Case Discografiche e Talent Show: il fast food della musica

Ho sentito che i Pooh si stanno rimettendo in marcia. I quattro tappi hanno annunciato una nuova serie di concerti che è andata sold out in poco più di una settimana. Il vecchio gruppo che ha lanciato il nuovo disco Opera Seconda non molla un centimetro. I milestone della musica italiana, dunque, continuano a macinare note e chilometri. Come 40 anni fa, tutto uguale. Nel 1977, quando il ‘gruppo meltinpot italiano‘ era all’apice della propria carriera discografica, nessuno sapeva cosa fossero i Talent Show, nessuno avrebbe mai immaginato che i professionisti della musica del nuovo millennio sarebbero usciti da processi di selezione volti a creare icone musicali con l’aiuto del grande pubblico. Chi voleva farsi largo doveva farsi le ossa. Eppure i Pooh per come li conosciamo oggi sarebbero potuti essere usciti da Amici di Maria De Filippi, testimonial: Marisa Laurito.

Negli ultimi anni – in Italia dal 2008 – il più importante Talent Show è X Factor, importato dall’edizione originale inglese e infilatosi nel solco tracciato da quel ‘coyote’ della tv italiana chiamato Maria De Filippi (o Mario De Filippi, non si è mai capito) che aveva lanciato il format con il programma artistico-scandalistico ‘Amici di Maria‘. Spesso i vincitori erano tanto Tronisti quanto pseudo-artisti. Da Loredana Errore a Marco Carta, fino ad arrivare a Pierdavide Carone. Mi viene il brivido solo a nominarli. Il parco artisti di Amici era costruito, quasi plasmato ad immagine e somiglianza, sulla ‘base sociale’ del pubblico che avrebbe preso a cuore le dinamiche del programma e le caratteristiche dei propri partecipanti: l’italiano medio da tv pomeridiana, come dicono i francesi ‘Un Bouillon de Poule‘, mediocrità e clamore.

Come dicevamo prima, oggi il talent show più importante, il più seguito e l’unico ad avere un riscontro artistico degno di nota è X Factor. Chi vince l’edizione del concorso si aggiudica un contratto con Sony Music Italy, che a sua volta si garantisce le prestazioni artistiche del vincitore. Ecco alcuni nomi dei vincitori dell’edizione inglese che sono diventati poi top sellers nell’industria discografica: Alexandra Burke, Leona Lewis (Bleeding Love), One Direction (spesso abbreviati in 1D), Rebecca Ferguson. Per me, per molti di voi, nomi sconosciuti, ma illustrissimi soldoni per le case discografiche. In Italia abbiamo avuto Francesca Michielin, I Moderni, Marco Mengoni, Nathalie e pochi altri illustri sconosciuti che riempiono il borderò delle case discografiche (un corrispettivo editoriale potrebbe essere il catalogo di TEA Edizioni).

Ed ecco che l’etichetta si trova per le mani un artista che ha già un ottimo seguito di fan e dunque una buona base di marketing: metà del lavoro è già fatta. Ora bisogna fargli il sito internet, la pagina Facebook ufficiale, farlo girare per radio e trasmissioni e fomentare la dote di notorietà che si porta dietro dalla partecipazione al talent. Da questo punto l’avventura può prendere due strade differenti. La prima è quella meno probabile, ma più auspicata dalle etichette: l’artista è davvero in grado di produrre un disco, è realmente dotato di capacità artistiche e l’investimento, dunque procede (es. Francesca Michielin). La seconda è quella più comune: l’artista è un mucchio di paglia che brucia al sole e si spegne con una pisciata: a questo punto l’investimento torna utile ai commercialisti che scaricano qualche spesa dal fatturato dell’azienda e sono tutti contenti (esempi I Moderni e Loredana Errore).

Le grandi etichette sono ridotte sul lastrico, non solamente perché il fatturato derivato dalle vendite dei prodotti discografici è drasticamente crollato e continua a precipitare come Felix Baumgartner ha recentemente fatto dal Red Bull Stratos a 32 km di altezza, non solo perché – banalmente – il loro prodotto non è più di qualità, ma soprattutto perché quello che stanno producendo, il disco che pubblicano e tutto quello che circonda il mondo della musica (concerti, collaborazioni, booklet ecc.) non è più un progetto ‘artigianale’, frutto del lavoro e dell’esperienza professionale di chi di musica vive e il cui lavoro è promuovere la qualità di ciò che ha scelto e che ha aiutato a crescere.

Quando non c’erano i cellulari uscivo di casa lasciando detto dove sarei potuto essere rintracciato: il numero del bar, del ristorante, del tal amico, della nonna, del campo sportivo, del negozio. Questo non ha nulla a che fare con le case discografiche e i talent show, va da se. Mi serve solamente per poter dire che i tempi sono cambiati e ciò che ha perso smalto con il passare del tempo è lo stile nel fare le cose.

Ora, aspettare che il grande pubblico si scelga il proprio idolo, già preventivamente preselezionato e preconfezionato da qualcun altro, metterlo in vendita e aspettare che qualcosa succeda non solo manca di stile, ma trovo che sia anche una sconfitta professionale abbastanza chiara per chi fa questa professione.

Pur non avendo nulla contro il format e la trasmissione di X Factor, che – devo ammettere – delle volte mi diverte e mi appassiona, credo ci voglia un pizzico di precisione e professionalità in più in un ambito, quello musicale, che non può essere approssimativo come fosse la cucina di un semplice fast food che vende gli stessi panini da secoli, ma travestendoli per ogni occasione come fossero diversi e poi rimettendoli sul mercato come nuove invenzioni gastronomiche.

