calcio e le partite di calcio come fossero guerre” (Winston Churchill).

Ma se l’esito della seconda guerra mondiale fosse stato nelle mani di un solo uomo? Continua a leggere

Inzaghi e Cannavaro: Campioni del Mondo a confronto.

INZAGHI: NO AL SIENA. CANNAVARO: Sì ALL’INDIA.

Ho un ricordo molto netto dei quarti di finale dei mondiali del 1998 in cui l’Italia perse contro la Francia ai rigori: uscii di casa incazzato nero per andare a giocare a pallone in piazza Mentana, da solo, tirando la palla contro il muro del liceo artistico pensando a Bruno Pizzul il quale, commentando il gol mancato da Roberto Baggio allo scadere, aveva detto che Roberto aveva colpito la palla troppo bene, e per questo aveva sbagliato. La Logica e la grappa friulana non sono mai andate d’accordo. Continua a leggere

Io per la partita non dormivo la notte.

C’era una volta la partita di Champions Juventus-Real Madrid. C’era una volta la sveglia del Mercoledì mattina e l’agitazione a scuola. C’erano una volta i taglioni, chiodi, fugoni, droppi, salti, vezzi, buzzi, sgherri, del giorno dopo il 4-0 contro il Depor, per sfuggire a depressione e rivoltanti sfottò. C’era una volta la domenica delle 15, quella in maniche corte, quella in cui i poggia-chiappe anti seggiolino da stadio erano utili, quella delle otto partite in contemporanea e tutti a fissare lo schermo dello stadio al Din-Don dell’altoparlante, anticipato da un boato prima sommesso poi vociante di chi, con l’auricolare, ascoltava Sandro Ciotti. C’erano una volta i conti incrociati tra pareggi e sconfitte degli altri campi. C’era una volta il calcio domenicale e quello delle notti di Coppa Campioni che non dimentichi. C’era una volta la mamma che ti faceva fare i compiti di Sabato perché tanto la Domenica si va allo stadio. C’era una volta che non c’era da scrivere c’era una volta, perché tutto questo non era favola antica ma realtà.

E adesso?

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Top 5 – Delusioni di un interista

Per festeggiare l’avvento dell’anno nuovo con una top 5 mi sono posto la seguente domanda: quale esperienza mi piacerebbe vivere nel 2012?

El Hombre Vertical: protagonista non secondario della mia vita interista

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