Brighton Photo Biennial 2012 – by Photoworks

Dista solo un’ora d treno dalla capitale britannica e forse molti di voi non hanno nemmeno mai pronunciato il suo nome. Forse molti di voi ci sono stati, una sola volta, in una gita di giornata durante un’estate di vacanze studio da sedicenni, in un qualche paesino sperduto del Cotswolds inglese.
Brigthon, questo il suo nome, è una cittadina che potrebbe tranquillamente essere scambiata per Nashville (Tennessee), per il paese dei balocchi, o per una grande e inesauribile fiera del colore, delle piume, della lana cotta e della pelle usurata. Un posto «very arty and very gay» come lo definiscono gli inglesi stessi, che conserva ancora un’impronta più che alternativa, un’aria selvaggia e un forte odore di fish and chips. Di fatto, Brighton ha per davvero una forte tradizione nel campo delle arti visive, in particolare della fotografia, tanto che dal 6 ottobre al 4 novembre va in scena la quinta biennale di fotografia. Ma c’è dell’altro. Qui, ha sede Photoworks l’agenzia britannica leader nel campo della fotografia che assegna committenze, organizza mostre, eventi, pubblicazioni – oltre che all’interno della sua casa editrice c’è anche un magazine stagionale – e, come nel 2012, una biennale. A Brighton ha anche sede Spectrum, uno dei più noti laboratori di sviluppo e stampa digitale del paese. Che dire, qui non ci si annoia mai. Le vie del vecchio villaggio straripano di coffee shops, vegan boutique, vintage restaurants, breakfast spots e sweet delis.Il risultato è un grande mix di stili, materiali, gusti, facce, vestiti, colori, atmosfere che contribuiscono a fare della città un posto più che animato e interessante. Il lungomare rispetta i criteri fondamentali richiesti: tanti chioschi in cui servirsi di crocchette di pesce, gelati e bevande, gabbiani a non finire e una lunga e interminabile spiaggia libera di sassi, che odora di alghe.

Il famoso Pier di Brighton, ricco di hot-dogs, gelati carpigiani, fish & chips e molti molti giochi

Arrivati a questo punto, cosa dire della biennale?
Una rassegna che si svolge ogni due anni presuppone un certo lavoro alle spalle, decisioni prese con criterio, spazi adeguati, una comunicazione mirata e capillare e, si spera, qualità. Forse quest’anno non è anno. Dopo le delusioni di Kassel, anche qui le cose non sembrano essere andate molto meglio. Numerose sono le esposizioni presenti anche se di piccolissima portata. Allestimenti molto poveri – di cui non mi lamento affatto – ospitano  spesso lavori scollati dal tema di questa edizione Photography and the Politics of Space oltre che costituiti di pochi lavori. Le immagini, numericamente parlando, sono poche. Se questa potrebbe essere l’occasione di visionare cicli abbastanza completi di lavori di nuovi e/o conosciuti artisti, beh’ non è possibile. Si tratta di progetti estremamente di nicchia, autori ovviamente e rigorosamente inglesi, tutti amici o conoscenti o parenti o studenti o professori tra Brighton, Plymouth, Westminster o Falmouth. Per certi aspetti mi rincuora sapere che anche qui, come nel Bel Paese, sussistono meccanismi anti-meritocratici di favoreggiamento e lobbying non così democratici. Tuttavia all’interno di un’offerta più che di nicchia, si trovano alcune ricerche interessanti e che vale la pena citare, per lo meno, cercare di portare al di qua del tunnel della Manica. Una di queste è firmata Trevor Paglen – non a caso vi parlo di un autore americano – che si serve di tele-obbiettivi mastodontici o telecamere satellitari per scovare basi top-secret del governo a stelle e strisce.

Da qui nascono le Geographies of Seeing che raccontano parole, sguardi, momenti, incontri, prassi delle vita politica e militare lasciando anche molto di non-detto o sotto inteso.

A Paglen si aggiunge il lavoro di Corinne Silva, della quale avevo sentito uno speach quest’estate durante la Land/Water Conference 2012 di Plymouth,  e per la quale, nonostante tutto, nutro ancora dei dubbi.

La serie in mostra porta il titolo Badlands e mostra come l’artista ha utilizzato l’architettura e la molta plastica presenti nel paesaggio spagnolo per esplorare le connessioni tra gli immigrati per scelta in Europa e i lavoratori irregolari spagnoli. In Imported Landscapes, il secondo ciclo di immagini in biennale, la Silva cerca di innescare un cortocircuito tra il Nord e il Sud, mostrando paesaggi marocchini all’interno di grandi billboard pubblicitari, a loro volta ri-fotografati nel proprio contesto. Un lavoro tecnicamente molto buono, a mio parere molto razionale e più che controllato e studiato a tavolino. Mi sembra che il risultato sia più che visibile e le immagini dicano quanto basti.

Termino menzionando a mio parere il progetto nettamente più meritevole della Brighton Photo Biennial: The Beautiful Horizon del collettivo No Olho da Rua costituito da Julian Germain (che vi suggerisco di approfondire come autore individuale), Patricia Azevedo e Murilo Godoy.

In questo caso non si tratta di una mostra tradizionale quanto piuttosto del racconto di un progetto di lungo termine, realizzato nelle strade della cittadina brasiliana di Belo Horizonte, per 17 anni (si, avete letto bene 17). Utilizzando macchine fotografiche donate in prestito dagli artisti, i cittadini – soprattutto ragazzi giovani e giovanissimi – hanno documentato le loro vite, il tempo in famiglia, a scuola, durante i momenti di svago o di assoluta noia. Le immagini sono state raccolte dal collettivo che le ha raccolte e restituite sotto varie forme: stampe sfuse, un giornale cartaceo distribuito gratuitamente e dei mini video.

Questo progetto dimostra come la fotografia è stata in grado – e lo è oggi più che mai – di intervenire all’interno del tessuto urbano, dell’architettura così come della struttura sociale e servire come piattaforma espressiva per le fasce più deboli, economicamente e politicamente. Un vero e proprio collante sociale e culturale, che racconta una città, i suoi abitanti e le difficoltà di una realtà che esiste davvero, è là fuori sotto gli occhi di tutti.

La distribuzione del free magazine realizzato con le immagini raccolte

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