Isabeau consiglia: LA PRIMA VERA BUGIA, di Marina Mander

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Consiglio e recensione dell’amica Isabeau D.

La prima vera bugia è un breve romanzo, pubblicato nel 2011 dalla casa editrice “et al.”, che comincia come una storia di ordinaria infelicità, ma che si trasforma ben presto nella cronaca dell’inimmaginabile. Luca, il piccolo protagonista del romanzo, ha una storia infelice: gli manca la figura paterna e descrive questa mancanza “come portare sempre un cappotto senza maniche”. Una mattina la mamma, a cui i sonniferi hanno rubato i sogni, non si sveglia: l’orrore è inaffrontabile. Agghiacciante è il senso di colpa che, istantaneamente, prende piede nella mente del bambino (“Forse non sono stato capace di farla restare nella mia vita, di farla vivere almeno per me”) e, all’incubo di essere diverso, subentra il pericolo reale di finire in un orfanotrofio. Allora Luca sceglie la prima vera bugia: fare come se non fosse successo niente.

Chi è a corto di bugie non può salvarsi”, diceva Alda Merini!
Nel mondo indifferente che lo circonda, tenere in vita un simulacro di normalità non è impossibile: basta evitare i dettagli sbagliati. Capelli in ordine, unghie pulite, compiti fatti, aggiungere al cestello della spesa assorbenti o lamette da barba: il piccolo Luca si applica ai dettagli con disciplina inflessibile. E sono proprio i dettagli, crudeli, struggenti, sorprendenti, a rendere affilata e potente la prosa di Marina Mander, la quale ha il pregio di raccontare con tenerezza e precisione il punto di vista di bambini immersi nel panico, che sfuggono alla dura realtà attraverso dolci deliri di onnipotenza. Nella narrazione tesa ed essenziale prende corpo l’impotenza disperata dei bambini e la loro capacità di mobilitare risorse inimmaginabili. Attraverso questa parabola estrema, Marina Mander dà voce ai troppi bambini a cui è negato il diritto di essere protetti e amati; bambini a cui nessuno presta attenzione, perché chi c’è non è capace, perché ci sono problemi più grandi di loro. Perché questi bambini non si lamentano? Perché non parlano? Perché non danno segni di disagio? Spesso se lo chiedono anche loro, cresciuti prigionieri dell’incantesimo dell’autosufficienza, senza potersi concedere di piangere un dolore mai detto, un male mai denunciato, segretamente accusando se stessi per non aver saputo essere adulti quando erano solo bambini. In questo breve romanzo c’è una chiave per intendere come paura e vergogna inchiodino terribili segreti famigliari, perché un bambino possa tacere il dolore, lo sconcerto, l’orrore, nel disperato tentativo di mantenere una “normalità”, l’unica che conosce.

I bambini che diventano adulti troppo in fretta devono essere forti. Questo libro toccherà con dita brucianti chi ha conosciuto, in qualsiasi forma, il dolore di Luca.

La prima vera bugia si legge senza sosta e permette di essere accanto a chi cresce prigioniero senza poter piangere, nella triste normalità dell’autosufficienza.
E’ un romanzo che parla della vita e del suo irragionevole delinearsi, letti con gli occhi di un bambino, che dal contatto con gli adulti ha mutuato un lessico ricchissimo e una sintassi singhiozzante.

Il flusso di coscienza di un bambino di appena dieci anni conquista sin dalle prime pagine, non tanto per un moto di compassione (il dramma che lo coinvolge è quanto di più tremendo possa succedere a un bambino), quanto per la facilità con cui trascina il lettore nel suo universo parallelo di neologismi, storie inventate, colpi di genio e piccoli gesti di routine.
Ne La prima vera bugia è la leggerezza della parola a sostenere il peso della tragedia.

Isabeau

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