Weekend con il Morto – Carmelo Cappello

Carmelo Cappello. Un pessimo artista.

Carmelo Cappello. Un pessimo artista.

Ogni volta che si prevede un morto tocca fare un’agiografia. Sempre. Muore questo, muore quello; tocca parlarne bene. Altrimenti sono dolori. Se uno muore vale la pena solo raccontarne le «gesta eroiche». E quando mai muoiono sempre persone «eroiche»? Questa settimana ne erano morte, comunque. Era morto Steinbeck, per esempio. Poi era morto Gianni Brera. Sempre per il calcio di altro morto ci stava il mitico mundial di Enzo Bearzot.

Però non è che si deve sempre beatificare qualcuno. Anche perché tutti i giornali e giornaletti sono pronti a rendere famosa la gente famosa. E allora tanto vale parlare di questo qui: Carmelo Cappello. Un artista tanto mediocre, quanto famoso a suo tempo. Come capita a molti nella contemporaneità; nel succedaneo momento. Un bel gallerista, un lavoro nel solco di alcuni grandi della tua epoca e via. Ti compra qualche bel collezionista “foderato”. E’ successo così al mitico Cappello. Esposto e propagandato per il tempo di un investimento da Giò Marconi e poi scomparso in quel cono d’ombra tanto noto a molti. Wikipedia, d’altronde, ne parla così.

Nel 1930 si trasferisce a Milano dove frequenta i corsi serali alla Scuola superiore d’Arte applicata all’Industria del Castello Sforzesco. Grazie a una borsa di studio può seguire i corsi di Marino Marini all’ISIA di Monza. Nel 1937 debutta come scultore e l’anno successivo tiene la sua prima Personale alla Galleria Bragaglia di Roma. Nel 1941 consolida l’amicizia con Giò Ponti, con cui manterrà una lunga collaborazione. Prende parte a varie edizioni della Biennale di Venezia (anni 1940, 1948, 1950, 1952, 1954, 1958), della Quadriennale di Roma (anni 1939, 1943, 1947, 1955, 1965, 1973, 1986) e della Triennale di Milano (anni 1951, 1954, 1957). Nel 1959 è invitato a Documenta 2 di Kassel. Nel 1977 partecipa alla Cooperarte, insieme agli artisti Carla AccardiGetulio AlvianiGianni ColomboAntonio D’AgostinoEmilio IsgròCarlo NangeroniMario NigroLuca Patella,Achille PerilliConcetto PozzatiMimmo RotellaGiulio Turcato e Nanda Vigo. La Coopertarte era una cooperativa di artisti “che cercava di esplorare nuove forme di rapporto e di confronto con il pubblico”. La prima mostra di questa esperienza si tenne al Centro Allende La Spezia il 26 febbraio 1977. La Cooperarte ha edito una cartella di 14 grafiche numerate da 1 a 100. Dopo una sua prima fase figurativa è attratto dalla scultura di Moore; passa dal Costruttivismo russo di Tatlin all’attenzione allo spazio suggerito da BrancusiPevsner e Gabo: da queste matrici culturali scaturisce il suo personale linguaggio rivolto alla declinazione di ritmi lineari e volumetrici. Componenti costanti delle sue strutture sono la curva, legata nel cerchio oppure marcata nell’ ellissi, in un rigoroso equilibrio dei rapporti bidimensionali. A Ragusa, nel 1994, inaugura la Raccolta Cappello con le opere donate alla sua città natale.

E che carriera viene da dire. Biennale, Documenta, addirittura. Eppure è scarso. Proprio scarso. Con tanti morti illustri questa settimana avremmo potuto parlare di loro. E invece no. Carmelo Cappello. Uno scultore proprio incapace che ha scolpito nel segno di molti. E’ stato il pan di spagna intellettuale su cui Giò Ponti e alcuni altri hanno potuto essere la crema. E’ servito anche lui, direte. Si e no. Se non lui qualcun altro. E comunque era giusto parlarne; perché c’è chi ha speso dei soldi, pensando fosse il Pomodoro de noi altri.  E poi che gusto c’è sempre a parlare di Steinbeck?

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