Addio (o arrivederci?) Monti.

monti-napolitano 590Come tutti saprete, Mario Monti si è dimesso. O meglio, come quasi tutti saprete, Mario Monti ha preannunciato che le sue «irrevocabili dimissioni» giungeranno a breve, dopo che il suo mandato sarà concluso con l’approvazione della Legge di Stabilità e (probabilmente) anche con l’anticipazione del voto sulla Finanziaria, che in agenda era fissato per il 18 dicembre. L’annuncio arriva in coda alla tripla mossa di Berlusconi di ricandidarsi annullando le Primarie del Pdl, di astenersi (insieme ai suoi) sul decreto per la riduzione dei costi della politica e, infine, di sollevare una pregiudiziale di incostituzionalità per riordino delle Province.La domanda che tutti ora si pongono è: Monti ha fatto bene o male a prendere questa decisione? Come è ovvio, ci sono diversi piani su cui è possibile rispondere a questa domanda, ma quel che qui ci interessa è quello propriamente politico, piano sul  quale crediamo che, machiavellisticamente in conformità con i suoi fini, Monti abbia fatto bene. Vediamo perché.

Barlusconi MontiIl primo obiettivo raggiunto con efficacia è stato quello di anestetizzare la tattica dei berluscones. Se Monti sabato non fosse salito al Colle e non avesse maturato questa decisione, oggi saremmo qui a parlare -di nuovo- di Berlusconi: ci chiederemmo «il Cavaliere ha fatto bene?», «quanto è forte Berlusconi?», «il Pdl si spaccherà?», poi ascolteremmo le dichiarazioni dei suoi, i quali ci riempirebbero la testa con le presunte innovazioni del nuovo progetto di Forza Italia 2.0, sottolineerebbero i disastri del Governo Monti concesso per grazia e «responsabilità» e assisteremmo alla lenta agonia di una non-sfiducia critica di chi non fa cadere il Governo ma, contemporaneamente, organizza una campagna elettorale di natura principalmente destruens con lo stesso esecutivo come bersaglio privilegiato.

Tutto questo, oggi, passa invece in secondo piano (vedi intervista a Dell’Utri, che su Repubblica è solo in basso a pagina sei, dopo quattro paginoni sulla scelta di Monti, reazioni europee e la road map di Napolitano), e se resta vera la legge per cui «basta parlare di Berlusconi per fare del bene a Berlusconi», bisogna ammettere che dal punto di vista comunicativo, questa volta il Cavaliere non emerge nel dibattito pubblico come protagonista di primo piano, ma solo come nota a piè di pagina della ragione per cui l’avventura Monti è finita. La mossa di Monti, insomma, soffoca l’ossigeno egocentrico di cui la politica berlusconiana si è nutrita (con successo mediatico) negli ultimi tredici anni, impedendone in tal modo l’ennesima risalita.

Da ieri, inoltre, è avvenuta la rottura del Centrodestra, che ormai non esiste più come contraltare univoco del Centrosinistra, perché se la mezza uscita di Berlusconi dalla «strana maggioranza» dava comunque tempo ai dubbiosi pdiellini di valutare se seguirlo o meno, adesso, da un giorno all’altro, non c’è più tempo per pensare: bisogna decidere. Questo, ancora una volta, è deleterio per Berlusconi, perché non può più combattere la sinistra sul fronte “50 e 50” del o con me o contro di me (cioè «con i comunisti») come aveva pensato di poter fare dopo la vittoria di Bersani. Adesso il Cavaliere è squalificato nell’ambito dell’antipolitica e della demagogia, con tanto di ridicolizzazione delle sue “vecchie novità” del Meno tasse per tutti. Nel frattempo quelli che lui definisce «comunisti» sono ben distanti da lui e tra loro (Pd-Sel) e il Pdl si apre una voragine politica da riempire, in cui potrebbero confluire numerosi voti non-di-sinistra.

