La Musica Così Come La Trovai – Bury Me Not On The Lone Prairie

 JohnnyCashPremessa: non sono credente, nel senso che non credo in nessuna religione rivelata, nel senso che non credo in nessun Deus. Non sono nemmeno ateo, perché la stessa definizione di ateo ha bisogno, come contraltare, di quel Deus in cui non credo. Non direi nemmeno di essere agnostico, perché un semplice “non lo so” non aiuta a spiegare il mio atteggiamento nei riguardi della deitas, o del mistico, perché comunque trovo convincenti, in questo senso, cose come i tramonti, il Peloponneso, le belle donne, il vino rosso, la Birra Moretti, Franco Baresi, Johnny Cash, e diversi passi di tutti i testi sacri della storia dell’uomo, dai Veda al Sutra del Diamante, dalla proto ermeneutica dei due ladroni del Vangelo secondo Luca ai dubbi risolti in fede della Baghavad Gita. Bene, possiamo proseguire senza che mi si dia del clericale (il mio idolo di quando avevo nove anni era Garibaldi. Il mio idolo di quando avevo dieci anni era Napoleone. Il mio idolo di quando ne avevo quindici era Bukowski. Voglio dire, non scherziamo.).

Lo sbarco del Papa su Twitter ha fatto sì che si acuisse un fenomeno cui io do il nome di “esibizionismo laico”. Gli hashtag scherzosi e irriverenti si sono moltiplicati, e in questi spazi mi è stato possibile trovare battute argute, intelligenti e divertenti, che mi hanno sicuramente migliorato la giornata, ma anche insulti gratuiti e la solita lista di banalità dell’”anticlericale formato famiglia prendi tre paghi due” della nostra epoca prenditrepaghidue. Gente che crede di essere originale quanto Giordano Bruno o quanto Valdesio di Lione pur vivendo tempi assai diversi da quelli in cui vivevano il pensatore nolano e il predicatore francese (voglio dire: non mi stai dicendo nulla di nuovo, è inutile che ti senti tanto speciale e tanto intelligente). O persone che credono di avere inventato il pauperismo prendendosela con l’opulenza della chiesa romana, atteggiandosi a novelli scopritori dell’acqua calda.

La colpa, su questo non c’è dubbio, è sicuramente della chiesa di Roma. Il presupposto necessario di ogni religione (sentimento religioso), scriveva il mio amico Nietzsche ne La Nascita della Tragedia, è il mito, dove per mito intende qualcosa di non paralizzato, di non fissato da quello che lui chiama spirito ottimistico (che non è assolutamente, attenzione, come spesso erroneamente sento dire, l’Apollineo, che è cosa ben diversa), e che potrei provare a tradurre con istituzionalizzazione, ma che in realtà ha a che fare (sempre questo spirito ottimistico) non solo con le gerarchie ecclesiastiche, ma anche con gli stessi discorsi intorno alla religione: teologia, teodicea, canoni, contro canoni, concetti. Per darvi un’idea migliore di cosa lui intendesse, vi dico che quello spirito ottimistico di cui parla è eminentemente rappresentato, sempre secondo lui, dall’uomo della carta stampata, dei giornali, da quello “strano quidproquo, con pretese a metà morali e a metà erudite (anti artistiche, aggiungo io, quindi anche anti apollinee), il critico”.

Nel 1871, anno in cui scriveva Nietzsche, la chiesa romana era rappresentata da uomini di questa pasta da ormai almeno un millennio.

L’Impero Romano d’Occidente era caduto, da ogni parte del mondo allora conosciuto giungevano minacce d’invasione, o invasioni vere e proprie, che rischiavano di spazzare via non solo la cultura greco romana, ma anche il diritto romano, le forme di organizzazione dello stato, e un sacco di altre cose che usiamo ancora oggi, tipo l’alfabeto. Era inevitabile che la chiesa di Roma, con a capo il pontefice, essendo l’unica entità, in quel gran trambusto, a potersi proporre come istituzione forte, andasse a sporcarsi le mani con la politica, e con tutte quelle altre cose che non avevano a che fare con il mito intorno al quale il sentimento religioso cristiano si era formato (la redenzione del genere umano come conseguenza della crocifissione del Cristo, un mito potente quanto il mito di Prometeo, che è il Mito per eccellenza). Laddove (Costantinopoli) era sopravvissuta un’istituzione statale forte (Impero Romano d’Oriente), la chiesa ebbe un rapporto assai diverso con la politica, e fu in grado di mantenere più a lungo le sue prerogative esclusivamente mitiche e religiose, e furono, in sostanza, questi due diversi atteggiamenti a portare le chiese orientali a proclamarsi autocefale e indipendenti dalla curia romana.

