Weekend Con Il Morto – Elliott Smith

Elliott Smith (1969 – 2003)

Elliott Smith moriva nove anni fa. Causa della morte due pugnalate al petto. Non si è ancora capito se sia stato lui ad auto-infliggersele, o se invece sia stata la fidanzata.

Non lo so, ma credo che succeda un po’ a tutti di camminare ascoltando musica e di immaginarsi scene di film che vorremmo girare con quella colonna sonora, o di guardare scene di un film prive di commento musicale e di immaginarci una canzone che, a nostro avviso, le calzerebbe a pennello. Ma noi non siamo cinematografari, e dobbiamo aspettare il genio di qualcun altro per veder soddisfatte le nostre richieste. A volte succede. A volte succede di vedere una scena di un film particolarmente ben riuscita, all’interno della quale una certa canzone si inserisce a meraviglia, come se avesse sempre abitato in quella scena, come se non fosse stata scritta per altro che per quella scena. Così succede che se ascolto Jumpin’ Jack Flash degli Stones, io non possa fare a meno di pensare a Charlie (Keitel) al bancone di un bar che osserva Johnny Boy (De Niro) camminare verso di lui con due belle fanciulle ad accompagnarlo. Mean Streets, il film di cui sto parlando, ha nella colonna sonora, nell’inserimento di determinate canzoni in certe determinate scene, uno dei suoi maggiori punti di forza, se non il maggiore. Scorsese è un maestro in questo. Un grande maestro nel gestire colonne sonore non originali di musica leggera, così come Kubrick ha dimostrato di essere un grande maestro nel gestire la colonna sonora non originale, di musica classica, in quello che resta il film meglio riuscito della storia del cinema, Barry Lyndon (non puoi ascoltare Schubert, senza pensare a Barry Lyndon).

Saper scegliere un brano musicale adatto ad una scena può sembrare facile, ma non lo è. Bisogna saperlo fare senza essere scontati, banali. Bisogna saperlo fare senza manierismi, sapendo riconoscere un ritmo e un’armonia nelle immagini (pensate ancora a Barry Lyndon, ve ne prego!), e riuscendo a vedere la musica in forme e colori in movimento (se non state pensando a Barry Lyndon vi picchio!), senza cristallizzare la propria attenzione, pur tenendone conto, per carità, sul “messaggio” portato dalla canzone e il “messaggio” che si vuole cercare di far passare nella scena. Ci sono casi in cui una bellissima canzone e una bella scena possono fare a cazzotti tra di loro, come quando, in Forrest Gump,  Jenny si allontana in Autobus con sotto i Byrds. Magari a voi piace, ma non riesce a convincermi, mi suona triste, finta, studiata. Tutto Forrest Gump, pur contenendo splendide canzoni, mi fa questo effetto, da un punto di vista musicale (adoro quel film). I due pezzi dei Creedence ne Il Grande Lebowski: questo è genio; e, sempre parlando dei fratelli Coen, la scena di apertura di A Serious Man con i Jefferson Airplane.

Molto bravo, in questo e in molti altri aspetti dell’arte cinematografica, è sicuramente  Wes Anderson. Da Rushmore a Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou, passando per I Tenenbaum, gli esempi sono innumerevoli, e tutti molto ben riusciti.

Elliott Smith, mediato da Anderson, ci ha regalato una delle migliori scene di tutta la storia del cinema. La sua Needle In The Hay (scritta ben sette anni prima della realizzazione del film) accompagna la rasatura rituale e il tentativo di suicidio di Richie Tenenbaum, ed avviene il miracolo: le due cose non sono più distinguibili l’una dall’altra. Ogni volta che la riascolti pensi a quella scena. Ogni volta che riascolti tutto il primo disco di Smith, pensi a quella scena. Quella canzone e quella voce non possono più esistere separatamente da quella scena.

Ovviamente parlo per me, che non conoscevo il cantautore americano prima di vedere il film, ma sono abbastanza sicuro che molti di voi, anche quelli che conoscevano il pezzo prima di vedere il film, sanno benissimo di cosa sto parlando.

Ok, ora torno a fare qualunque cosa stessi facendo prima.

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