Arriva il quarto polo di Ingroia (per un totale di cinque).

Chigi - consiglio ministri - riforma giustizia

Questa foto non c’entra molto, ma non ho resistito…

Il 2012, dal punto di vista politico, si chiude con la definizione più o meno precisa di quella che sarà la situazione pre-elettorale dei prossimi due mesi; l’arrivo del Quarto Polo di Ingroia, le Primarie Parlamentari del PD, la creazione della Lista Monti, il solito Movimento Cinque Stelle e i colloqui tra Berlusconi e Lega determinano un sostanziale equilibrio a cinque. Prima di lasciarci per la pausa di Capodanno, proviamo a osservare queste forze, cercando di capirne pregi, difetti, punti saldi e punti deboli.

PARTITO DEMOCRATICO-SEL.
Partiamo da qui perché è l’argomento più semplice, perché su questa coalizione non c’è più molto da dire, per adesso. I due partiti sono gli stessi di un paio di mesi fa e, con le Primarie per scegliere i Parlamentari, sono giunti al termine della (non proprio impeccabile) operazione di legittimazione dei vertici da parte della base su cui si sono concentrati i maggiori sforzi degli ultimi tempi.

Bersani VendolaLe notizie di questi giorni sono sostanzialmente due: la prima, non di oggi, è la chiamata alle armi (e il “sì” in risposta) di Pietro Grasso, Procuratore Nazionale Antimafia che potrebbe essere chiamato a ricoprire la carica di Ministro della Giustizia in caso di vittoria dei Democratici.
L’altra è il risultato delle Primarie di Capodanno, che sono servite ad eleggere il 90% dei candidati al Parlamento della coalizione (l’altro dieci è costituito dal listino bloccato). L’affluenza è stata di circa un milione e duecentomila votanti, meno rispetto ai due primi turni, ma piuttosto alta considerando che in alcune regioni è la quarta domenica di Primarie in poco più di un mese e che ieri era il 30 dicembre. Tra chi ha “passato il turno” nel PD emergono i nomi di Stefano Fassina (che io sopporto a malapena, ma che è risultato primo a Roma), Orfini, Miccoli, Anna Finocchiaro (prima a Taranto), Elisa Simoni, Micaela Campana, Francesco Boccia, il rottamatore Pippo Civati, Ricchuti, e il renziano Ricchetti. Escluso numero uno (ma dei novecento totali ne doveva saltare più della metà) Giorgio Gori, arrabbiatissimo con Renzi per non averlo appoggiato esplicitamente.

Buona anche l’affluenza per SEL, che in Toscana candida, tra gli altri, Renzo Ulivieri (sì, l’ex-allenatore).

RIVOLUZIONE CIVILE (ARANCIONE).
Sono ormai passati tre giorni da quando Antonio Ingroia ha «sciolto la riserva» candidandosi ufficialmente alla carica di Primo Ministro con la sua lista Rivoluzione Civica. Come ricorderete, già tempo fa avevamo detto che in questa zona (cioè nello spazio tra PD e M5S) sarebbe potuto succedere qualcosa di interessante, in particolare parlando della nascita -questa primavera- del movimento civile ALBA. Per ora, tuttavia, è un po’ presto per parlare dei contenuti di questo nuovo soggetto ma -posto che non argomenteremo circa le buone o cattive intenzioni- possiamo iniziare a discutere di ciò che abbiamo a disposizione, ovvero del simbolo e della maniera di cui sembrerebbe strutturarsi la lista.

Ingroia Rivoluzione CivicaLo dico onestamente: il simbolo e il nome, a me, non piacciono. Non mi si fraintenda, io adoro la parola “rivoluzione” e mi fa battere il cuore ogni volta che la leggo da qualche parte, solo che credo che il suo posto sia nei libri di storia, sui muri o nelle pagine dedicate agli esteri, piuttosto che tra le scelte della scheda elettorale. Anche la stilizzazione del Quarto Stato nel simbolo non sembra granché interessante: oltre alla banalità della scelta, non mi pare che si possa parlare di un partito di massa contadina e operaia, ma piuttosto della lista di un magistrato di successo, alcuni professori universitari ed ex politici navigati. Insomma, non che ci sia niente di male a non essere uomini del popolo, ma diamo a Cesare quel che è di Cesare e, soprattutto, a ciascuno il suo quadro.

Oltretutto, credo che questi simboli siano del tutto inadeguati a rappresentare la tipologia di “rivoluzione civica” che Ingroia dice di voler proporre, perché più che altro ripropongono vecchi schemi ottocenteschi e della società fordista, che hanno significato tanto, per carità, ma che al momento non hanno propriamente l’aria di una ventata di rinnovante aria fresca. Ad oggi, per esempio, mi pare più sensata la proposizione di una collaborazione tra i ceti sociali (a vantaggio di  tutti), piuttosto  della riesumazione della lotta di classe.

Altro punto spinoso è la questione della costruzione della lista e del suo colore sociale. Giuliano Pisapia, in un intervento su L’Unitàsi dissocia (pur senza alzare nessun polverone) dal movimento arancione su cui  Ingroia ha messo le mani, lamentando una sorta di «appropriazione indebita» di quel colore: credo abbia assolutamente ragione, perché gli “arancioni” che avevano sbancato le amministrative del 2009 non pretendevano solo di rappresentare una parte della società civile, ma erano la società civile, in maggioranza riunita per provare a cambiare le cose. Questa prerogativa importantissima e fondante di quel movimento civile è invece tradita da una lista decisa a tavolino, da un leader puramente carismatico nominato senza il parere di nessuno e da una lista di ex-parlamentari trombati alla ricerca di un nuovo ruolo. Dal quel poco che ho potuto vedere, per ora, sono d’accordo con le parole di Marco Revelli, quando all’Huffington Post parla di «occasione perduta». Ad ogni modo, seguiremo gli sviluppi con grande attenzione e vedremo, senza pregiudizio, quello che ne verrà fuori dal punto di vista contenutistico.

