Agenda Monti, Berlusconi e PD: considerazioni.

Monti conferenza 590Dal punto di vista logico, l’operazione che sta facendo Monti è assolutamente impeccabile. Gli amanti dei neologismi che non hanno nulla a che vedere con ciò di cui si parla, ma che suonano fighi, la chiamerebbero una mossa da post-politica: candidarsi senza candidarsi, costruire una coalizione senza costruire una coalizione, provare a vincere le elezioni senza prendere neanche un voto.

Scendere in campo o non scendere in campo, questo era il problema; Mario Monti ha superato la difficoltà dell’irriducibile scelta con una passaggio che gli studiosi di biologia definirebbero evolutivo, ovvero con l’invenzione del concetto di «salire in politica». Prendendo alla lettera il rimprovero di Pierluigi Bersani, che in settimana aveva detto che a suo avviso l’Italia non avrebbe avuto bisogno di un ulteriore partito personalistico (come si andava configurando la Lista Monti di cui si vociferava), il neo-ex-Premier ha compiuto un passaggio di sopraffina sensibilità politica; la posizione ufficiale è la seguente: essendo egli un noto professore-studioso dell’Italia e dell’Europa e avendo, in questo ultimo anno, approfondito tramite la sua esperienza personale la conoscenza del Paese, quello che si limita a fare è dichiarare pubblicamente ciò che egli pensa che andrebbe fatto -sulla base delle sue conoscenze- nel corso della prossima legislatura. Il nome di questo elenco di precetti è Cambiare l’Italia e riformare l’Europa, e consiste nella versione completa, ufficiale e originale della famosa “Agenda Monti” di cui tanto si era parlato fino a ieri, ma nulla si era letto.

A questo punto -e qui c’è il colpo di genio- Mario Monti rimanda la decisione sul candidarsi o meno, dicendo che si sta limitando a fornire un programma di massima il quale, laddove dovesse essere recepito e interiorizzato a qualche formazione politica, permetterebbe a quelle stesse forze di avere la benedizione montiana (e magari anche la guida diretta di chi ha scritto quei comandamenti). Tradotto in italiano: Monti crede che determinate cose siano da fare, le propone alle forza politiche e aspetta che queste le girino a loro volta agli elettori, in modo che i provvedimenti dell’Agenda vengano legittimati dal voto e che egli, solo a conti fatti, possa decidere cosa fare.

In tutto questo, naturalmente, l’astuzia di Monti risiede nel non poter perdere (perché di fatto i voti, presi o non presi, andranno o non andranno alle facce dei vari Casini, Montezemolo, Fini e tutti coloro che appoggeranno apertamente l’Agenda), restare legato al PD (in modo che non si sbilanci troppo verso Vendola, per accordarvisi nel caso in cui le cose non dovessero andare bene) e poter fare da subito una indiretta (ma neanche troppo) campagna elettorale contro quelli che egli crede siano i mali assoluti, ovvero i populismi di Berlusconi e Grillo.

Silvio Berlusconi ospite a "L'arena" di Massimo Giletti

Berlusconi minaccia l’innocuo Giletti di abbandonare lo studio (sì, di nuovo).

Tutto ciò, oltre che nel deciso e irrevocabile europeismo presente nell’Agenda, è dimostrato anche dal primo passo successivo alla presentazione dei punti montiani, ovvero le diverse stoccate a Berlusconi (battuto 6-0 6-0, nel computo degli interventi televisivi di ieri) sull’IMU e sulle colpe dell’operato dei suoi Governi.

Pietro Ichino, ultimamente sembrerebbe sentirsi più vicino a Monti che non al suo PD.

Pietro Ichino, ultimamente sembrerebbe sentirsi più vicino a Monti che non al suo PD.

Qual è il punto debole della strategia di Monti? A mio avviso, il troppo distacco che egli pone tra sé e l’elettorato, potrebbe ritorcersi contro di lui. Fatta eccezione per gli elettori di Centro già assodati (cioè meno del 10%) che non avrebbe nessuna difficoltà, per tutti gli altri eventuali cittadini interessati all’Agenda, potrebbe essere un problema dover passare attraverso i nomi dei vari Casini e Montezemolo per votare il progetto Monti, perché di fatto si troverebbero a votare Udc, Fli e compagnia bella. Quindi, se non dovessero crearsi numerose liste autonome vicine all’Agenda Monti, in modo che tutti i potenziali elettori siano “coperti” (per esempio, un avvicinamento di Ichino con la sua lista potrebbe portare alcuni elettori dal PD, una sezione moderata del Pdl porterebbe ex pidiellini etc.), allora il Professore, per raggiungere numeri importanti potrebbe essere costretto a costruire egli stesso un canale diretto tra l’alto (della politica a cui è salito) e il il “basso” dei cittadini che lo vogliono votare (cioè un listino che stia tra l’8% e il 10%).

In questo scenario, però, sarebbero vanificati alcuni dei vantaggi insiti nelle scelte esternate ieri mattina (ci sarebbe, per esempio, la possibilità di perdere), e potrebbe in questo caso verificarsi un passo indietro di Monti, che potrebbe decidere di nascondere la mano dopo aver lanciato il sasso “accontentandosi” del Colle. Ora la palla passa al PD che, anche se ieri sera ha indirettamente espresso le sue opinioni sulla situazione tramite D’alema (ospite di Fazio), non ha ancora esternato ufficialmente le sue impressioni sul contenuto dell’Agenda, l’unità di misura su cui dovrà inevitabilmente essere bilanciata la campagna elettorale di chiunque abbia davvero intenzione di governare.

Giancarlo Mazzetti

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