Nomination Oscar 2012: The Help, Tate Taylor (recensione)

Bello, quasi molto bello. Sullo sfondo di una apparentemente banale storia di cameriere di colore nel profondo sud americano degli anni cinquanta, c’è ben di più. Indipendentemente dalla netta e fissa divisione tra bianchi e neri, tra bene a male, tra buoni e cattivi, più che un film già visto sul razzismo post-schiavista, sembrerebbe un film più ampio sulla condizione femminile di quegli anni, con all’interno una critica generazionale alla rigidità della tradizione culturale.

Ci sono due tipi di dramma, in questa commedia: uno fattuale e storico, che è quello della condizione della classe sociale disagiata; l’altro psicologico e sociale, ed è quello delle donne “padrone”, ansiose di mantenere il loro status con il solito meccanismo di esclusione tipico della borghesia paesana, per cui indicare nell’altro il diverso e il malvagio consente di mantenersi normali, buoni e rispettati.

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