montezemolo casini-2In questo spazio ci sono gli estremi davvero per una candidatura (diretta o indiretta) di Monti, il quale, oltre ai suoi successi Europei da mostrare -la cui percezione è stemperata dalla difficile situazione economica del Paese-, avrà finalmente un nemico  dal quale distinguersi per richiamare elettori. Dal punto di vista dei contenuti, si prospetta quindi una corsa a quattro per queste elezioni, con gli estremi populisti di Grillo e Berlusconi e la dicotomia accentrata ed europeista Destra-Sinistra, cioè montiani e democratici. Il problema sarà capire come questi contenuti verranno rappresentati, perché se Monti accetterà il confronto diretto con gli elettori in prima persona, l’UDC di Casini è verosimile che vada da quella parte (insieme a Fli, a Montezemolo e a ciò che resterà della frange frattiniane, meloniane, pisanuniane e gelminiane del Pdl) abbandonando il corteggiamento di Bersani, mentre se il quasi-ex-Premier resterà al di sopra delle parti per una eventuale chiamata successiva, il Centro di Pierferdinando tenderà ad avvicinarsi al PD lasciando solo Fini (cosa resa possibile dal fatto che ieri Vendola, con molto realismo, ha cancellato il suo veto sull’eventuale apertura al Centro). In ogni caso, nell’eventualità di un risultato incerto -vedi l’esempio estremo del “pareggio” del 2006- è possibile che si ricorrerà ad una grande alleanza cortese in stile tedesco, che faccia quadrato sui temi dell’europeismo e tagli i poli in eccesso (con il probabile risultato di estremizzare ancor di più le loro posizioni).

Quel che avverrà, in questo senso, lo scopriremo nei prossimi giorni, e dipenderà soprattutto da ciò che Monti ha intenzione di fare da grande: se vorrà mantenere un profilo tecnico e imparziale per garantirsi un ruolo istituzionale attivo e prestigioso (il Quirinale o, mal che vada, il Ministero dell’Economia), dovrà chiamarsi fuori dalla campagna elettorale e rendersi semplicemente «disponibile in caso di necessità» (come ha già fatto), mentre se preferisce rischiare di ri-diventare Premier e togliersi l’etichetta di non-eletto, potrebbe esporsi in prima persona al giudizio dei cittadini (rinunciando però, forse, al ruolo di Presidente della Repubblica, che non si addice a chi ha appena affrontato una campagna elettorale per le Politiche). Personalmente, credo che opterà per la prima ipotesi.

Per ora, comunque, aspettiamo di vedere quali somme tirerà Napolitano tra sette giorni ma, soprattutto, quale sarà la reazione dei mercati di oggi. Su questo non faccio previsioni, ma immagino una perdita secca e di misura, seppur non eccessiva, ovvero: credo che i mercati daranno un segnale negativo, ma non distruttivo, perché comunque  tutti comprendono quanto non sia davvero possibile un ritorno ai vertici di Berlusconi.

Giancarlo Mazzetti

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6 thoughts on “Addio (o arrivederci?) Monti.

  1. Ma scusate: così irriverenti e scanzonati in tema di film, canzoni e calcio, quando si tratta di politica fate i sobri tecnici super partes? Guardate che quelli che scrivono così sui giornali lo fanno perché stanno manipolando la realtà, non perché ce la stiano raccontando. Orsù, un piccolo sforzo.

    • Caro Cazzaniga, se vuoi suggerirci tu qualche bell’insulto costruttivo fai pure. Però attento, perché PROVARE ad analizzare la politica non significa approvare il modo in cui funziona, ma semplicemente provare a comprenderne i meccanismi e, di conseguenza, avere un disegno ben preciso di come le cose vanno nel mondo, cosa che è indispensabile per poter agire sul mondo e nel mondo.

      Se preferisci leggere altro, ti ricordo che il blog di Beppe Grillo è aperto e libero a tutti.

  2. Gentil Dott. Mazzetti, con la sua risposta piccata conferma l’impressione che avevo avuto leggendo il suo scritto: qui era all’opera un ego ipertrofico. In realtà, come esercizio di bella scrittura il pezzo l’ho molto apprezzato e le faccio pure i complimenti. Le darei un consiglio, se posso, da quel ragazzo semplice che sono: se lei equipara il pensiero critico all’insulto, allora vuol dire che ha ormai introiettato il pensiero unico da cui siamo (siete) avvolti. In tal senso la frase “avere un disegno ben preciso di come le cose vanno nel mondo” è rivelatrice. Figuriamoci!

    Infine, con simpatia, si lasci dire che l’invito a rivolgermi al blog di Beppe Grillo è impagabile.

    • Il “pensiero unico” è ciò che di più lontano esista da me e dal mio modo di ragionare; rispondo piccato -e me ne scuso- perché ultimamente trovo davvero fastidiosa la tendenza generale a considerare scadente il tentativo di ragionamento di chi non parte dal presupposto che la politica e io politici facciano schifo a prescindere. Quello che cerco di fare in questo blog è esattamente l’opposto, ovvero PROVARE a interpretare la realtà politica per quella che è; credo che il giudizio appartenga solo a Dio (per chi ci crede) e agli siocchi (che credono di poter giudicare). Io vorrei limitarmi ad osservare il panorama poiitico dall’interno, senza giudizio, per PROVARE a capirlo meglio. Lo faccio per me stesso e lo pubblico per confrontarmi, per capire se c’è qualcuno che condivide i miei pensieri o ne è contrario.

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