Provaci ancora, Mike!

Nba-i-Lakers-scelgono-D-Antoni.-Mamoli-E-l-allenatore-giusto_h_partbImmaginate di riportare l’Inter all’inizio della stagione 2011-2012, proprio nel momento in cui apparve chiaro che Leonardo non sarebbe stato l’allenatore per l’anno in questione. Immaginate che per qualche congiunzione astrale, Josè Mourinho si fosse reso disponibile a riprendere il timone di comando. Cori da stadio nei ritiri estivi di Riscone di Brunico che inneggiano al Vate di Setubal, che già tanta gloria portò in dote alla Beneamata, fermento nei bar e nelle caffetterie, il giornale rosa che fa la cronaca minuto per minuto dell’incontro in sede con Branca e Moratti per discutere il faraonico nuovo contratto da 15 milioni a stagione. Immaginate poi il tifoso interista, che dopo aver cavalcato un hype di proporzioni mastodontiche, apprenda tramite comunicato stampa che la società abbia invece scelto di puntare su Zdenek Zeman, il cui stile di gioco meglio si sposa con l’attuale parco giocatori a strisce neroblu. BUM. Personalmente sarei morto sul colpo, chiedendo lo scalpo del Presidente simpatico e pretendendo di cibarmi dei suoi discendenti per i mesi a venire.

Ecco, qualcosa di simile è capitato ai tifosi dei Los Angeles Lakers, che hanno vissuto di recente tutto questo dal momento in cui la dirigenza gialloviola ha deciso di licenziare Coach Brown, mai amato veramente da nessuno. Una settimana di incontri alla luce del sole con Phil Jackson, il coach più vincente della storia degli sport professionistici americani che oltre ai 6 titoli di Michael Jordan ai Chicago Bulls è riuscito a regalare cinque anelli (e 7 finali) alla città degli angeli. 12 milioni per un anno, si vocifera, manca solo la firma, visto che oltretutto il Coach si tromba da anni la figlia del proprietario dei Lakers. “Dai cazzo”, pensano i molti ispano americani con le canotte di Kobe Bryant, con questo Roster dei Big Four e il caro vecchi Phil, ci riportiamo a casa il titolo. Garantito. Bene, niente di tutto questo. La dirigenza dei lacustri ringrazia Phil Jackson per la disponibilità e l’interesse dimostrato ma annuncia l’ingaggio di Mike D’Antoni, a spasso dopo il recente esonero patito dai New York Knicks.

https://www.youtube.com/watch?v=aJ7QMNUFqMw

Con la mia solita franchezza, devo dire che ho sempre detestato Mike D’Antoni e tutte le squadre che ha allenato negli Stati Uniti. Proprio come Zeman nel giuoco del pallone, il baffo ha sempre creduto che nella pallacanestro si vinca segnando un punto più degli altri. La sua filosofia, fatta di difesa abbozzata, maniacale gestione delle spaziature in attacco e soprattutto di tanti possessi più dell’avversario, ha avuti diversi nomi: Run and Gun, 7 seconds or less(cioè corri e spara, possibilmente in meno di 7 secondi da quando hai la palla in mano)…Chiamatelo come volete, ma il comun denominatore di tutte le squadre di D’Antoni, più che l’innegabile divertimento procurato agli spettatori e il “gioco” espresso, lo spettacolo, è uno solo: la sconfitta. Proprio come Zeman in Italia, D’Antoni e la sua filosofia negli anni hanno conosciuto solo amare delusioni. Fallimentare a Denver, grandi pettinate in finale di Conference con Phoenix (ma come si divertivano fino a maggio in Arizona!), esonero a New York con saldo negativo. Certo, il pubblico si sarà pure divertito, in fondo fa sempre piacere il premio della critica. Ma quando alla fine a festeggiare sono sempre gli altri, forse ma forse qualcosa da ripensare ci sarà pure.

