Elezioni Regione Sicilia: risultati e brevi considerazioni.

Prima i dati ufficiali e definitivi, quelli che cioè rappresentano il risultato puramente numerico di queste Elezioni per l’Assemblea Regionale di Sicilia. Poi qualche considerazione. Il primo numero ufficiale che emerge, anche temporalmente, è il 47,43% dei votanti, che nella parte mezza vuota del bicchiere significa 52,57% di astenuti (se la matematica mi assiste): più della metà dei siciliani con diritto di voto. Alle ultime elezioni (regionali e politiche insieme) i votanti, in Sicilia, erano al 66,68%; alle comunali di Palermo votò il 66,88%. Lascio a voi le considerazioni.
La vittoria, comunque sia, va a Rosario Crocetta, ex sindaco di Gela, che appoggiato da Pd, Udc e Api ha collezionato il 31% dei suffragi validi; secondo classificato Musumeci (25%), terzo Miccichè (15%), quarto il Cinquestelle Cancellieri e, poi, Giovanna Marano (6%).

Ma la cosa più interessante è la ripartizione dei Seggi che riguarda i singoli partiti, perché il primo è, per la prima volta, il Movimento 5 Stelle, che con il 18% occuperà 15 seggiole. Subito dietro il PD, con 14 seggi, poi Pdl (12), Udc (11) e Mpa (10); sotto i cinque seggi tutti gli altri.

Il Tour siciliano di Grillo ha funzionato: 18% per il M5S, primo partito della nuova Sicilia.

Ci sono due enormi paradossi alla base di queste elezioni. Il primo è che, nonostante la Sicilia si dimostri una regione con una maggioranza di suffragi “di destra” (analizzate bene i dati se non ne siete convinti, vedrete che arrivano circa al 40%), a vincere queste elezioni è Crocetta, candidato «comunista e omosessuale» con un background antimafia alle spalle ed espressione dell’asse tipicamente sicula di Centro-Centrosinistra (Udc-Pd-Api); l’altro è che l’inaudito tasso di astensionismo -non mi risulta ci siano precedenti, referendum esclusi, in cui il numero degli astenuti supera quello dei votanti- e la conferma del Movimento 5 Stelle a livelli da partito di massa, invece di adottare un cambio della classe dirigente, hanno l’unico effetto di rinforzare il ruolo della politica “tradizionale” e spingere verso grandi alleanze brutte da vedere, ma indispensabili per costruire una maggioranza.

Le motivazioni della prima questione sono ben evidenti nella diatriba che negli ultimi giorni sta dividendo la signora Santanché dal Segretario Alfano (e che, guarda caso, è rientrata parzialmente ieri sera da Gad Lerner): la «guerra tra bande» che dilania il Pdl del dopo(forse)Berlusconi ha disorientato l’elettorato che vi si affidava e l’ha spinto alla delusione astensionistica, verso il Movimento 5 Stelle e, più raramente, verso Fli e Mpa. Davanti al misero (visti i passati fasti) 12%, Angelino Alfano parla di un «disastro» e rilancia le primarie di partito, promuovendo -di nuovo- l’unione di tutti i moderati: espiando il peccato originale della divisione, potrebbe a suo avviso risolversi tutto, perché «il Centrodestra esiste» ancora, nel Paese.

Il secondo paradosso, invece, è più interessante e risolvibile. Il nuovo Governatore della Regione Sicilia si trova a presiedere un’assemblea senza maggioranza: da un lato potrebbe cercare un’alleanza di convergenza con Miccichè e i suoi (come vorrebbe Casini, il quale proporrebbe questo patto anche su scala nazionale); dall’altro, potrebbe invece scegliere di “navigare a vista”, ovvero di trovare maggioranze diverse costruite di volta in volta sulla base delle singole iniziative. Percorso rischioso, ma molto più prolifico, se ben gestito. E allora piccoli provvedimenti con l’appoggio di altri uno o due partiti, oppure grandi rivoluzioni -di cui la Sicilia ha bisogno- con l’aiuto di tutti. Qui, credo, si giocherà (ai miei occhi) gran parte della credibilità del Movimento Cinque Stelle (oltre che quella di Crocetta), perché il primo partito siciliano, a questo punto dovrà smorzare la sua intransigenza e provare ad influenzare i provvedimenti e, dopo aver dialogato, magari, votarli anche. Insomma, potrebbero davvero iniziare a fare politica, nel senso buono del termine.

La Sicilia, insomma, conferma la sua importanza nel definire le dinamiche politiche (anche a livello nazionale) del futuro prossimo. I problemi e le difficoltà erano già chiari, ma ora sono un fatto che nessuno può ignorare.
Aspettiamo con ansia la Lombardia (se si voterà davvero) e, con ancora maggior apprensione, intraprendiamo il lungo cammino verso le Elezioni Politiche 2013: nel frattempo, a definire gli equilibri, dovrebbe arrivare il nuovo movimento di Berlusconi (che sinceramente non vedo più compatibile con il neo-montismo europeista espresso ieri da Alfano), le Primarie del Pd e Pdl, la risoluzione della questione Idv, le nuove mosse del 5 Stelle, una maggior definizione nella zona centrale (collocazione definitiva dei cattolici, Fermare il declino, Italia Futura etc).

Giancarlo Mazzetti

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