Tra fuoco e vento – Cronache da Baku (1. dov’è già baku?)

Se siete fortunati e arrivate in una serata limpida, vi godrete la discesa verso la città di Baku, la città del vento, ammirando per una buona mezz’ora un paesaggio roccioso e scuro: la catena montuosa del Caucaso e il fiume Kuma, che ha già visto molto petrolio nel suo tragitto, arrivano placidamente al mare, il mar Caspio, quello chiuso.

Ad attendervi troverete un aeroporto un po’ vecchiotto ma pulitissimo e tanti agenti di polizia.

Ecco tenete a mente questi due primi indizi, igiene e polizia, perché saranno una costante nel vostro soggiorno a Baku, insieme a (elenco random): marmi lucidissimi, ensemble uomini fuori dai negozi accovacciati a parlottare, gioco del backgammonipertricosigentilezza e scarpe a becco di papera.

L’Azerbaijan, o se volete “anima dei nobili guerrieri del fuoco sacro”, è una repubblica presidenziale, laica e tollerante; il video che passa e ripassa nel volo della compagnia nazionale, ci racconta di un paese dai mille colori dove tappeti volanti conducono il novello turista (sembra che dopo EuroVision 2012 ne stiano arrivando parecchi) alla scoperta del buon cibo, della natura e della storia.

Il video non ci dice però ciò che facilmente si legge nei media e cioè che sul presidente,Ilham Aliyev, figlio del padre fondatore della nuova repubblica di Azerbaijan sorta dopo l’indipendenza dall’Urss, ci siano sospetti di brogli elettorali e di mano pesante per tenere a bada ogni forma di vera opposizione democratica, ma tant’è.

La democrazia perfetta non esiste” commentano sorridendo più volte i miei interlocutori azeri nei giorni successivi e Inshallah.

Mi parlano invece, spesso e volentieri, della contesa, annosa, che la loro patria (non usano mai il termine concittadini ma compatrioti) ha con l’Armenia per alcuni distretti importanti del Nagorno-Karabakh.

Mi spiegano che dietro l’Armenia c’è la Russia che non vuole togliere le tende da quella parte del mondo petrolifero.

Ripenso allora al fatto che il petrolio azero ha rifornito l’Armata Rossa per l’intera durata della seconda guerra mondiale e che Hitler aveva progettato un’operazione (operazione Edelweiss: pensare a un film con cattivoni alti e ossigenati) per prendersi Baku e il suo oro nero.

Ma si smette presto di parlare di cose cupe da queste parti perché una delle caratteristiche di questa gente sembra essere piuttosto il sorriso, la voglia di essere gioiosamente operosi, di lavorare e fare progetti e anche di stare a tavola e cantare magari.

Nei ristoranti, tradizionali o ultramoderni, c’è sempre qualche orchestra che conosce tutto il repertorio del melodico trans caucasico ma anche italiano e americano.

La cantanti truccatissime e minigonnate hanno voci drammatiche, i cantanti, spesso in spezzato color argento, sono giovani e leggermente panzuti. Il profumo del loro dopobarba vi stordirà, ma voi fate finta di niente.

Perché qui tutto è un po’ soffocatamente passionale, è nero appiccicoso, è rosso rossettoso, è fuoco e fiamme.

A proposito di fuoco e fiamme, abbiamo già detto che il fuoco è il simbolo del paese e non è difficile capire il perché: ho visto fuochi ardere al largo dei bastioni di Orione … direbbe il vecchio Roy Nexus 6, ma erano pozzi petroliferi sul mare, proprio di fronte alla baia cittadina, e ce ne sono di perenni nelle pianure e nelle montagne. Qui il suolo e il mare sono solo un coperchio a giacimenti di oro nero e gas naturali e le prime gettate sono celebrate in dipinti e vecchi poster.

 

quando tutto è cominciato (ph.dapolroi)

quando tutto è cominciato (ph.dapolroi)

Le tre fiamme sono lo stemma del paese e, dopo cinque anni di lavori e circa 350 milioni di dollari, gli immensi e bellissimi edifici denominati appunto “The Flames” , sono stati finalmente inaugurati ad aprile di quest’anno.

La provinciale che è in me e che considera i grattacieli supermoderni un’attrazione irresistibile, ne è immediatamente catturata e sempre a quelle tre immense fiamme di cristallo che catturano la luce della baia, rivolge lo sguardo infantile.

(continua…)

FLAMES

the flames (ph: dapolroi)

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