https://www.youtube.com/watch?v=8Ga49vPn2ao

A mio modestissimo parere negli sport di squadra, in particolar modo in uno sport completo come la pallacanestro dove la gestione della partita da parte di un allenatore ha un peso specifico sull’esito delle competizioni drammaticamente maggiore rispetto al calcio, la differenza tra le squadre che vincono e le squadre che perdono la fa il sistema di gioco e chi meglio riesce ad adattarlo alle caratteristiche dell’avversario. In soldoni, distruggere più che creare. O se volete, le partite si vincono quando la palla ce l’ha in mano l’avversario. Ora, posto che i Lakers hanno la fortuna di poter contare su un roster quasi irreale che comprende il miglior centro della lega, il 4 più educato della lega, il miglior agonista della lega e il miglior playmaker che D’Antoni abbia mai allenato in vita sua (Nash, due MVP a Phoenix), se Mike volesse provare a rivedere le sue posizioni il traghetto fino alle finali di conference potrebbe essere automatico (a mio parere garantito, con i vincoli del triangolo Jaksoniano). E in fondo, la stessa scelta del Baffo ad un attenta analisi contestuale non è stata priva di una sua logica: stesso contratto chiesto da Jackson su 3 anni, buona chimica con Kobe per i trascorsi alle Olimpiadi e ovviamente il gran feeling con Steve Nash. Purtroppo per me e per tutti i tifosi gialloviola, sin dalle prime battute la solfa non pare cambiare. “Dobbiamo semplificare il gioco offensivo”, “vedo la mia squadra più confortevole nel giocare ai 115-120 punti per partita, rispetto ai 90-95”. Oggi, con tutte le attenuanti del caso visto che la squadra deve fare a meno di Nash (frattura composta alla gamba) e del suo cambio Steve Blake, la squadra difende male, attacca peggio (4-4 il record) ed è già pronto il primo capro espiatorio: Pau Gasol.

Lo spagnolo infatti rimane un equivoco all’interno dei precetti offensivi di D’Antoni. Ha buona mobilità per fare su e giù per il campo, ma ha una tendinite in entrambe le ginocchia. E’ un buon passatore dal post alto, ma non è un Sabonis o un Vlade Divac (e forse nemmeno un Chris Webber come trattamento di palla). Può allargare il campo ma non ha range per uscire dall’arco. Insomma, pare sia già pronto il necrologio per il catalano, sacrificabile sull’altare della “filosofia” in favore di un giocatore più funzionale. Un po’ come se Zeman chiedesse di sostituire Osvaldo con Rambo Rambaudi.  In questi giorni si parla di un possibile scambio tra lo spagnolo e Josh Smith di Atlanta, giocatore certamente più funzionale al “progetto” e più futuribile, ma tutto da testare ad alti livelli. Da non sottovalutare nemmeno la suggestiva ipotesi Amare Stoudemire, che dopo aver fatto tappezzare di estintori gli spogliatoi del Madison Square Garden (si, è fuori dagli scorsi playoffs per aver colpito il vetro di un antincendio) da quanto manca agli ottimi Knicks di inizio stagione, non aspetta altro che ricongiungersi col proprio mentore, l’unico che abbia tirato fuori il meglio da lui (ci sarebbero problemi di Luxury tax in questo caso, ma visto il contratto siglato dai Lakers con la Time Warner Cable non dovrebbe essere un problema).

In definitiva la dirigenza dei gialloviola si è trovata a fare una scelta di campo: Prendendo Jackson si sarebbe sacrificato un 38enne Steve Nash sull’altare di un sistema di gioco vincente e già testato da Kobe e Pau (2 titoli) e da Kobe e Shaq (3 titoli, non sarebbe un problema inserire la presenza di Howard). Con D’Antoni si sceglie invece una “filosofia” perdente in favore di un 38 enne Steve Nash (grandissimo, ma con la gamba rotta e cronici problemi in zona lombare) e di una buona dose di sano divertimento, mentre si sacrifica la coppia di lunghi potenzialmente più devastante della lega. Ah ma se arriva Josh Smith.. Ah ma se arriva Amare.. Credo siano tutte cagate, come sono tutte cagate i discorsi su Pazzini che non segna perché non gli arrivano i cross dal fondo..

Con queste premesse credo fermamente che nemmeno per quest’anno si possa parlare di titolo.. Ed è un peccato perché l’Ovest, a poco più di un quinto di stagione, non ha un vero padrone.

Vi lascio con una sana  e buona dose di ottimismo, regalandovi l’umiliazione di quel pirla di Paul Pierce patita due sere fa.

 Buona visione.

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4 thoughts on “Provaci ancora, Mike!

  1. L’apice del pezzo la raggiungi con Sport Science che si permette di citare il numero di combinazioni offensive che scaturiscono dal triangolo (tanto valeva dire il numero di targa della macchina di tua moglie moltiplicato per il numero che hai in testa meno gli anni di tua figlia più quelli del cane contati in sperequazione umana).

  2. L’immagine degli ispano americani in canotta rende benissimo… Mi fa venire i brividi… Messicani che si appassionano ad uno sport, mi mette i brividi solo pensarci…

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