Film Belli – La Sposa Promessa, Rama Burshtein (recensione)

La diciottenne Shira, figlia di un rabbino di Tel Aviv e in cerca di marito, viene destinata al cognato quando la sorella maggiore muore di parto. Sembra la trama di un mattone di quattro ore sulla condizione della donna in Israele, con lei che piange in camera da letto e il padre che la picchia alla maniera dei Capuleti. E invece non c’è nulla di tutto questo, perché La Sposa Promessa, anche se dalla locandina non si direbbe, altro non è che una commedia romantica.

è difficile da credere, ma questo è un momento serissimo.


Ebbene sì, la regista è parte integrante della comunità chassidica che descrive e non sembra avere nulla in contrario: non si tratta di un film di denuncia, ma di un documento di straordinario interesse etnografico su un mondo che conosciamo poco. Provai lo stesso senso di smarrimento guardando Una Separazione (non posso tacere, Mazzetti: più interessante che bello, secondo il mio modesto parere): ma come, un film iraniano senza violenza sulle donne, fanatici maomettiani, esplosioni in piazza? A Teheran esistono appartamenti con cucina abitabile e, udite udite, lavastoviglie? Ma che bellezza, finalmente uno spaccato di vita quotidiana autentica e metropolitana invece dei soliti drammoni          sull’ Islam rurale (Chissà cosa penserebbero di noi in Medio Oriente se vedessero soltanto Il Nome della Rosa). La Sposa Promessa, vivaddio, dà la stessa sensazione di sollievo.

Zia Assunta. Mi sono sempre chiesto cosa ci facesse una ciociara in un kibbutz: nella versione americana Francesca e famiglia sono ebrei!

E’ vero, la famiglia vuole che la povera Shira sposi il vedovo Yochai. Attenzione però, la cosa non ha nulla a che fare con la Torah: Yochai deve risposarsi subito (questo con la Torah ha a che fare eccome) ed è pieno di spasimanti mentre il cadavere della moglie è ancora caldo. Rischia di finire in Belgio da un’amica d’infanzia, portando via alla famiglia il figlioletto appena nato. E’ a questo punto che la madre di Shira, punto d’incontro tra Mrs Bennet e zia Assunta de La Tata, decide di organizzare il matrimonio. La ragazza, oltretutto, non subisce alcuna violenza e ha l’ultima parola sulla faccenda: la convinceranno (in una commedia mi prendo la libertà di non segnalare spoiler) il broncio materno e il fatto che Yochai, nonostante i basettoni e la barba lunga, è proprio un bel pezzo d’uomo.

Non ho citato Jane Austen a caso. I genitori di Shira somigliano molto ai coniugi Bennet di Orgoglio e Pregiudizio, con lei ansiosa di maritare figlie e nipoti e lui orgogliosamente disinteressato. In generale, ogni film d’amore con un inizio complicato è debitore di Ms Austen, e a parte il look poco british dei personaggi sembra davvero di vedere Il Diario di Bridget Jones. Un po’ più pesante (la durata reale è di novanta minuti, quella percepita è decisamente maggiore), ma la base è la stessa. Per fortuna ci sono gli allegri rabbini: è sempre festa a Tel Aviv, a tavola non mancano mai vino e distillati (e le bottiglie di Heineken bene in vista, furbacchioni), si balla e si canta di continuo come in Gatto Nero Gatto Bianco. Essere ebrei non è mai stato così divertente.

Graziano Biglia

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...