Top 5 – musiche balcaniche dell’oggi

L'escalier Richelieu di Odessa, 1890-1900 foto photographium.com

L’escalier Richelieu di Odessa, 1890-1900 foto photographium.com

Sono appena tornata a casa dopo aver visto Moni Ovadia al Teatro Grassi e il suo nuovo Adesso Odessa. La città schifosa. Il racconto di una città che forse non esiste più, attraverso la vita dei più grandi musicisti, scrittori, sognatori ebrei aschenaziti di tutti i tempi. Sull’entusiasmo e la curiosità di questo spettacolo, perchè non dedicarvi una top 5 di musica balcanica più che contemporanea. Senza pretese di volerne sapere più di voi, ma con l’idea di potervi far scoprire una melodia nuova: da sentire verso le 18.30 col pensiero di una birra, quando vi vengono le voglie di oriente e di balli sfrenati, quando avete un sacco voglia di fare all’amore. Volià. Continua a leggere

Cronache da Baku – 2. il diavolo è nei dettagli

Anche dall’interno della città vecchia, datata 1200 e patrimonio dell’UNESCO, le fiamme della modernità supersonica di questo paese sembrano assediare la storia. Spuntano dappertutto anche da dietro le finestre protette che consentivano alle varie mogli del re di vedere senza essere viste e di prepararsi alla preghiera serale in una stanza minuscola attigua alla moschea dei maschi priva dei pregiati tappeti di seta e con una porta più bassa del normale per ricordare loro di inchinarsi al dio, maschio.

FLAMES ON OLD CITY

Ma quei tempi per le donne sono passati (abbastanza passati): il paese è laico nonostante la maggioranza mussulmana e dimostra, con la presenza di centri di culto di tutte le religioni, sinagoghe comprese, che la religione non è “the main issue” , il vero obiettivo qui è la patria, il petrolio, gli affari e l’orgoglio nazionale.

Le donne sono libere e ricoprono ruoli rilevanti nella società.

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Tra fuoco e vento – Cronache da Baku (1. dov’è già baku?)

Se siete fortunati e arrivate in una serata limpida, vi godrete la discesa verso la città di Baku, la città del vento, ammirando per una buona mezz’ora un paesaggio roccioso e scuro: la catena montuosa del Caucaso e il fiume Kuma, che ha già visto molto petrolio nel suo tragitto, arrivano placidamente al mare, il mar Caspio, quello chiuso.

Ad attendervi troverete un aeroporto un po’ vecchiotto ma pulitissimo e tanti agenti di polizia.

Ecco tenete a mente questi due primi indizi, igiene e polizia, perché saranno una costante nel vostro soggiorno a Baku, insieme a (elenco random): marmi lucidissimi, ensemble uomini fuori dai negozi accovacciati a parlottare, gioco del backgammonipertricosigentilezza e scarpe a becco di papera.

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Nulla e’ reale, tutto e’ lecito


La Russia è un paese molto particolare. Bisogna trovarcisi, respirarne l’aria fredda, passarne la dogana in aeroporto per gustare appieno la sensazione di essere capitati in un altro mondo.

Il mio primo impatto con la realtà Russa, a Mosca, durò esattamente 15 minuti. Tanto ci volle al sedicenne poliziotto di frontiera a controllarmi la foto e il visto sul passaporto. Aveva un cappello larghissimo come parte dell’uniforme, e mi pareva di scorgere nel centro il contorno di una stella rossa, scucita in fretta e furia. Ma forse era solo la mia immaginazione.

La persona che venne a prendere me e i miei amici era un ex KGB. Oggi lavora per la Nestle’ come autista dei dirigenti internazionali. Nel tragitto tra l’aeroporto di Domodedovo e l’ingresso in Mosca città, un’oretta di cammino, abbiamo incrociato un mix interessante di BMW, SUV e vecchie Lada, le stesse che venivano prodotte nel 1981.