LISTA MONTI.
Il futuro della Centro e del Centrodestra passano obbligatoriamente dal modo in cui verrà gestita questa operazione. L’Agenda Monti esiste (per lo meno a grandi linee) ed è piuttosto chiara nelle intenzioni, resta però da vedere chi ne saranno i rappresentanti. Una delle poche cose certe che sappiamo è che ci sarà una lista unica al Senato (affinché tutti insieme si possa superare la soglia), ma non alla Camera (ed è questa la novità), ove Casini ha insistito per poter scegliere i suoi e mantenere il simbolo dell’UDC. La struttura è la seguente, più o meno: ciascun partito aderente all’Agenda Monti per l’Italia indicherà i suoi candidati che, dopo l’approvazione del supervisore Enrico Bondi, sarà formalizzata.

Corrado PasseraPer quanto riguarda la lista che risponderà direttamente al Senatore a vita Monti (che non si candiderà personalmente ma la patrocinerà dall’esterno), il gruppo -capitanato sempre dal garante Bondi- è riunito per stabilire l’elenco dei nomi da presentare. In dubbio la posizione di Corrado Passera: il suo obiettivo dicono fosse quello di fare il numero due e guidare il gruppo alla Camera, ma la mossa di Casini per frammentare la lista gli mette i bastoni tra le ruote, tanto da fargli affermare che senza lista unica «non c’è alcuna svolta nel sistema politico e continueranno a comandare i soliti partiti». Ormai, per lui, è troppo tardi per tentare la ritirata e infilarsi nelle maglie del PD (ha mostrato troppa vicinanza agli ambienti supercattolici di Centro), quindi, posto che il suo rapporto con il Pdl è inesistente da quando ha bloccato il Beauty Contest, potrebbe rimanere fuori dai progetti di Monti (che pare sia rimasto un po’ deluso dal suo operato) e dal Parlamento, a meno che non si faccia piccolo-piccolo e lavori per tessere qualcosa per la prossima legislatura.

Nel frattempo, iniziano gli screzi (elettorali) con il PD. Se Bersani -con tono da sfida intellettuale tra gentiluomini- prova a stemperare lo scontro ponendo domande «politiche» e di «chiarezza» a Monti (attualmente in vacanza a Venezia) sul suo posizionamento rispetto al bipolarismo, sul ruolo istituzionale e politico di Bondi e sulle questioni etiche e di diritto civile, Casini è più netto e definisce il leader PD un «doppiopesista» morale, che pone come un imperativo civile l’investitura del “suo” Pietro Grasso, mentre taccia di immoralità Monti per l’operazione Bondi.

BERLUSCONI, LEGA & CO.
Berlusconi Maroni
La notizia di ieri era il fallimento del vertice tra i due partiti, per cui ci sarebbe dovuta essere una rottura tra il Carroccio e i Berluscones. Calderoli (di solito uno dei più attenti alla vicinanza con il Pdl), avrebbe spiegato a Berlusconi che, sebbene un’alleanza tra i due partiti sarebbe auspicabile, una candidatura a Premier del Cavaliere appoggiata dalle Lega non sarebbe in alcun modo digerita dalla base leghista. Ieri, nel pomeriggio, Maroni ha lanciato la candidatura di Tosi per la poltrona di Capo del Governo, rinunciando -come già sapevamo che avrebbe fatto- ad una sua posizione a Roma in favore di una candidatura diretta per la Lombardia.

Ieri sera, tuttavia, berlusconi è intervenuto con una “intervista” al TG5, spiegando che l’alleanza con la Lega è indispensabile, perché se loro non stanno con il Pdl a Roma, allora non ha senso che ci stia in Lombardia, e nemmeno nelle altre regioni in cui i due partiti condividono la maggioranza (per esempio il Veneto). Ha detto espressamente che non è una minaccia, ma suona proprio come tale. In ogni caso, sembra che ci sia una trattativa in corso (su quali temi lo capiremo). Nel frattempo, il Pdl appoggerà Storace per la corsa a Roma.
Ma per conoscere tutti gli aggiornamenti e le “nuove” promesse, vi consiglio di guardare ilo video al link qui sotto, che dure solo 6  minuti:
http://www.video.mediaset.it/video/tg5/servizio/365336/via-limu-piano-per-rilanciare-economia.html

PS. Berlusconi ha detto che, se vince, vuole una commissione d’inchiesta per portare alla luce i sotterfugi che hanno costruito il complotto con cui si è chiusa la sua esperienza di Governo.

MOVIMENTO CINQUE STELLE.
Anche per il Movimento di Grillo e Casaleggio non ci sono grosse novità. La «porta aperta» di Ingroia non è corrisposta (in modo simile a come fu tra Renzi e Berlusconi) e con le Parlamentarie i cittadini hanno votato i propri rappresentanti. Per chi non l’avesse (colpevolmente) ancora letto, invito a leggere il programma del Movimento. La mia idea, se vi interessa, resta che in questo testo compaiano troppe volte i verbi «abolizione» e «divieto»; confermo il fatto che ci siano alcuni buoni propositi, ma credo che ormai (per essere credibili) sia giunto il tempo, per il Movimento, di iniziare a dire come fare le cose, con quali soldi, con quali eccezioni e attenzioni etc.

Giancarlo Mazzetti

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