Cronache da Baku – 2. il diavolo è nei dettagli

Anche dall’interno della città vecchia, datata 1200 e patrimonio dell’UNESCO, le fiamme della modernità supersonica di questo paese sembrano assediare la storia. Spuntano dappertutto anche da dietro le finestre protette che consentivano alle varie mogli del re di vedere senza essere viste e di prepararsi alla preghiera serale in una stanza minuscola attigua alla moschea dei maschi priva dei pregiati tappeti di seta e con una porta più bassa del normale per ricordare loro di inchinarsi al dio, maschio.

FLAMES ON OLD CITY

Ma quei tempi per le donne sono passati (abbastanza passati): il paese è laico nonostante la maggioranza mussulmana e dimostra, con la presenza di centri di culto di tutte le religioni, sinagoghe comprese, che la religione non è “the main issue” , il vero obiettivo qui è la patria, il petrolio, gli affari e l’orgoglio nazionale.

Le donne sono libere e ricoprono ruoli rilevanti nella società.

Ma, non so perché, si avverte ancora un certo passo silenzioso nel loro incedere verso il futuro; gli uomini sono iperprotettivi, onnipresenti, osservatori guardinghi e preoccupati.

Nel “ristorante virile” dove vengo invitata per comprendere la natura antica della loro cucina,

RISTORANTE VIRILE

dopo aver represso le lacrime alla vista di diverse pelli d’orso con gli occhi cuciti e di piccoli stambecchi imbalsamati, non mi stupisco di contare solo camerieri uomini, che comunicano con cuochi uomini, che trattano con clienti uomini (conto solo due donne compresa me) e fumano accovacciati a turno fuori della sala.

La donna non deve esporsi troppo senza protezione, però ok, può studiare, fare carriera, basta che tenga alta reputazione della patria.

Ecco quello che mi sembra di capire.

Ci vuole equilibrio, dicono.

E allora rifletto sulle cose che già so di questi paesi; trovare equilibrio tra passato e presente, già urgente futuro, è la difficile strada da trovare e percorrere.

Chi ha una qualche dimestichezza con le giovani democrazie, le nuove economie, i neonati meta capitalismi tutti ad est della vecchia Europa, si abitua presto a un mondo pieno di contrasti dove vecchio e nuovo, bellezza e orrore, ricchezza estrema e povertà assoluta non sono affatto separati ma contigui, uno vicino all’altro, uno dentro l’altro; a volte basta solo svoltare l’angolo, cambiare strada, scendere o salire di qualche piano e lo scenario cambia di colpo.

A Baku, la città sempre battuta dal vento ma dove non vedi una foglia per terra perché ci sono centinaia di operatori ecologici e tutto è pulitissimo, non fai in tempo a restare senza parole per lo splendore dei marmi e degli specchi di un banalissimo sottopassaggio pedonale così magnificente da far invidia al salone delle feste di Vienna, che, a stretto giro di passeggiata, ti ritrovi in una strada con buche come crateri, tra venditori di scope e improbabili Cine Club.

SOTTOPASSAGGIO

E suscita tenerezza la vecchia FIAT 124 o forse LADA 128, parcheggiata a fianco del nuovo, bellissimo, modernissimo centro congressi-mausoleo dedicato all’ex presidente “ Heydar Aliev” progettato da Zaha Hadid.

SINEMA CLUB

Ma alla fine tutto funziona, tutto procede senza intoppi, il viaggiatore a Baku può dirsi soddisfatto di aver compiuto le sue missioni, qualunque esse siano, e di aver avuto anche il tempo per guardare e per riflettere e fare un inevitabile paragone sulle due velocità con cui il mondo sta goffamente procedendo: da una parte la decelerazione dell’occidente e dall’altra l’accelerazione di certe regioni, a est.

E mentre sorseggio il mio cappuccino sulla terrazza dell’albergo, presto perché il ritmo della giornata è alto, guardo questo scenario in divenire

PETROLIO E GRU

e mi chiedo che cosa succederà quando l’oro nero sarà prosciugato, o quando avremo trovato (applicato meglio) soluzioni energetiche diverse, insomma quando la ricchezza di paesi come questo non dipenderà più dagli idrocarburi che sgorgano dalle viscere della terra e in essa tornano come resti di inquinanti combustioni.

Provo a chiederlo ai miei amici azeri e loro mi rispondono che uno dei loro eroi nazionali, Murtuza Muhkarov, classe 1865, primo magnate del petrolio, genio delle estrazioni e pioniere nel concetto di industrializzazione dell’oro nero, investì gran parte del ricavato delle sue transazioni economiche nelle sue due passioni , il bel canto (la figlia divenne una famosa cantante e lui fondò scuole musicali nel paese) e le colture vegetali (si dice che importasse alberi pregiati per le aree intorno ai giacimenti e che se oggi il paese vanta la più bella e succosa melagrana del mondo lo si debba anche a lui) e la lezione è questa: oggi tutte le società nazionali petrolifere investono nell’economia del paese, investono nella crescita del paese (della patria), non portano via i soldi ma preparano il futuro.

E anche Eurovision che quest’anno si è svolta alla Criystal Hall di Baku, va in questo senso.

Sorridono convinti.

E alla fine mi convinco un po’ anche io che anche il canto, le melagrane, le olive (buonissime), i centri ricerca un po’ troppo Star Trek, le università pullulanti e tutti questi giovani (cavolo sono tutti giovani, ipertricotici e giovani) faranno galleggiare questo paese anche se l’oro nero restasse sottoterra e magari tornasse ad alimentare la fiamma perenne del tempio di Zarathustra ( che era un Azero doc) a Surakhami.

Che poi Zarathustra…

Leggo che lo Zoroastrismo è oggi una religione che, se esistesse il campionato mondiale dei credi, rischierebbe la retrocessione in D coi suoi soli 250.000 adepti in tutto il mondo.

Mi incuriosisco e annoto i concetti base di questa antica fede:

  1. Buoni pensieri, buone parole, buone opere.

  2. Parità sessuale. Uomini e donne hanno uguali diritti all’interno della società.

  3. Attenzione per l’ambiente. La natura svolge un ruolo centrale nella pratica dello zoroastrismo. Le più importanti feste annuali zoroastriane riguardano celebrazioni della natura: il nuovo anno nel primo giorno di primavera, la festa dell’acqua in estate, la festa d’autunno alla fine della stagione, la festa del fuoco in mezzo all’inverno.

  4. Lavoro e carità. Pigrizia e lentezza sono malviste. La carità è vista come opera buona.

  5. Condanna dell’oppressione tra esseri umani, della crudeltà verso gli animali e del sacrificio degli animali. Punti nodali della religione sono l’eguaglianza di tutti gli esseri senza distinzione di razza o credo religioso e rispetto totale verso ogni cosa.

Insomma, un profeta di buon senso in nostro Z.

Riparto da Baku con due grandi melagrane in borsa e un libretto del poeta Nazim con traduzione in Francese.

Dico Sagol (grazie) a tutti sbagliando pronuncia. 

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