Alba Dorata: l’estrema destra sbarca in Italia.

L’aveva detto Beppe Grillo, nel suo tour post traversata dello Stretto: «se non vinciamo noi, qui arriva Alba Dorata». In effetti il Movimento Cinque Stelle non ha del tutto vinto (anche se quasi) e l’estremismo di destra, in Italia, ci è arrivato per davvero: il 25 ottobre 2012, due giorni prima delle elezioni in Sicilia, si è ufficialmente costituito il partito Alba Dorata, versione italiana.

Davvero ridicolo che vogliano far credere che non sia una richiamo alla svastica…

Il simbolo è il medesimo dei «fratelli greci» -come i militanti definiscono gli aderenti all’equivalente formazione ateniese- e il richiamo alla svastica del Terzo Reich è evidente, anche se chi lo sventola in cima alla propria asta nega. Alba Dorata, nella sua declinazione italiana, non è semplicemente un’emanazione del movimento greco, ma se ne distingue, perché «l’Italia e la Grecia sono due nazioni diverse» e quindi, sebbene sullo sfondo di idee comuni, i partiti devono agire necessariamente in modo diverso. Ma qual è, dunque, il minimo comune denominatore che unisce questi movimenti in diverse parti d’Europa (stanno crescendo, per esempio, anche in Croazia e Slovenia)?

Secondo il (brutto) sito del Movimento, «l’obiettivo comune è fare in modo che il mostro dittatoriale neocomunista legato alle banche travestito da liberismo democratico sia scoperto dai popoli europei tutti uniti e tutti coscienti di essere all’interno di una enorme illusione atta a rapinarli [perdonate l’assenza di virgole ma, essendo una citazione, non mi è sembrato corretto correggerla]». A parte il concetto di “neocomunismo”, che mi pare quantomeno improprio (se non buffo), l’estrema Destra europea, sui temi di fondo, sembrerebbe apparire puntuale al suo nuovo appuntamento con la storia, esattamente nel momento in cui ce la si aspettava. L’Italia del ’20, e la Germania del ’31 rappresentano stereotipi troppo comuni perché siano raccontati qui, ma mi sembra interessante vedere in che modo questo neo-fascismo (spero mi sia concesso chiamarlo così) richiama l’originale e in che modo se ne distacca.

Oltre all’attacco diretto alla presunte -o reali- plutocrazie, che però, oggi, non rappresenta una nota di originalità nel panorama politico (vedi Grillo), quel che più è interessante è il modo in cui i due fascismi vogliono superare le politiche dei predecessori. In Italia, dopo la Prima Guerra Mondiale, era diffusa l’idea per cui la democrazia liberale aveva esaurito le sue forze a causa dell’inefficienza del suo modello teorico: la democrazia -questo si diceva già nel primo Settecento- è inefficace perché la sua lentezza e la mancanza di una forte decisionalità impediscono di prendere le decisioni giuste al momento giusto; Montesquieu stesso (non certo un assolutista) sottolineava come negli eserciti, in cui la prontezza è decisiva, l’organizzazione è fortemente gerarchizzata, mentre lo spazio per il processo democratico e la pluralità di opinioni è praticamente nullo.

In questo modo i Fasci di combattimento si proponevano come una forza in grado di superare l’incapace indecisione della democrazia per, finalmente, risolvere i problemi che affliggevano il paese. Efficienza. Funzionò, anche perché quella “forza” fu interpretata e usata anche nella sua accezione fisica; poi si autodistrusse, quando la gerarchizzazione e la mancanza di pluralità portarono il Paese alla guerra.

Oggi, per ovvie ragioni di natura storica, è proprio quel concetto di forza ad essere accantonato da Alba Dorata. Nei proclami del Partito emerge un netto ripudio della guerra (con esplicito richiamo alla Costituzione Italiana) e il rifiuto dei metodi violenti che stanno adottando i colleghi greci. Di questi tempi, ciò che si denuncia è l’incapacità dei politici, più che l’inefficienza della democrazia (modello politico ormai accettato dai più), ed ecco che, quindi, il modello cui aspira Alba Dorata diventa la «dittatura dell’intelligenza», in cui l’intelligenza sostituisce l’efficienza della forza.

Il buon Platone in un dettaglio nel noto dipinto di Raffaello.

Ma prospettare una dittatura dell’intelligenza, diamine, prevede che vi sia un modo inequivocabilmente giusto di agire, una verità da cui dobbiamo farci guidare, cui solo gli “intelligenti” possono giungere. L’esito di un pensiero costruito su queste fondamenta è un totaliitarismo di stampo Platonico, cioè il risultato di una concezione filosofica primordiale, che non tiene conto degli ultimi duemila (e più) anni di pensiero. La democrazia, invece, non è solo un fatto politico, ma è legata ad una concezione fallibilista della scienza e della conoscenza umana: la verità non esiste (o per lo meno non è certa), per questo tutti devono esprimere il loro punto di vista, la propria prospettiva;  e senza verità non possono esistere degli intelligenti che escono dalla caverna e poi ci illuminano sul corso reale degli eventi, ma esistono solo uomini limitati (tutti) nelle loro capacità di prevedere il futuro e di conoscere le cose. Limitati dalla propria esperienza, dalla propria cultura e dalla stessa possibilità di ragionare (ecco il mio lato kantiano che si crogiola).

La democrazia non è un dono dell’intelletto puro alle classi inferiori ma, dal momento  che in qualche modo si dovrà pur agire (e nessuno sa come), serve a far sì che tutti partecipino alle decisioni, in modo che la “verità” di ogni singola comunità emerga per lo meno in parte) e che nessuno possa sottomettere un popolo, un gruppo sociale o un’altra persona in nome di un’idea  più o meno scientifica. È inutile abbandonare il principio di forza per dichiararsi post-fascisti, perché è la concezione positiva della conoscenza l’errore dei totalitarismi (e questo vale per tutti). La violenza è solo una conseguenza.

Giancarlo Mazzetti

Annunci

One thought on “Alba Dorata: l’estrema destra sbarca in Italia.

  1. A Lei, caro Mazzetti, non piace Guerre Stellari perché è un idiota, se Le piacesse potrei dirLe che Kant, David Hume e Montaigne La guardano soddisfatti come Anakin, Obi Uan e Yoda guardano Luke e Leila alla fine dell’episodio sei. Secondo me, unico appunto che ho da farLe, si può avere una concezione in un certo qual modo positiva tanto della verità, quanto della conoscenza, senza cadere nel totalitarismo: vederle al lavoro, in costruzione, sempre in via di perfezionamento, e sempre in discussione. In questo senso, secondo me, possono esserci entrambe. Positivamente. Ma credo che diciamo la stessa cosa, solo che Lei non la riconosce come positiva, mentre io sì. Almeno, non totalmente negativa, ecco.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...