New York vs. le sue gallerie

Gagosian Gallery New York

Qualcuno recentemente lo ripeteva: Chelsea è diventato il posto dell’establishment galleristico internazionale. Tutto è iniziato quando nel 1987 la DIA Art Foundation trasformava un capannone industriale in uno spazio espositivo per mostre temporanee. Ed è bene lasciare da parte le piccole invidie italiane per metropoli che hanno modo e volontà di costruire distretti dell’arte. Anche perché l’Italia non ha da offrire né megalopoli, né metropoli, appunto. E il flagello di tutte le sue piccole città, a partire da Milano, è proprio questo tenore provinciale che vede tutti i galleristi litigare per un piccolo orto privato. Ma torniamo a New York. Se il Lower East Side, proprio dietro al New Museum, è il luogo designato della cultura contemporanea alternativa – aggettivo quanto mai di moda e, proprio per questo improvvido e monco -, Chelsea continua a voler essere la scacchiera sulla quale si muovono le gallerie che contano.

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Taccuino del gallerista italiano.

Lia Rumma MIlano

C’era una volta una generazione chiamata avanguardia. C’era una volta una cosa chiamata militanza. Due parole faticose e molto idolatrate, agognate. Ma quegli anni sono passati, e chi ne fa parola ora può essere un nostalgico che ha vissuto – ma non imparato – oppure un giovanotto che poco ha a che farne. In ogni caso citarle, se non per riferircisi in termini storici, ha poco senso. Innanzitutto per la distanza, ed anche per l’approssimazione che non si può che avere nella contemporaneità rispetto a concetti che fondevano necessità ideologica a prassi metodologica. Oggi nessuno milita più: è una caratteristica dei nostri anni.

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La vernice di Milano.

Nuova apertura di Galleria a Milano? Pensaci bene.

Nuova apertura di Galleria a Milano? Pensaci bene.

L’Italia dell’arte contemporanea non è poi tanta cosa. Sotto l’arco alpino, divisa dal Po, aristocratica, c’è Torino. La città è regale, con la piccola bomboniera del centro che custodisce le sue gemme ordinate. Qui esiste uno strano modo, in fondo tutto piemontese, di fare arte contemporanea. È alternativo ma non manifestato all’eccesso. E così, sotto al cappello dell’autoreferenzialità per eccellenza della Fondazione Sandretto, nascono gallerie come Franco Noero, ereditiere dell’esperienza boheme sabauda per eccellenza del Persano anni Novanta. Nella capitale dei Savoia per avere una galleria devi contemplare il parquet in legno, le finestre e gli scuri in massello e puoi metterci pareti alte sei metri o, se hai stucchi sulle sovrapporte, puoi concederti una bella distesa di resina calpestabile. Poi tutto lo fa la tua programmazione: un colpo al cerchio esterofilo e un colpetto ai grandi vecchi piemontesi. Molto più a sud c’è Roma.

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Arte in digitale. Cosa non funziona ?

Gerhard Richter, vetro filtra vetro.

Ci sono due cifre analitiche del 2011 sul sistema dell’arte contemporanea piuttosto in controtendenza una rispetto all’altra. L’impatto digitale nell’arte in fatto di mostre pubbliche e private in Italia è calato del 26,5% rispetto al 2010 ed è in calo costante dal 2008. La compravendita di opere in Italia, esclusivamente fruite tramite supporti digitali, è salita del 9,5% in un anno. Per impatto digitale  lo studio dell’osservatorio dei Beni Culturali intende precipuamente tutto il complesso di supporti digitali a corollario delle mostre (video, fotografie, schermi, kinect) e tutte le versioni digitali delle mostre (mostre virtuali, tour virtuali, strumenti di fruizione digitale via internet e non).

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La crisi è l’austerity della creatività?

Il filosofo di Rembrandt. La scala, quasi evocata più che dipinta, allegoria del pensiero, dell’aspirazione, della lievitazione concessa a chi se lo concede.

E’ un adagio piuttosto diffuso quello che propone l’idea che nei periodi di crisi la creatività sia la vera torcia per trovare la via d’uscita. Ed è uso comune pensare che proprio in contingenze storiche di ristrettezza economica e di forte angoscia comunitaria si manifestino picchi elevati e consistenti di genialità e creazione. Abbiamo spesso negli occhi e nelle orecchie esempi illustri di artisti venuti fuori dalla polvere della guerra o dalle ceneri della loro vita sotto la sussistenza. Il Neo-realismo è stato essenzialmente un momento culturale forzoso e volontario che ha fornito una risposta alle impossibilità causate dal conflitto bellico. Sono evocative e d’impatto le storie personali di Tinguely, Bacon e Pollock (per citare tre autori del Novecento).

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L’ Arte è pensiero. E tutti invece pensano sia Potere.

Celant+ABO+Achille Bonito Oliva+Arte+Lobby+potere+Immobilismo
Germano Celant e ABO. Alcuni dei suonatori: se poteste, cambiereste solo loro o cambiereste la musica?

Vado spesso nei musei. Non lo faccio per il motivo per cui, senza vergogna né senso di colpa, ci si aggira la maggior parte della gente – ossia il conformismo culturale- ma per una forte curiosità. Molti che mi conoscono direbbero che è anche una questione di lavoro. Ma io non lo considero un lavoro e nei musei ci vado lo stesso. E’ qualcosa di più. Alcuni anni fa, come molti di voi, ho letto Antichi maestri di Thomas Bernhard. La precisione e la cura con cui vengono descritte le normali persone che partecipano alle visite, ricorda quella con cui Isaac Singerdescrive le tabacchiere argentee che gli ebrei rivendono ai parvenu di inizio secolo. Sono soprammobili anche gli uomini e le donne di Bernhard, tanto quanto gli argenti di Singer, insomma. Gli occhi sbarrati e talvolta le membra slabbrate come cuscini sfondati dai tonnellaggi degli anni.

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