Cavaliere, a che gioco giochiamo?

Berlusconi 3 febbraioNel 2013, per adesso, ci siamo occupati relativamente poco di politica. C’è una ragione precisa per cui questo è avvenuto, ed è da ricercare nel mio particolare rapporto con le campagne elettorali: mi piace seguirle e mi piace parlarne con gli amici al bar, ma non amo scriverne. Quel che di solito provo a fare -per il mio puro diletto e senza la presunzione di giungere a conclusioni trascendentali- è infatti cercare di analizzare, al di là della singola notizia, la situazione politica per quella che è e per come credo che potrebbe dipanarsi nell’immediato futuro, e questo (a parte rari casi, come quello di oggi) non lo trovo possibile nella battaglia della campagna elettorale. Voglio dire: non sono un giornalista, non voglio fare il giornalista e non voglio spacciarmi come tale, quindi non provo piacere nel riportare pedissequamente le dichiarazioni giornaliere dei vari leader come un bollettino di guerra e, inoltre, odio il concetto di endorsement. 

Ma quel che è successo ieri domenica 3 febbraio 2013 -e che tutti sapete- mi ha fatto pensare a un paio di considerazioni. Solitamente, giudichiamo l’efficacia di un’azione mettendola in relazione al fine cui è direzionata; ma spesso, dando per scontato che il mondo si regoli sul meccanismo di causa-effetto, ci troviamo a fare il contrario, ossia tentare di ricostruire il pensiero di un uomo sulla base delle sua azioni. Che cosa sta facendo, dunque, Silvio Berlusconi?

Nell’immediato, verrebbe da dire che il Nostro starebbe semplicemente competendo per vincere le elezioni (o per lo meno pareggiarle), ma io non credo che sia così. La mia tesi è che Berlusconi, al contrario, non voglia affatto vincere (o pareggiare) le elezioni. Ho troppa considerazione per il suo genio comunicativo (e quello del suo staff), per non accorgermi che nella dichiarazione di ieri c’è un errore di tempismo enorme, per uno che vuole vincere: se ben ricordate, l’equivalente colpo di scena  del 2006 -cioè quel famoso «toglierò l’ICI»- arrivò provvidenzialmente alla fine dell’ultimo atto della campagna elettorale, non dando tempo all’avversario di replicare e agli elettori di assimilare le critiche dimenticando (o rivalutando) la proposta. Funzionò.

Questa volta, invece, Berlusconi ha parlato troppo presto. Mancano venti giorni alle elezioni e già si sente dire che la sua proposta di restituire (in contanti) agli italiani l’IMU sulla prima casa pagata nel 2012, sarebbe solo la sua ennesima balla; tempo altri sei-sette giorni e non se ne parlerà più. Ma perché Berlusconi, pur in piena rimonta, non vuole vincere le elezioni?

Su tutti, per lo meno dal punto di vista temporale, gioca a mio avviso il meccanismo psicologico de la volpe e l’uva, per cui un egocentrico come lui non può permettersi di perdere una battaglia in cui crede, quindi è più agevole trovare nuove cose in cui credere e per cui combattere (tanto il Premier, Lui, lo ha già fatto). La seconda motivazione credo sia quella per cui, anche vincendo -un assurdo, con Monti, Bersani e Grillo contro di lui- Berlusconi sa benissimo che non sarebbe in grado di governare in una situazione così delicata, esito ancor più temibile del primo perché, oltre alla sconfitta personale, consegnerebbe in mano a tutti i suoi avversari il fallimento come chiave di lettura definitiva dei suoi vent’anni di politica.

