Pep Guardiola e il calcio che s’avvera

Un uomo con la testa sulle spalle.

Un uomo con la testa sulle spalle.

Adesso è facile. Adesso tutti dicono che il Bayern è una grande squadra e ha uno splendido progetto, e un bellissimo stadio, e che la Bundesliga la vince (quasi) sempre. Pep Guardiola sarà il prossimo allenatore dei bavaresi e al di là dei dettagli contrattuali – il triennale e l’opzione per gli altri tre, gli stipendi ed i premi – quello che potrebbe assumere tratti se non incredibili per lo meno suggestivi è proprio la scelta del plurivincitore blau grana. Una considerazione e un piccolo ragionamento a ritroso è necessario farlo: quali sono stati gli allenatori più desiderati che ha offerto il mercato negli ultimi cinque anni e quali scelte hanno fatto?

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Il DNA nel calcio. Dalla Juventus di Coppa all’Inter del cinque Maggio.

Subito dopo l’eliminazione dalla Champions patita contro il Liverpool, la Juve di Capello giocò contro la Fiorentina, a Torino. Dalla Fiesole in trasferta campeggiava uno striscione: E la vostra Champions League?

È ricorrente leggere sui giornali, ascoltare dalle radio e dai talk-show sportivi più variegati che le squadre hanno un DNA. Molto spesso questo particolare elemento può essere ricondotto ad una sorta di retroterra comune, ad una sequenza, una sorta di ripetizione ciclica di alcuni risultati e tendenze. Uno dei fattori genetici più riportati dal giornalismo italiano è quello che lega la storia della Juventus alla Champions League. Una delle squadre più forti, nonché la società più titolata a livello di trofei nazionali è, da sempre, una delle peggiori interpreti italiane della competizione europea. In bacheca ogni giorno l’assistente domestico di Galileo Ferraris può lucidare due soli trofei dalle lunghe orecchie: quello tristemente famoso dell’Heysel, passato alla storia per i suoi morti, quello del 1996 di Marcello Lippi e della sua banda scatenata. Uno dei 4-3-3 più irresistibili della storia del calcio moderno.

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Champions League – Tirate i remi in Barça

L’invincibile Armada l’ha preso in culo ancora.

Quando l’Invincibile Armada si avvicinava alle coste britanniche la Regina Elisabetta – reggente Vergine – ordinò alla flotta reale di indietreggiare ed attendere che il tifone colpisse indisturbato i vascelli nemici, che infliggesse una dura vergata alle oltre cento navi da guerra ispaniche che si stavano dirigendo verso l’Inghilterra per colpire l’Impero, con la furia di un titano. Il 30 luglio del 1588, 424 anni fa, l’armata di Filippo II venne ricacciata indietro con enormi perdite. Oggi Celtic Park vibra al freddo e urla al cielo: “You’ll Never Walk Alone“. Il Barcellona cade come quell’Invincibile Armada che pensava di continuare il sogno di Carlo V. Il Sole, stavolta, batte caldo sui petti scozzesi. Andiamo!

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Champions League – Fase a Gironi – 1a Giornata

OVVERO, FINALMENTE IL GIOCO DEL PALLONE

Per avere indietro la nostra dignità, quella di uno sport che sembra decaduto nella mediocrità di un giochetto da provincia, almeno su un campo di calcio, non bisogna essere milionari, spargere grano su tutto come sale su Cartagine; serve soltanto giocare a pallone. Gli italiani sono scoraggiati, i giornalisti in primo luogo, i tifosi a ruota seguono le parole della stampa come fossero verità imprescindibili, sono convinti che il calcio italiano sia finito per via della mancanza di grandi investitori. Senza i soldi a pallone non si gioca, sembrano dire…

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Weekend con il Morto – Santiago Bernabeu

Quando una persona pensa a Santiago Bernabeu, di solito corre con la testa allo storico stadio del Real Madrid, che per gli interisti come me rappresenterà sempre un luogo speciale. Sono passati tantissimi anni da quando i lavori per la costruzione del progetto dell’architetto Josè Maria Castell vennero conclusi, esattamente nel 1947. Inizialmente conosciuto come Nuevo Estadio Chamartin, solo nel 1955 prese il nome dello storico presidente del club madrileno, Santiago Bernabeu appunto. Nel corso degli ultimi 57 anni il binomio tra l’edificio e il suo padre adottivo ha visto sbiadire i confini tra l’uno e l’altro, rendendosi sostanzialmente indistinguibile nella testa degli amanti del pallone.

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Mitta Cassano e Supermario Balotelli: parliamo d’altro

"Balotellie  Cassano"Trovo che i giornalisti sportivi italiani, nello specifico quelli esperti di calcio, siano in preda ad una macroscopica deformazione professionale, ovvero una forma cronica acuta di ultra nazionalismo, che li rende totalmente inadeguati nell’esprimere giudizi circa gli sportivi nostrani. Se sono disposto ad accettare questa forma di parzialità protezionistica per quanto riguarda gli olimpionici, perché in fondo nella stragrande maggioranza dei casi si meritano quel poco di ribalta che una canoa o un fioretto gli riescono a garantire, mi sono assolutamente frantumato i maroni a forza di ascoltare qualunque opinione riguardo calciatori italiani al di sotto dei 28 anni. E ciò è particolarmente vero in tempi come questi, con gli europei alle porte, le squadre italiane già fuori dalla Champion’s League e soprattutto le mirabolanti peripezie di Mario Balotelli nel paese della perfida Albione.

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Barcellona Sushi


Quando il telecronista spagnolo Andrés Montes coniò per la prima volta il termine Tiqui-taka durante una partita della nazionale spagnola nel Campionato del Mondo di calcio del 2006 in Germania (quello, per intenderci, vinto dalla nostra nazionale che non giocava un calcio esteticamente irresistibile) non immaginava minimamente gli sviluppi che avrebbe avuto questo tipo di gioco. Il povero telecronista de ‘La Sexta’ è poi morto in circostanze misteriose nel 2009, senza riuscire ad assaporare del tutto la maturità di quella pratica calcistica che lui stesso aveva contribuito a rendere così famosa, cucendogli addosso un termine tanto onomatopeico quanto geniale . Continua a leggere