La Musica Così Come La Trovai – Bayou Country

Qualche tempo fa vi parlai dell’importanza dell’Ipod, di quanto l’Ipod mi sia assolutamente necessario per vivere, per andare in giro come una persona normale, senza diventare eccessivamente fastidioso. Vi dissi anche, se non sbaglio, quanto mi infastidisca il fatto di essere interrotto mentre ascolto musica.

Ci sono momenti musicali particolari in cui questo fastidio può aumentare, fino a trasformarsi rapidamente in psicosi, perdita dell’orientamento, voglia di fuggire su di un altro pianeta, desiderio di organizzare un’armata al fine di conquistare la più sperduta isola del pacifico.

Uno di questi è senz’altro il climax di That’s It For The Other One dei Grateful Dead, il punto in cui quei fantastici fattoni cominciano a parlare di una tizia spagnola per finire ad urlare Comin’ Comin’ Comin’ Around. Se qualcuno interrompe questo climax, per quanto mi riguarda, può considerarsi fortunato se non gli ficco un palo della luce su per il culo.

Magari mi sono impegnato nell’ascolto prolungato del quintetto “La Trota” del buon Franz Schubert, attendendo con pazienza il quarto movimento, quello in cui si sfiorano le tette di dio con tutto il proprio essere, per poi venire interrotto, proprio mentre inizia il mio andantino preferito di sempre, da un tizio con la bici a scatto fisso che mi chiede dov’è via Tortona. Ti risparmio volentieri la fatica, ti ci faccio arrivare con un calcio nel sedere, mio caro amico. Essere al servizio del prossimo è qualcosa da fare per intero. Chiunque può darti indicazioni, solo io ti faccio arrivare al più presto dove vuoi arrivare, non prima di averti legato la bici intorno al collo.

C’è un disco, in particolare, che contiene molti di questi momenti capaci di farmi diventare il peggiore dei misantropi. Se inizio ad ascoltare Bayou Country, dei Creedence Clearwater Revival, non c’è verso di farmi smettere. Ad avvisarmi, a far suonare la campanella della misantropia, due accordi suonati nella prima canzone, Born On The Bayou: chasin’ down a hoodoo there, zam zam, chasin down a hoodoo there, zam zam. Quando la suono per i fatti miei, quei due accordi sono un fa e un do. Nel pezzo originale credo che si tratti di un re e di un la.

Ormai ho rinunciato a chiedermi quale sia il disco dei Creedence che preferisco. Ogni disco dei Creedence, per qualche motivo particolare, è il mio disco preferito, non solo dei Creedence, ma in assoluto. Il loro primo disco è il mio preferito perché è un disco insolito, abbastanza slegato, forse senza identità, ma con delle piacevolissime sorprese, come Call It Pretending. Green River è il mio disco preferito perché c’è Bad Moon Rising. Willy And The Poor Boys è il mio disco preferito perché è un disco campagnolo che riesce a parlare una lingua universale, comprensibile anche al più hardcore dei topi di fogna di città. Cosmo’s Factory è il mio disco preferito perché subito dopo Lookin’Out My Backdoor, viene Run Through The Jungle: è come essere catapultati, presi a pugni in faccia, svegliati da un’alluvione.

Bayou Country è il mio disco preferito perché, secondo me, è il lavoro in cui si può meglio sentire quello che è il sound dei Creedence, e perché è perfettamente in bolla, tirato su con maestria, ben rinzaffato, ottimamente stuccato. Ed è il mio disco preferito perché John Fogerty fa lo zarro più che in ogni altro disco.

Cosa intendo per sound dei Creedence? Una chitarra ritmica essenziale, ridotta all’osso, pronta a lasciare spazio ad un’altra chitarra che non posso definire solista, ma che chiamerò di commento. Il tutto accompagnato da una sezione ritmica più potente delle armate di Napoleone, Patton e Rommel messe insieme. Una sezione ritmica catenacciara. Con il centravanti “chitarra ritmica” portato indietro a fare il battitore libero.

Durante la registrazione di questo disco, il buon Tom Fogerty deve aver provato, nei confronti del fratello minore tuttofare, più o meno quello che prova Fredo Corleone nei confronti di Michael. Uno potrebbe pensare che Tom, in fondo, faccia poco, ma in realtà, questo Uno, sta prendendo una cantonata pazzesca. Riconoscere il momento esatto in cui inserirsi con un accordino sputato, non è fare nulla, è fare tantissimo. A dimostrare quanto sto dicendo sta il pezzo forse più conosciuto del disco, Proud Mary, dove a far la parte del leone è proprio la chitarra ritmica.

Ma prendiamo anche l’ultimo pezzo, Keep On Chooglin’. In questo pezzo John Fogerty fa qualunque cosa: canta come dio, suona la chitarra nel modo migliore in cui la si possa suonare, e suona pure l’armonica. Uno potrebbe essere portato a pensare che il contributo di Tom possa ridursi ad un’insignificante scoreggina. Ma questo Uno, di musica, probabilmente non capisce una minchia. La chitarra ritmica suona un (uno!) accordo per sette minuti e quarantatre, un dolore alla mano sinistra che nemmeno ventiquattro ore di ping pong, seguite da una maratona di seghe in stile seconda media, possono farti provare. È quell’unico accordo ripetuto, quella cosa che Uno chiamerebbe “scoreggina”, a tenere tutto insieme. L’amico sobrio che accompagna l’amico ubriaco e impazzito in giro per la città di notte. Un lavoraccio, d’accordo, ma un lavoraccio che qualcuno deve pur fare, di tanto in tanto.

Le vie dei Creedence, così come quelle di dio e di Claudia Cardinale, sono infinite e misteriose.

Preghiamo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...