Il crepuscolo del Villaggio Olimpico (al crepuscolo)

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Quando David Copperfield giunse a Stratford – allora alle porte di Londra – con una corriera a cavalli stipata di gente e pochi spiccioli in tasca consegnatigli da Peggotty, trovò un manipolo di mendicanti e truffatori ad aspettarlo. Per la cronaca, fu di fatto derubato di quelle poche guinee che teneva nel borsello proprio alla Public House dove decise di consumare il suo primo pasto da londinese. Stratford rimase lo stesso ‘buco per felloni’ per tutto il 19° e il 20° secolo. Quando la città vinse la gara per l’affidamento della XXXa edizione dei Giochi Olimpici, nel 2002, la storia del quartiere cambiò improvvisamente. Per un moderno David Copperfield come ce ne sono stati molti durante il periodo olimpico che sbarcando dal treno della Jubilee Line percorre le scale che portano alla stazione dei treni ed esce sulla piazza grande ribattezzata The Olympic Roundabout, la visuale è tutta diversa.

Il paesello alle porte di Londra, ora perfettamente inglobato all’interno del grande calderone urbano della capitale britannica, ha vissuto due mesi di gloria. Folle di appassionati, sportivi, turisti, giapponesi, attivisti, scocciatori, vendi-robe, tifosi, nullatenenti, cercamoglie, e quant’altro si sono riversate nelle le strade di Stratford per assistere ad una delle venue sportive dei giochi olimpici o anche solo per curiosità. Per tutti gli avventori quello era Il Villaggio Olimpico, l’opera pubblica che ha giustamente ofuscato il grigio passato di un villaggetto di periferia, di quella Stratford che si faceva vanto del proprio campanile di reminiscenza Georgesca e poco altro – c’è un ottimo carpentiere proprio in Main Stream, ma il negozio di Boots lì a fianco ha molto più successo.

Così il paesello, quella Stratford che vide sbarcare dalle pagine del romanzo di Dickens quel Davi Copperfiled che in fin dei conti era lì solo di passaggio è ora tornata a mantecare nella propria inerzia quotidiana: ma la grandiosità dell’edilizia olimpica rimane lì, a due passi. Per ora è ancora bella luccicante, resta da vedere cosa ne sarà fra molti mesi.

Quella che si vede in secondo piano, quel groviglio di lamiere illustri, è la ArcelorMittal Orbit una struttura di osservazione dalla quale si domina l’intero villaggio olimpico. Disegnata da Anish KapoorCecil Balmond, è alta 115 metri ed è la più grande opera di arte pubblica su suolo britanico. Il palazzo lì a sinistra è una delle due grandi ali dell’ospedale comunale. Ha tutto quello che serve ad un ospedale per essere statale: è scalcinato, le righe di pargheggio sono sbiadite, c’è l’inserviente della mensa in cuffietta che fuma, probabilmente in pausa.

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A Londra c’è sempre qualche artista di strada che si mette a dipingere i muri. Questo è il retro di uno stabilimento industriale a ridosso della nuova stazione ferroviaria di Stratford. A East London ci sono carpentieri, falegnami e muratori. C’erano prima delle limpiadi e li sono rimasti.

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Le strade e i palazzi di Stratford portano ancora con orgoglio i segni della gloria olimpica: molti piccoli esercizi commerciali (news agent, off licence, butchers, negozi di cose di ogni genere) non si sono ancora disfati delle effigi dell’evento. Si può scovare la tristissima mascotte di London 2012 appiccicata sulle vetrine e incollata su alcune insegne. Ecco una lavanderia self service riservata solamente al lavaggio di indumenti sportivi; si trova a pochi metri dal recinto che delimita l’area del villaggio olimpico, ed era quella usata dalla delegazione spagnola per lavare i panni di tutti gli atleti coinvolti nelle gare olimpiche. A fianco, difatti, c’è un negozio di bocadillos, dove la nazionale spagnola di tuffi era solita fermarsi per attendere che la biancheria fosse pulita e asciutta.

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Il connubio tra architettura moderna e tradizionale si può trovare in molti angoli di Stratford, La cittadina, infati, è stata invasa dalle costruzioni avveniristiche di ultima generazione che hanno visto la loro realizzazione proprio durante il programma di riqualifica urbana previsto in occasione dei giochi olimpici. Questo pub che si trova sull’arteria principale del traffico che costeggia il villaggio olimpico e attraversa Stratford è sovrastato da una moderna struttura destinata ad abitazioni popolari. Le lampadine sono state aggiunte per natale, mentre a sinistra, in lontanaza, si scorge lo Stadio Olimpico di Stratford, che secondo indiscrezioni degli ultimi giorni, potrebbe diventare la nuova casa del West Ham United.

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Ma la zona di Stratford rimane comunque molto popolare. Il mercato rionale che occupa la magior parte della strada principale è allestito tutti i giorni e gli abitanti della zona risiedono tutti quanti nelle vecchie case popolari realizzate a metà degli anni ’70. Questi sono i principali luoghi di residenza per le famiglie che vivono a Straford.

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Tutt’attorno al vollaggio olimpico si distendono ettari di detached e semi-detached house che ospitano il 90% della popolazione della zona. Sono isolati molto poveri e grigi, costruiti a semicerchio intorno ai parchett pubblici dove giovani ragazzi si ritrovano e dove i vecchieti pascolano. In altri casi si possono vedere sconfinate schiere di casupole a due o tre piani dove la densità è altissima. E sullo sfondo, sempre il villagio.

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