Cosa vuole fare, dunque? Cosa può permettersi di fare? A che gioco vuol giocare? Io credo stia cercando di giocare su un piano diverso rispetto a tutti gli altri, ovvero quello della Storia. La balla più grande di ieri non è quella sulla restituzione dell’IMU (sono convinto che sarebbe tanto incosciente da farlo davvero), ma quella di chiusura, con cui si dichiara «sicuro di vincere», perché non solo non è sicuro, ma perché non vuole. Quello che gli interessa è passare alla Storia come colui che, fino all’ultimo, si è battuto contro le tasse, come l’incompreso genio della libertà con il pallino di difendere il popolo dall’ingombrante ingiustizia oppressiva dello Stato. Ha già iniziato, del resto, il suo personalissimo percorso di auto-revisionismo affermando che non ha fatto tutto quello che non ha fatto nei dodici anni di governo perché imbrigliato nei meccanismi burocratici e ostacolato dalle invidie degli altri, ora non deve far altro che lanciare qualche ultima bomba a mano per farsi sparare addosso da tutti (avvalorando la tesi dell’invidia), proponendo provvedimenti irrealizzabili apparentemente vicini alle masse (tanto non le può realizzare) e restando in Parlamento senza ritirarsi, perché Lui è uno che non abbandona il campo. Il liberatore contro tutti, i politici che non hanno mai lavorato un giorno in vita contro l’uomo del (voler ancora) fare. Il buono contro le forze del male (sospettate, per di più, di associazione comunista).

L’obiettivo Storia è a medio lungo termine, nel frattempo, dal punto di vista politico, si limita a racimolare tutti i voti possibili per restare in Parlamento. Spera ovviamente nel fatto che l’asse PD-Sel non vincerà da sola, ma che sarà costretta ad allearsi con Monti dopo le elezioni, in modo da poter gridare allo scandalo e all’inciucio (mentre lui, l’amico del popolo, ha sempre vinto sul campo e con i voti); spera che Grillo continui la sua opera, almeno avrà un buon bacino di temi su cui spingere per parlar male del Governo che verrà; starà all’opposizione con apparente intransigenza, celando in realtà un banale e totale disinteresse per il confronto. Se l’opzione di Governo andrà bene inizierà a scrivere le sue (taroccate) memorie, altrimenti avrà tutto il tempo di valutare quali battaglie vale la pena di combattere.

Giancarlo Mazzetti

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2 thoughts on “Cavaliere, a che gioco giochiamo?

  1. Che ci piaccia o no ( e a me personalmente non piace affatto), Berlusconi ha già vinto… e come dici esattamente non perchè vincerà le elezioni ma perchè ha ridato al suo elettorato l’illusione di poterle vincere ancora, di riuscire nel sorpasso. In fondo oltre che a vincere con il voto lui è bravo anche a fare un’altra cosa incredibile, resuscitare la propria immagine politica quando sembra a tutti (gli oppositori) che sia finito, che sia sconfitto. Che poi questo vada contro il buon senso e la decenza prima o poi arriverò a trovarne una giustificazione, ma lui riesce a riproporsi sempre come il leader, il trascinatore. L’unica speranza per me è che il cdx leghista-berlusconiano costretto a legarsi nuovamente e ancor di più alla figura del cavaliere abbia perso ogni possibilità di autonomia e sopravvivenza una volta che sarà passato a miglior vita il caro leader.
    Ma per il resto, al momento, a lui basterà accedere nuovamente a quei privilegi da parlamentare che realmente brama, l’immunità in primis, e poter incidere in parlamento su alcune decisioni. Nell’attesa che il nuovo governo di coalizione imploda o perda il consenso degli elettori (che probabilmente mai avrà)… Berlusconi sa sfruttare A SUO FAVORE ogni evento, cosa che nessun altro è in grado di fare nel panorama politico italiano.

    • Secondo le mie stime, Berlusconi non morirà prima dei 120 anni, quindi probabilmente si estingueranno prima la Lega e il Pdl di lui 🙂 Per il resto sono abbastanza d’accordo con te, anche se non credo che riuscirà a incidere davvero sulle decisioni del Parlamemento, ma questo dipende dai numeri…

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