Questo è il punto: per più di un millennio, dalla cristianizzazione delle isole britanniche, della Scandinavia, e delle terre ad est del Danubio, direi, fino al Concilio Vaticano II, cura delle anime ha significato, per la chiesa cattolica, curare qualcosa di molto diverso dal sentimento religioso, o mitico che dir si voglia. Curare le anime significava poterle gestire, conformarle, rendere il messaggio evangelico inoffensivo. Già i primi vagiti di questa chiesa cattolica lasciavano intendere che ad essere importante, per la chiesa stessa, non era tanto il cristianesimo come punto di convergenza del sentimento religioso popolare, quanto la cosiddetta Res Publica Christiana, intesa come mantenimento dell’ordine all’interno di un orizzonte politico comune, al di là delle frammentazioni. La prima crociata, ad esempio, fu indetto dal Papa di allora (di cui non andrò a cercare il nome) anche per dirottare la forte bellicosità del ceto cavalleresco francese al di fuori dei confini europei.

Perché il destino dei Frati Minori (l’ordine fondato da Frate Francesco d’Assisi), è stato tanto diverso dal destino di altri movimenti di rinnovamento in senso pauperistico evangelico che sono stati definiti eretici? Molto semplice: i Minori hanno accettato di abbracciare la chiesa romana, con tutte le sue regole e con tutti gli obblighi politici che queste regole comportavano, arrivando a scalare le stesse gerarchie ecclesiastiche in meno di un secolo.

Perché questo mio interminabile discorso sulla storia del cristianesimo in una rubrica che parla di musica?

Perché, secondo me, bisogna stare molto attenti: quando si attacca la chiesa di Roma bisogna avere bene in mente questo, che si sta attaccando, cioè, un’entità politica, che nonostante il Vaticano II, non ha per niente rinunciato al ruolo che ha ricoperto per così tanti secoli, e il cui capo (il Papa) è tenuto a parlare innanzitutto come uomo politico, non perché lo voglia lui, ma perché così domanda e chiede l’istituzione di cui lui è a capo. (Cosa è stato, per esempio, Giovanni Paolo II se non uno dei più abili uomini politici del XX secolo?). E bisogna avere bene in mente che all’interno della comunità cristiana (ci metto dentro tutti: cattolici, riformati, anglicani, ortodossi, di rito orientale, ambrosiani) ci sono persone che non hanno nulla a che fare con quella idea di chiesa, e che non meritano di essere sbeffeggiati dal “laico formato famiglia prendi tre paghi due” di turno per il solo fatto di credere, o di essere sacerdoti.

Persone come Johnny Cash (finalmente, la Musica!), il quale riprendendo, come era solito fare, una vecchia canzone di cowboy, scrisse la miglior preghiera che sia mai stata scritta: una preghiera che varrà sempre, in ogni tempo, sotto ogni sole, che si creda o meno, ecco il Mito, di cui parlava il mio amico nel 1871:

Lord, I’ve never lived where churches grow.
I loved creation better as it stood,
That day you finished it so long ago,
And looked upon your work and called it good.
I know that others find you in the light,
That sifted down through tinted window panes.
And yet I seem to feel you near tonight,
In this dim, quiet starlight on the plains.
I thank you, Lord, that I’m placed so well,
That you’ve made my freedom so complete.
That I’m no slave to whistle, clock or bell,
Nor weak-eyed prisoner of Waller Street.
Just let me live my life as I’ve begun,
And give me work that’s open to the sky.
Make me a partner of the wind and sun,
And I won’t ask a life that’s soft or high.
Let me be easy on the man that’s down,
Let me be square and generous with all.
I’m careless sometimes, Lord, when I’m in town,
But never let them say I’m mean or small.
Make me as big and open as the plains,
And honest as the horse between my knees.
Clean as the wind that blows behind the rains,
Free as the hawk that circles down the breeze.
Forgive me, Lord, if sometimes I forget,
You know about the reasons that are hid.
You understand the things that gall or fret,
Well, you knew me better than my mother did.
Just keep an eye on all that’s done and said,
And right me sometimes when I turn aside.
And guide me on that long, dim trail ahead,
That stretches upward toward the great divide.

Prendete lo Zarathustra (scritto dall’Anticristo), miei cari amici laici, e trovatemi una (una sola) differenza. Dio bono.

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