Champions League – Tirate i remi in Barça

L’invincibile Armada l’ha preso in culo ancora.

Quando l’Invincibile Armada si avvicinava alle coste britanniche la Regina Elisabetta – reggente Vergine – ordinò alla flotta reale di indietreggiare ed attendere che il tifone colpisse indisturbato i vascelli nemici, che infliggesse una dura vergata alle oltre cento navi da guerra ispaniche che si stavano dirigendo verso l’Inghilterra per colpire l’Impero, con la furia di un titano. Il 30 luglio del 1588, 424 anni fa, l’armata di Filippo II venne ricacciata indietro con enormi perdite. Oggi Celtic Park vibra al freddo e urla al cielo: “You’ll Never Walk Alone“. Il Barcellona cade come quell’Invincibile Armada che pensava di continuare il sogno di Carlo V. Il Sole, stavolta, batte caldo sui petti scozzesi. Andiamo!

Il progetto di Tito Vilanova stenta a decollare. Il Barça non riesce a giocare in scioltezza, non possiede più quell’innata capacità di confluire a rete senza affidarsi ad un centravanti di ruolo, una boa, un punto di riferimento che catalizzi l’azione della squadra. Era destino, prima o poi il bluff sarebbe stato smascherato. Pep Guardiola e il trio là davanti (Xavi-Messi-Iniesta) hanno fatto la storia del calcio, ma gli Oasis non avrebbero fatto la storia della musica tanto quanto la fecero i Beatles, per intenderci. Il Celtic decimato dalle assenze: Izaguirre, Forrest, Rogne e Hooper. Il Barcellona non sta meglio, ma pur sempre con Messi in campo.

21′ del primo tempo: Wanyama segna per il Celtic. Primo gol keniano in Champions League. Fino a quel momento le statistiche registrano un’87% di possesso palla a favore dei blaugrana. Ma gli scozzesi se ne fregano del possesso palla. 1-0.

Poi il Barça con la sua tela: Messi sulla traversa, Sanchez sul palo. Sembra stregata quella porta, castello tudoriano di mille battaglie. La tela si infittisce, ma a sua volta si strozza. Il Celtic sta facendo il bucato, mentre i catalani portanto i panni sporchi in lavanderia, borghesi loro. E i borghesi, alla lunga, sucano. Al 25′ del primo tempo Messi va a botta sicura e Forster risponde prontissimo: parata!. È la resa, la fine – finalmente – di un’era in cui ai fuoriclasse-pulce va tutto liscio. Stavolta il cazzo. Traversa/Palo/Parata.

Tony Watt s’invola verso l’area catalana. Vi ricordate Michael Owen contro l’argentina ai mondiali del 98′? Vi ricordate quel frugoletto spocchioso che infila la difesa sudamericana come il burro e infilza il portiere come fosse uno schermidore? Tant’è. 2-0.

Al 90′ la Pulce bionica fa 2-1 ma chissenefrega. Il match, el pardido, si conclude. L’Invincibile Armada è stata intrappolata un’altra volta nei vorticosi meandri di una cultura sportiva che va oltre alla tecnica. Ci mette il cuore. E per quanto possa dire Vilanova, un meterorita calcistico, una Gio Squillo del calcio, nel pallone conta il Cuore. La tecnica ti da un vantaggio approssimativo, il cuore ti da coraggio. Senza coraggio nello sport e nella vita, fai 200 metri. Da casa al tabaccaio. Tant’è.

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