Mosca è una città cosmopolita. Le etnie diverse non si contano. Un cameriere che mi ha portato una birra sembrava mongolo. Baffetto asiatico, occhi a mandorla, capelli neri. In realtà era siberiano. Georgiani, ucraini, baltici, uzbeki, ceceni e molti altri ancora. Le differenti etnie hanno una sola cosa in comune: sono ritenuti inferiori dal russo medio.

Eccola qui un’altra peculiarità della Russia. Il nazionalismo decadente. Cammini per la strada e hai la sensazione di trovarti in quel che rimane di un impero. Decadente, fatiscente, pur sempre un impero. Soldati agli angoli delle strade, i rubli nelle tasche, che non valgono un cazzo e che non ti cambiano nelle banche europee ma che sono ancora oggi il punto di riferimento di una dozzina di paesi, ritenuti geneticamente inferiori dal predominante nazionalismo russo.

Non lontano dalla vecchia Arbat, una delle strade più turistiche e centrali di Mosca, partono delle “prospettive” dalle dimensioni mastodontiche, contornate da mostruosi edifici grigio topo i cui appartamenti venivano assegnati alle famiglie fino al 1991 e che oggi sono tutti di proprietà. Per tre mesi all’anno, ancora oggi, in quegli stessi appartamenti l’acqua viene razionata.

La Russia è oggi la più grande riserva di gas naturale al mondo e Mosca è la città piu’ alto numero di casino’ da Atlantic City agli Urali.

In Germania il partito nazista e il partito comunista sono considerati fuori legge. Lo stesso accade in Italia con il partito fascista. In Russia dopo oltre 70 anni di regime sovietico, Partito Comunista della Federazione Russa non solo è ammesso alla Duma, ma rappresenta oggi il secondo partito nazionale dopo Russia Unita di Putin, ex KGB, ex FSB e oligarca.

Non tragga in inganno il calo di popolarita’ del partito di riferimento. Non si tratta del famoso vento nuovo, dell’influenza dei blogger e dei giornalisti indipendenti che finalmente hanno preso coraggio. L’anti americanismo è sempre radicato nel cuore dei russi. La propaganda governativa riesce anche oggi, nel 2011, a far breccia nei cuori delle persone per quanto riguarda il rapporto col mondo esterno. In fin dei conti l’economia russa cresce del 4% l’anno: se venissi bombardato da informazioni faziose, i miei blog di riferimento fossero oscurati dal governo e la mia amica giornalista non tornasse a casa da due mesi e mezzo, magari anch’io crederei che il dollaro e l’Euro stiano per implodere (be, per quest’ultimo forse ci crederei in ogni caso). Ciò che non riesce ad abbindolare i russi, oggi come vent’anni fa, sono i dati sulle infrastrutture e la qualità della vita. Sono i fallimenti della politica interna che non possono essere mascherati per sempre. Anche le casalinghe di Messina non credono al ponte sullo stretto, se dopo 15 anni non lo vedono.

Per questo motivo c’è chi, in Russia, crede che Putin non sopravviva fino alle prossime elezioni.

Personalmente lo vedo ancora in sella da Presidente della Federazione nel 2012, ma chissà?

Negli ultimi due giorni abbiamo assistito a delle manifestazioni pubbliche contro il governo appena eletto, di proporzioni senza precedenti da quando il “nuovo zar” siede al Cremlino.

100.000 dimostranti a Mosca e 10.000 a San Pietroburgo… A Roma nel 2003 furono 650.000 per dimostrare contro la guerra in Iraq. Facendo un confronto tra il numero di abitanti della Federazione Russa e gli italioti.. mi sembra complesso parlare di una nuova rivoluzione popolare.. o dell’inefficienza repressiva del regime.

“Cambiare tutto affinché’ nulla cambi”, diceva un signore siciliano.

Questo Natale è il ventennale della caduta dell’URSS (il muro cadde nel 1989, due anni prima, ma la gente si confonde).

Tutto è cambiato da allora. Eppure molto, moltissimo, sulle rive della Moscova, pare lo stesso.