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3 thoughts on “Case Discografiche e Talent Show: il fast food della musica

  1. Penso che amici ed xfactor siano totalmente diversi. Xfactor lancia i cantanti ( Ferreri Noemi Mengoni ecc poi oguno segue il proprio percorso, mentre amici lancia solo personaggi televesivi ed hanno bisogno di visibilità continua per rimanere a galla vedi Amoroso ma soprattutto Emma che fra poco ce la troviamo anche nei programmi di cucina, per non parlare della De Filippi che le fa girare tutti i palintesti televisivi, Amici fa perdere credibilità ai talent show

  2. @giglio concordo su emma e amoroso sempre in video, ma è un discorso che non puoi estendere a tutti. per esempio Marco Carta ha fatto un percorso diverso da quello di tutti gli altri. fin dall’inizio ha fatto scelte diverse,arrivato al talent con un buon potenziale ma privo di preparazione ha conquistato il pubblico e una volta fuori dalla scuola ha fatto un percorso diverso, anche non facendo uscire dischi ogni paio di mesi per esempio, ma preparandosi e lavorando in modo più serio ai suoi progetti, stando a volte lontano anche dalla tv , oggi ha un pubblico consolidato che lo segue da 5 anni, e uscirà in spagna argentina e messico con un disco interamente in spagnolo, e il suo primo singolo in spagnolo è già in top ten in spagna, dove non c’è la spinta di amici,perchè la gente non lo conosce, ma non c’è nemmeno il pregiudizio di amici, e quindi la gente lo giudica solo sul suo lavoro e sta apprezzando molto. la visibilità offerta da amici che per te crea personaggi la da anche xfactor, anche loro hanno come quelli di amici una fiammata iniziale che poi si affievolisce, e per rilanciarsi poi tornano in tv,a sanremo per esempio, dove sono sempre presenti,quindi tutta sta differenza di percorso io non ce la vedo. sicuramente molti di quelli di amici che si presenta sotto forma di scuola,sono ancora in formazione,quando escono, su questo sono d’accordo,e amici ha anche una componente reality forte,che però non significa che non ci possano essere dei talenti,mentre xfactor è più serio, ma una volta usciti da li, sfruttano il momento favorevole e poi fanno più o meno le stesse cose, dischi cotti e mangiati, e trasmissioni tv, senza le quali calano tantissimo. xfactor e amici sono due format completamente diversi, ma poi alla fine le case discografiche fanno le stesse cose, battono il ferro finchè è caldo e li tengono finchè c’è guadagno facile.il pregiudizio chè c’è verso amici è fortissimo e spesso danneggia anche chi è bravo e fa un lavoro valido una volta fuori, quando la politica delle case discografiche è uguale per tutti….anche per quelli di xfactor. per me ce la farà chi riesce ad avere il suo zoccolo duro di fans che lo sostiene e quindi può permettersi anche di lavorare senza dover fare le gare e le corse contro il tempo, per non essere offuscati dai nuovi, perchè così vengono fuori dei lavori scadenti.il mercato è saturo, si vende pochissimo e sono in tanti a litigarsi lo stesso pubblico, insomma il talent che ti offre grandi vantaggi poi ti stritola, perchè cerca di affossarti negli anni successivi, per emergere e crearsi il proprio spazio,che non vuol dire fare i prezzemolini, ma costruirsi una carriera,e avere un pubblico che ti sostiene, bisogna essere veramente molto molto bravi.

  3. concordo con tante delle cose dette da @giusy e anche con quello che ha detto @giglio riguardo la Amoroso e Emma. Premetto che non ho alcun pregiudizio nei riguardi dei talent , anche perchè credo oggi sia il solo modo per farsi conoscere per i giovani che vogliono fare musica ….Amici non lancia solo personaggi ma in alcuni casi, secondo me anche cantanti davvero di talento….Amici a me ha permesso di conoscere e apprezzare un giovane cantante che da allora non ho mai smesso di seguire. Parlo di Virginio Simonelli… che prima di approdare ad Amici , aveva già partecipato a sanremo a soli 20 anni….A differenza di personaggi come la Amoroso ed Emma che sono stati talmente spinti dalle loro case discografiche che davvero oggi le troviamo in ogni dove, Virginio non ha avuto un cammino facile..ma non perchè non sia bravo o non abbia talento..semplicemente perchè non rientra nelle dinamiche discografiche che circolano oggi…. Virginio è un bravo cantante, che scrive da se le sue canzoni ma è sopratutto un bravo e giovane autore di canzoni per altri artisti…. non dimentichiamo che dal 2006 scrive ed è autore per la Sony Publishing, e qualche anno fa ha scritto un capolavoro incredibile che è Milleluci, regalato poi alle sorelle Iezzi…. pochi mesi fa Elisa lo ha chiamato a collaborare con lei alla scrittura del brano Riflessi di me (di cui Elisa ha scritto le musiche e Virginio e Francesca il testo),che è diventato la track list dell’album della Michielin prodotto dalla stessa Elisa…..Non ha purtroppo venduto tantissimo , ma Virginio è un artista che fa musica e che scrive testi, perchè la musica è la sua vita…e non ha fretta di arrivare …così come non ha fretta di uscire ogni paio di mesi con un nuovo singolo…Sicuramente ci vorrà più tempo per chi come lui ha voglia di far conoscere le proprie creazioni, ma sono convinta che chi fa musica perchè la musica ce l’ha davvero dentro, prima o poi arriverà in alto…..

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