Top 5 – automobili maschiali (che quasi ti puoi permettere)

Forse c’è una fase della vita che si è nostalgici o ci si cerca bambini nel panorama d’intorno. Una cosa di regressione o omeopaticamente di fanciullini pascoliani, vai a capire.
Comunque quello che volevo dire è che non vedo più ragazzini dico dieci-dodicenni che si avvicinano alle automobili, ci guardano dentro, e con la mano a cucchiaio per evitare il riflesso del vetro cercano di sbirciare nel quadrante del tachimetro per rispondere all’amichetto che da dietro gli chiede: “quanto fa?”

improvvisamente una madeleine:

10 anni:
appoggiàti al finestrino guardavamo dentro le macchine:
quanto fa?
200 sta scritto
la mia arriva a 220
sì, ma di contachilometri
e che vuol dire?
se sta scritto 220 sul contachilometri non è che fa 220 all’ora
e allora perché ce l’hanno scritto?
perché se poi ci arriva?
allora ci arriva! se ci arriva li fa!
no, non è che li fa, li può fare.
se li può fare allora li fa.
ma mica sempre!
e che significa? se acceleri sulla strada di Foggia, quella, la macchina, accelera?
(la strada di Foggia: dieciotto chilometri di rettilineo; i test drivers le preferirono più tardi la strada per Campobasso, più breve ma più nuova, più larga e in alcuni tratti in discreta pendenza)
eh! e quanto fa sulla strada di Foggia?
220
e dàlle!
scusa, sta scritto 220? se tiri, quello arriva e si chiude, il contachilometri.

conseguente battibecco telepatico:
cocc d magghj! ‘ndò eye jì p qweellu cucc’?
(testòne, dove pensi di andare con quel catorcio?)
intànd ‘a màk’n d pàtm accòpp i duicìnt.
(checché tu ne dica, l’automobile di mio padre è bastevole a soverchiare i dugénto)

Ford Capri
GT1600 verde metallizzato, ce l’aveva papà. una delle prime automobili che ho guidato, di nascosto, quattordicenne: quel cofanone lunghissimo e bombato e il baule minuscolo col portapacchi da spider messo sopra. Non aveva la luce di cortesia come alcune berline dei miei amici, sul montante del parabrezza c’era una torcetta montata su un supporto snodabile: era tutta cromata, valeva da sola il posto davanti, con quell’orizzonte artificiale di cofano bombato. un coupé.
Che belli mi sembravano i nomi misteriosi delle carrozzerie delle vetture, quel misto di francese pionieristico sedimentato e d’inglese appena abbozzato -cabriolet, chassis, spider- con poi quei termini futuristici: carburatore, spinterogeno, scocca autoportante. Se da noi la berlina si fosse chiamata, come usa oltralpe, sedàn, forse ora sarei meglio disposto verso le famigliari: come volete che un ragazzino si appassioni ad una giardinetta? per entrare dietro nella Capri si dovevano inclinare i sedili alzando una levetta dove il dito si fermava da solo nell’incavo zigrinato. Che se lo tenesse il suo mirino, la Mercedes di gianluca, e i suoi sportelli di dietro.

Adesso quando leggo che nelle nuove automobili finalmente c’è lo spazio per il tablet mi viene un corrìvo di desolato laissez-faire: a me delle macchine mi piace la macchina. Il resto sono gadget.

Alla fine di questa top five, la vista di una mini countryman o di un’audi A1 vi dovrebbe suggerire del perchè il mondo va a rotoli.

numero 5
the space-age french coupé
matra-simca bagheera

Matra-Simca Bagheera (1973-1980) (Antonis Volanis/Courréges)

Coupè leggero con abbondante uso di polimeri di derivazione aeronautica, motore centrale, trazione posteriore, tre posti in linea: Courreges disegna gli interni di una versione, è forse il primo caso di uno stilista che si occupa di car design.
Sebbene leggera, soffriva del fatto che la Simca aveva pronto solo un 4 cilindri 1.3. Allora gli ingegneri Matra approntano una soluzione da cartone animato: accoppiano due motori milletrè per generare un otto cilindri 2.6 poderoso e un filo inaffidabile ma dai consumi agghiaccianti.
Appena pronto scopppia la crisi petrolifera.
la matra-simca bagheera vince nel 1975 il premio Silber Zitronen dell’Allgemeiner Deutscher Automobil-club per la macchina meno affidabile del momento.
Si noti che Silber sta per silver, quindi: medaglia d’argento.

numero 4
‘If everything seems under control, you’re not going fast enough”
alfa romeo GTV 6 2.5 (1987)

Alfa Romeo GTV 6 2.5 (1980-87) (giorgio giugiaro – al volante carlos reutemann)

Una coupé familiare, 5 posti. layout classico alfa: motore longitudinale anteriore, trazione posteriore, trasmissione posteriore transaxle per contribuire alla distribuzione dei pesi.
La bombatura sul cofano copriva il motore V6 “Busso” da due litri e mezzo che BritishClassic&Sportscar definì “the best sounding engine, this side of a maserati V8”.
un coupè superbo. La brera al cospetto propriamente evapora.

numero 3
acciaio giapponese
Honda S2000

Honda S2000 (2000-09) (Shigeru Uehara)

I giapponesi hanno reinventato la spider inglese con la Mazda miata/MX5 alla fine degli anni 80, e la Honda ne ha celebrato così una vetta di perfezione per i 50 anni della casa: il motore V-tec della s2000 è un quattro cilindri duemila aspirato da 240hp a 9000 giri. Se avete un contagiri guardate il numerino rosso in fondo. E fatevene una ragione.

numero 2
Her Nimbleness
Lotus elise

Lotus Elise Mk1 (1996-2001) Julian Thomson

Colin Chapman, il guru delle sports car inglesi era profeta della leggerezza: se sei leggero vai più forte. I suoi eredi (Chapman ci ha lasciati troppo presto dopo aver scritto la storia della formula uno e delle auto sportive degne del nome) hanno seguito i suoi principi e hanno messo un motorino bolso rover quattro cilindri, due valvole, 120 cv, in un telaio di alluminio aeronautico incollato, senza viti nè saldature, realizzando una vetturetta targa di soli 725 kg che va da zero a cento in meno di 6 secondi e fa le curve alla velocità del pensiero.
Se la vedete non ci credete.

numero 1
the ultimate masculine car
BMW Z3 3.2M coupé

BMW Z3 3.2M Coupé (1998-2002) Chris Bangle

Una delle vetture più belle di sempre.
Una meccanica stratosferica e prestazioni da portar via le orecchie, impegnativa, scomoda, perfetta.
Prodotta in pochi esemplari che commuovono al passaggio, in Italia fu molto apprezzata la versione roadster (molto meno affascinante) ma a questa qui c’era addirittura gente che preferiva una TT o una SLK.
un continuo desiderio.

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