Oscar 2012: vincitori e vinti

Jean Dujardin, trionfo per lui e per "The Artis" agli Oscar

La notte degli Oscar si dimostra noiosissima e, come show, fa quasi rimpiangere il Festival di Sanremo. Von Sydow e Christopher Plummer, ottantadue anni a cranio, stentano a tenere gli occhi aperti; là sono in prima serata, ma, a differenza mia, non possono bere un caffè ogni quindici minuti. Alle 04.08 (ora italiana), l’età media dei vincitori è di anni sessantasette. Continua a leggere

Nomination Oscar 2012: The Tree of Life, Terrence Malick (recensione)

È sicuramente il film di maggiore qualità, tra quelli candidati all’Oscar. Terrence Malick non è solo un regista eccellente, ma è anche un autore che ha qualcosa da dire, che utilizza il cinema per comunicare ciò che ha dentro, e già questa è merce rara. Detto questo, visto che siamo in ambito Oscar, debbo sottolineare che la mia stima per la rassegna hollywoodiana non è sufficiente per farmi credere davvero che questa pellicola vincerà l’Oscar come Miglior Film. Vedo leggermente più probabile, tutt’al più, un riconoscimento alla persona tramite una statuetta per la Miglior Regia (ma anche su questo non sarei così ottimista). Continua a leggere

Nomination Oscar 2012: Paradiso Amaro, Alexander Payne (recensione)

George Clooney e Shailene Woodley

George Clooney e Shailene Woodley in una scena del film.

Finalmente sono uscito dal cinema di buon umore. Non mi succedeva dallo scorso Dicembre, ai tempi di The Artist. Paradiso Amaro, grottesca traduzione di The Descendants – gli eredi – è un film valido anche se non perfetto. Ho sempre adorato George Clooney davanti e dietro la macchina da presa, anche quando fa la pubblicità del caffè. E’ uno dei pochi attori che per me, studente di Lingue e Letterature Straniere, mantiene lo stesso fascino anche in un idioma non suo, grazie alla voce ruvida del nostro Francesco Pannofino. Non mi ha tradito neanche oggi, guadagnandosi con merito la candidatura alla statuetta come Miglior Attore Protagonista. Continua a leggere

Nomination Oscar 2012: War Horse, Steven Spielberg (recensione)

Spielberg con cappello

Steven Spielberg travestito da Francesco DeGregori.

Iniziamo dalle note positive. Steven Spielberg in questo film si dimostra un eccellente regista – non che dovesse qualcosa a qualcuno, ma diverse volte ha palesato di saper fare anche cose molto brutte. La varietà e la qualità delle inquadrature, aiutate da un buon montaggio, fanno del regista mosaico il protagonista assoluto della prima parte del film.

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Nomination Oscar 2012: The Help, Tate Taylor (recensione)

Bello, quasi molto bello. Sullo sfondo di una apparentemente banale storia di cameriere di colore nel profondo sud americano degli anni cinquanta, c’è ben di più. Indipendentemente dalla netta e fissa divisione tra bianchi e neri, tra bene a male, tra buoni e cattivi, più che un film già visto sul razzismo post-schiavista, sembrerebbe un film più ampio sulla condizione femminile di quegli anni, con all’interno una critica generazionale alla rigidità della tradizione culturale.

Ci sono due tipi di dramma, in questa commedia: uno fattuale e storico, che è quello della condizione della classe sociale disagiata; l’altro psicologico e sociale, ed è quello delle donne “padrone”, ansiose di mantenere il loro status con il solito meccanismo di esclusione tipico della borghesia paesana, per cui indicare nell’altro il diverso e il malvagio consente di mantenersi normali, buoni e rispettati.

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Nomination Oscar 2012: Midnight in Paris, Woody Allen (recensione)

Mercoledì sera. Andiamo al cinema. Trovo che andare al cinema sia una delle poche attività rimaste a Milano che vantino un rapporto qualità/prezzo accettabile. Ma questo solo il mercoledì, a cinque euro e mezzo, soprattutto se il film ti delude come una ragazza la mattina dopo. Per “dopo” intendo dopo che i fumi dell’alcool e il testosterone ti hanno fatto innamorare di lei per almeno mezz’ora.

Solo alcuni registi e autori, oggi, hanno l’onore, e l’onere, di firmare un film nel mio immaginario. E credo anche nel vostro. Di quanti film dite “andiamo a vedere il nuovo di….”? Oppure “è uscito l’ultimo di…”? E’ il “di” il concetto devastante. Dall’ultimo film di David Cronenberg vi aspettate qualcosa. E’ normale. Dal nuovo di Polanski qualcos’altro. Da Pieraccioni e Neri Parenti vi aspettate che smettano di fare film ma, anno dopo anno, vi deludono più di una ragazza la mattina dopo.

Parigi

Parigi

Così sono andato a vedere l’ultimo film di Woody Allen. Non sono uno di quelli che pensano che se un regista è bravo a girare un certo tipo di film allora è condannato a fare sempre quelli per tutta la vita. Ma uno come Woody Allen è costretto a mettere qualcosa nei suoi film a causa del concetto devastante del di. Io quel qualcosa lo esigo severamente.

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Nomination Oscar 2012: Hugo Cabret, Martin Scorsese (recensione)

“Va bene Biglia, ce la giochiamo ai rigori. Chi vince fa la recensione di The Help, chi perde si guarda Hugo Cabret.” Ho accettato con entusiasmo, non vedendo lo spavaldo Mazzetti alle prese con un pallone dalla quinta elementare. Ricordo che durante le ore di educazione fisica vagava per il campo raccogliendo margherite. Al torneo della scuola fu convocato in una sola occasione, grazie a un’epidemia di morbillo e a una sorprendente catena di infortuni che coinvolse anche due femmine e il bidello Salvatore. I quali, nelle gerarchie della gloriosa sezione D, venivano prima del piccolo Giancarlo.

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