Chi è Matteo Renzi? A chi/cosa sono servite le primarie?

Renzi-BersaniNon ne ho parlato fino a oggi perché non mi piace l’idea che le mie parole possano essere interpretate come propagando pro o contro qualcuno, ma ora che le Primarie del Centrosinistra sono terminate, trovo interessante interrogarsi sulla singolare figura di Matteo Renzi e capire a quale scopo egli ha lavorato in questi ultimi mesi.

Per tutti coloro che non sono convinti della totale buona fede e trasparenza del Sindaco di Firenze, credo che le vie del sospetto percorribili sia fondamentalmente due: l’una legge le mosse di Renzi come quelle di un infiltrato nel PD, l’altra lo vede invece come un mero strumento del Partito.

Innanzitutto una questione sul metodo: quando si prova a giudicare un politico, bisogna avere un approccio fenomenologico; dobbiamo «mettere tra parentesi» (ovvero dimenticarci per un po’) quello che vediamo -e sentiamo- per via diretta dal soggetto in questione e decostruire la sua immagine provando a spacchettare i suoi gesti, le sue parole, il suo modo di vestire, le argomentazioni che sceglie (e chi più ne ha più ne metta), in modo da trovare un denominatore comune tra tutti questi singoli elementi, alla luce del quale ri-costruire l’oggetto del nostro giudizio in maniera consapevole. In tal modo, otterremo quello che il politico in questione ci vuole dire. L’arte della comunicazione.

Ma sapere cosa vuole comunicare un uomo politico, potrebbe non essere sufficiente. A volte, anzi, quel che il politico dice non è il fine ultimo della sua presenza, ma un mezzo per giungere ad un ulteriore fine, ovvero quel che egli vuole fare. Chiedersi chi è un politico equivale a voler saper prevedere cosa vuole fare.

Torniamo, quindi, al nostro Renzi: chi è costui? Cosa vuole fare? Che significato ha avuto la sua candidatura alla Primarie? Le vie possibile, come si diceva sopra, sono due:

Renzi Wall street1) Renzi come infiltrato del Centrodestra liberale nel PD. Su questa opzione ci hanno giocato in molti, e probabilmente lui stesso ci ha giocato più di quanto le gente se ne sia accorta. Gli indizi sono diversi, a partire dalla scelta dello stile, che sebbene si dichiarasse di stampo barackobamiano, ammiccava in realtà all’arrivismo trenta-quarant’enne degli yuppies di fine anni ’80. Tutto, a bene vedere, nell’atteggiamento di Matteo Renzi, sembra avvicinarlo al Bud Fox interpretato da Charlie Sheen in Wall Street, più che a Obama, e proprio sulle diverse sfaccettature di questo personaggio si  dividono i suoi detrattori e sostenitori: troppo compiacente e compiaciuto nei confronti di libero mercato senza norme e freni, per i primi; giovane scommessa, promettente e, in fondo, di sani principi per i secondi.

Questa tesi dell’infiltrazione si concilia anche molto bene con i segnali che arrivano da Destra, dove Berlusconi (che sarebbe uno dei mandanti), annullando (quasi) le Primarie, è sembrato voler lasciare gli elettori del Pdl nell’incertezza, in modo che molti di loro, nell’attesa (o nel dubbio), sarebbero andati a votare Renzi, vedendolo come male minore di un PD ormai lanciato verso la vittoria finale.

Personalmente, non credo a questa ipotesi, anche perché l’attuazione del piano si sarebbe dovuta fondare sulla vittoria di Renzi, cosa sulla quale nessun attento e onesto lettore della politica italiana avrebbe scommesso nemmeno un centesimo -e noi sappiamo che lo staff di Renzi, come quello di Berlusconi, è composto da acutissimi osservatori che non avrebbero mai commesso un errore di valutazione del genere.

Renzi Bersani-Coppi bartali2) La seconda ipotesi, prevedere che Matteo Renzi altro non sia che uno strumento del Partito Democratico utilizzato ad hoc. In questa prospettiva, Renzi non avrebbe mai pensato di poter vincere, non ci avrebbe mai nemmeno  provato sul serio. Quel che avrebbe fatto sarebbe semplicemente stato interpretare un personaggio in una commedia finalizzata a far crescere i consensi del PD: Bersani scommette, accetta la sfida, la vince e si legittima; nel frattempo l’aria della voglia di rinnovamento soffia sulle finestre della nomenklatura del Partito, che dovrà comunque prendere atto e provvedere e, nel frattempo, la distinzione del PD rispetto agli altri Partiti del calderone in cui Grillo mette tutti incomincia ad esistere davvero.

Tale teoria ha meno tesi a suo supporto, ma questo potrebbe semplicemente significare che è stata ben escogitata. Su tutte, una è quella che secondo me potrebbe risultare decisiva: dal punto di vista pratico Renzi non ha mai detto cosa avrebbe voluto fare dopo l’eventuale vittoria; vantandosi di non voler fare «inciuci» con Casini o con altri, di fatto, l’ex concorrente de La ruota della fortuna ha mostrato  l’atteggiamento spregiudicato di chi sa che non vincerà e può permettersi di dire frasi più grandi di lui (non è numericamente credibile che il PD riesca a governare da solo, e anche se fosse possibile, bisognerebbe comunque considerare un’ipotesi alternativa per l’evenienza opposta).

Renzi ruota della fortunaNaturalmente queste due teorie sono due grandi estremi da complottisti, ma se è vero che in politica è solo l’esito finale delle operazioni a svelare (a posteriori) le abili mosse degli attori, credo si debba optare per qualcosa di simile alla seconda. Probabilmente Renzi inizialmente era solo un furbino che aveva in mente di formare una sua corrente neo-veltroniana e ha provato a sfidare i suoi, poi le contingenze hanno fatto sì che la sua ascesa potesse giovare a tutto il Partito, quindi è stato aiutato ad emergere. Sapendo che con un “aiutino” sarebbe arrivato vicino a vincere (senza vincere), il Partito ha caricato di enfasi lo scontro con i suoi uffici stampa raccontando la favola del vecchio contro il nuovo, i giornali ci sono cascati in pieno e hanno seguito l’andamento. L’attenzione si è giocata tutta dentro al PD, facendo un po’ calare l’attenzione su Vendola e, soprattutto, ponendo al centro della scena il dibattito sull’Italia moderato unicamente dai Democratici.

Il risultato è un PD che guadagna quasi dieci punti potenziali (dal 25-28% al 32-35%) e il resto della politica a osservare. A Destra il nulla, Grillo sotto accusa per i suoi metodi. Da oggi inizia la campagna elettorale vera per tutti. Fare i conti con il Partito Democratico sarà compito di tutti i partecipanti; i partiti tradizionali dovranno rendere conto sul tema del rinnovamento (perché il PD dimostra di avere già al suo interno una spinta propulsiva per attuarlo), i vari movimentisti e liste civiche, al contrario, dovranno dimostrarsi in grado di dare unitarietà e credibilità al loro progetto di Paese (da leggere con la voce di Prodi).

Giancarlo Mazzetti

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