Weekend con il morto – Rudolf Chametovič Nureyev

Rudolf Nureyev, foto sapereaudeo.blogspot.it

Rudolf Nureyev, foto sapereaudeo.blogspot.it

Anche coloro che odiano il balletto perchè troppo femminile e troppo teatrale, in quando forma di comunicazione del corpo libera, emotiva, travolgente, avranno sentito nominare Rudolf Nureyev. Persino chi non sa nemmeno che aspetto può avere un costume da ballo, un tutù, una punta o uno chignon, sarà comunque in grado di identificare Nureyev come un papà per questa disciplina. Verrebbe da dire papà ma anche padrino, nonno, figlio adottivo, maestro, guru, discendente, e potremmo rendere questo elenco infinito. Si, perchè nessun personaggio nella storia della danza classica ha avuto lo stesso peso, immagine, stile, carattere, storia, talento, passione di Nureyev. Portamento splendido, corpo statuario e splendidamente omosessuale.

Rispetto ai ballerini tradizionali, il ragazzo comincia a prendere lezioni di danza quando ha 17 anni, molto avanti quindi. Peccato che da subito dimostri grande dimestichezza con la danza, ritmo, comprensione degli stili e della musica. Sembra essere nato per quello e i suoi connazionali se ne rendono subito conto. Peccato che dato il carattere piuttosto scontroso e la passione per uomini dello stesso sesso, Rudolf non viene fatto espatriare per esibizioni e tournées. Tuttavia, grazie all’infortunio di un collega, nel 1961 è chiamato a Parigi per una sostituzione improvvisa e voilà, l’inizio di un’ascesa senza limiti e di una carriera senza ritorno nella madre Russia. Con le sue capacità e la sua intolleranza alle gerarchie, alle regole così come agli ordini ricevuti, ben presto Nureyev inizia a comporre le proprie coreografie. E’ vero che come ballerino è stato per decenni il migliore in assoluto nel mondo, oltre ad essere a detta di molte soliste un ottimo accompagnatore, ma chiaramente il fascino di poter ballare i passi composti da sé è una vittoria, una libidine alla quale Nureyev non avrebbe potuto sottrarsi. E così nascono il suo Schiaccianoci, Lago dei Cigni, Raymonda, La Bayadère, Romeo e Giulietta, Tancredi, La bella addormentata.

foto giornaledelladanza.com

foto giornaledelladanza.com

Senza dubbio fu in questa veste, quella del coreografo, che Nureyev ha apportato il contributo maggiore ad una disciplina di vecchia data e un po’ polverosa. In primo luogo alla figura del ballerino maschio, prima di lui con parti poco importanti e tecnicamente ricercate, e successivamente estremamente valorizzato. Come ruolo, come esecuzione tecnica, come compagno di pari importanza della prima ballerina. A questo si aggiunge un’avanguardia notevole di pensiero, per aver compreso prima di molti altri, l’importanza di conoscere, studiare e ballare danze, musiche, stili differenti. Mentre oggi è normale per un danzatore professionista studiare danza classica, moderna, contemporanea, negli anni ’60 e ’70 questo non era affatto scontato, anzi. Rudolf lo capì prima dei suoi colleghi e non solo cambiò una metodologia di apprendimento e insegnamento della disciplina, ma portà anche le sue teorie sul palcoscenico, attraverso le sue coreografie.

Rudolf Nureyev e la ballerina inglese Margot Fonteyn, Covent Garden, Londra, 24 marzo 1964 (Jim Gray/Getty Images)

Rudolf Nureyev e la ballerina inglese Margot Fonteyn, Covent Garden, Londra, 24 marzo 1964 (Jim Gray/Getty Images)

«La danza è tutta la mia vita.Esiste in me una predestinazione, uno spirito che non tutti hanno.Devo portare fino in fondo questo destino: intrapresa questa via non si può piu’ tornare indietro.E’ la mia condanna, forse, ma anche la mia felicità. Se mi chiedessero quando smetterò di danzare, risponderei “quando finirò di vivere”». Testardo, esagerato, amante del limite, dell’esagerazione direbbero in molti, anche se per lui era l’unico modo di vivere davvero. Provare sempre a spingersi oltre, decostruire le leggi del balletto per creare nuovi passi, nuovi movimenti, ondulazioni, modi di essere. Se vedete le sue coreografie noterete quanto sono intese, cariche, ricche di dettagli e commistioni di stili tanto per la parte maschile che per la femminile.
Un personaggio che si può riassumere in una sola parola: estremo. Ed è verso grazie a questa sua stranezza e sfuggevolezza al controllo che lo ricordiamo come uno dei più grandi di sempre.

nel 1974, foto Francette Levieux

nel 1974, foto Francette Levieux

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