Il Fai e Francesco Vezzoli. Idee per piccoli borghesi.

Francesco Vezzoli. Piangi tu che piango anche io.

Francesco Vezzoli. Piangi tu che piango anche io.

Pochi giorni fa una mail ha raggiunto molti degli aderenti del FAI. E’ partita (anche) dalla Presidenza della delegazione Liguria ed è indirizzata a tutta la sua mailing list. Facile che da lì partirà, come le tipiche catene di Sant’Antonio, verso altre delegazioni e molti altri lidi. L’intento è di quelli da definirsi «nobili»: sarà finalizzato alla ricostruzione del Palazzo comunale di Finale Emilia, all’interno dell’epicentro del terremoto che ha distrutto molte parti di quella splendida regione. Chi e come pensa che sia una brutta idea quella di dedicare un’operazione di raccolta fondi per una zona colpita da un terremoto? Nessuno. Un po’ come chiedere chi sia a favore della guerra. Per la cronaca l’oggetto in vendita è un’opera d’arte. Un multiplo di Francesco Vezzoli  – 399 esemplari – acquistabile comodamente dal divano di casa su Yoox (clicca qui) al prezzo di 399,00 Euro. Finiranno nel tempo in cui Bip-Bip sfugge all’attonito coyote. Statene certi.

A tutti gli effetti una raccolta fondi ha poco a che spartire con il modo con cui questi vengono raccolti – purché sia pacifico e legale. E se il Francesco che piange di Vezzoli raggiunge centosessantamila Euro, perché darsi tanta pena a criticarlo? Da un certo punto di vista non esiste artista più perfetto di lui per un’operazione come questa: è italiano, è americano d’adozione, è retto dalle gallerie cool del mondo, è un amico di Gian Enzo Sperone, è quotato. Il FAI avrebbe potuto scegliere lui, oppure rituffarsi nel classico solco di Michelangelo Pistoletto, già utilizzato per sovvenzionare il Bosco di Francesco, ad Assisi. A tutti gli effetti questa è proprio una buona cosa. Suoneranno, allora, molto impopolari queste mie parole e decisamente irriverenti. Ma che non sembrino irose. Il Fondo per l’Ambiente Italiano, saggiamente e coraggiosamente istituito da Giulia Maria Crespi nel 1975, ha come mission quella di  agire per la salvaguardia del patrimonio d’arte e natura italiano attraverso tre modalità ben distinte: tutela e valorizzazione, educazione, intervento attivo. All’interno del principio di tutela e di intervento attivo sta la ratio della vendita dei Vezzoli che, in  pratica, permetteranno alla Fondazione di ristrutturare e recuperare il palazzo comunale di Finale Emilia. E infatti non vi è alcun vizio di merito e di forma nella questione.

Pistoletto e San Francesco d'Assisi cos'hanno in comune? il FAI.

Pistoletto e San Francesco d’Assisi cos’hanno in comune? il FAI.

Quello in cui il FAI, anche dopo il cambio di presidenza, continua senza soluzione di continuità è l’arroccamento verticistico delle sue posizioni. Che motivo esiste nel coinvolgere artisti come Vezzoli e Pistoletto che si limitano, dal loro atelier, a spedire un multiplo? Pensatori contemporanei che certamente sono coinvolti nella loro poetica, fatta di cose care a loro e a tutti i di loro collezionisti, e che non hanno mai contemplato una certa estetica relazionale come parte della visione che li sostiene.

Palazzo Grassi, anno di grazia 2011. Francesco Vezzoli mostra il proprio cinema. Una piccola sala a lui “intitolata”, con tanto di tendone di velluto rosso e file di sedute. La programmazione erano un serie di video dell’artista, ovviamente. Questo è (stato) il suo lavoro relazionale per eccellenza. I soldi aiutano, chi può negarlo. E il bonifico che tra qualche mese il FAI riceverà e che verrà trasformato in cazzuole e sacchi di cemento e poi in elemento architettonico, serve sempre; star-serve in un paese come questo. Quello che è bene chiedersi va oltre: perché il FAI, con quell’aria così aristocratica e quelle manifestazioni così emblematiche del suo elitarismo – perché ogni marca si porta dietro il suo sostrato e i sedimenti degni anni – come la riunione dei 200 – per citarne una – non riesce a sfondare le barriere che lo dividono da essere percepito da tutti come una piccola bastiglia della salvaguardia e valorizzazione del territorio? Quanto verrà considerato più utile un uomo che piange lacrime ricamate, appeso in case lussuose di tutto il mondo di sedicenti collezionisti-arrivisti (questo è il target di Vezzoli), perchè è così che finirà, di un intervento di arte relazionale sul territorio? Dove sta l’umanità che una Fondazione come questa dovrebbe esprimere?

Non è il gusto, tipicamente italiano, della ripicca e della contestazione. Chi scrive ha fatto parte del FAI come cicerone per la sua città e attualmente né è un socio sostenitore. E’ oltremodo triste comprendere che non esiste maniera di scardinare questa guardia così altera e diafana come fantasma. Quanta fredda disillusione nel vetusto e abituale, davvero sempre uguale a se stesso, artista di potere che destina un suo multiplo ad un’associazione di ricchi borghesi incanutiti. Sono sempre gli stessi: nell’acquisto di Yoox ci saranno i soci del FAI più fedeli, qualche collezionista che spera con quattrocento Euro di mettere le mani su qualcosa che abbia un giorno un valore e che oggi gonfia il suo petto. Pistoletto, Vezzoli, al prossimo palazzo da restaurare farà capolino Cattelan oppure Paladino. La scommessa è facile da vincere. Quanta poca rabbia per il lutto e il dolore emiliano e quanta poca tenacia combattiva in quest’asta digitale. Forse, se l’arte ha qualcosa da mostrare a se stessa, è che più di un bonifico via etere esistono gesti che accumulano una carica emotiva e intellettuale. Mi piacerebbe fare parte di una Fondazione che anziché far comprare ai propri aderenti multipli di artisti la cui dichiarazione dei redditi fa fatica a non destare un singhiozzo di stupore, progetta un lavoro di arte relazionale che possa portare nelle zone del terremoto non solo un elemento fisico, un mattone, ma un’idea. Di collaborazione forse, di resilienza, di sopravvivenza.

San Francesco d’Assisi è il Santo patrono d’Italia perché, da chi se lo immagina a dialogare con i cerbiatti, a chi ne legge le righe potenti e conturbanti del Cantico, ha trasmesso un’idea non solo di fratellanza tra gli uomini ma di uguaglianza, di «esistere nonostante tutto in una sola unica grande maniera*». Chi lo legge ci vede dentro l’erotismo e l’amore di molti Edipo e l’altissima povertà di Walden. Il FAI ha restaurato il suo bosco, dovrebbe tornare nelle sue parole e pensare dove sta Vezzoli e dove sta l’Emilia.

* Commento al Cantico di Pier Luigi Cerulo, Adelphi, 1953.

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One thought on “Il Fai e Francesco Vezzoli. Idee per piccoli borghesi.

  1. una constatazione: in realtà, per ora, e visti i tempi di gran consumo natalizio, i multipli non sono andati “nel tempo di un bip-bip” come prevedeva l’articolista. ad oggi, 25 dicembre solo la metà dei 400 in vendita sono stati acquistati. dopo alla già nota scomparsa (e abdicazione) della borghesia siamo davanti alla scomparsa anche della piccola borghesia? forse.

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