Frieze Art Fair – Londra al gusto di arte, design e moda

Anche quest’anno ce la siamo tolta. E’ finita da pochi giorni Frieze Art Fair uno degli appuntamenti più chiacchierati e attesi per il mercato artistico contemporaneo. Centinaia di galleristi provenienti da tutto il mondo, collezionisti, studenti, appassionati, curatori, mercanti e molti moltissimi curiosi. Ormai la tipologia del pubblico che popola la fiera londinese, specialmente durante il weekend, è più che aperta a non esperti del settore. Questo è un bene da un lato se non fosse che, vuoi per la crisi vuoi per un momento di grande povertà intellettuale quindi creativa, ciò che si vede spesso è molto al di sotto delle aspettative. Trattandosi della seconda fiera più importante d’Europa, si arriva sempre di anno in anno con molta voglia di scoprire autori nuovi, vedere giovani di talento, trovare opere di artisti affermati che non pensavi potessero ancora essere su piazza e chi lo sa, magari qualche “occasione”. Purtroppo questo ottobre mi sono dovuta ricredere perché anche qui si assiste ad un momento complessivo di stanca, portando più giochetti che lavori, più superficialità che coerenza. E il risultato a mio parere si vede non solo da Gail’s o Moshi Moshi, che grazie ai dolciumi fantastici e all’irresistibile sushi attirano molta più gente che i singoli stand, ma dai bollini rossi delle vendite. Pochi, pochissimi. C’è sempre da considerare un margine di trattativa “dietro le quinte” che difficilmente si vede chiaramente segnalato e, ci sono già i primi articoli pronti a smentire le mie affermazioni.

L’installazione realizzata da Joana Vasconcelos a Palazzo Grassi, Venezia foto myriammahiques.blogspot.it

Tuttavia, venire a Londra in questo periodo dell’anno resta una scelta più che azzeccata. Infatti, per gli instancabili, la città inaugura in contemporanea migliaia di mostra in giro per la città, tra le gallerie private, le fondazioni, i musei più importanti, le librerie, le strade, i quartieri. Non c’è limite all’offerta culturale della capitale inglese oserei dire mai, però è certo che la seconda settimana di ottobre si può veramente fare il pieno. E sono felice di poter dire che è valsa più la pena di starsene un po’ a zonzo per la città che in fiera. Le gallerie che pullulano di collezionisti americani, dealers, esperti di case d’aste e curatori di ogni estrazione fanno capire che questo mondo è ancora in grado di creare, vendere, scambiare, trovare. Da Hauser and Wirth, nei magnifici spazi di Savile Row, impera una mostra mastodontica di Thomas Houseago. Sono passati pochi anni da quando uscì il primo articolo su questo scultore di Leeds sulla rivista Kaleidoscope. Oggi l’artista mantiene uno stile brutale ma sofisticato, fatto di materiali poveri come il gesso o il ferro, portando in scena figure umane, parti del corpo, animali. Ci sono alcuni riferimenti al passato, in particolare nei nuovi lavori che citano espressamente i bassorilievi in marmo e i disegni anatomici del Rinascimento oltre che un’impronta animista che sembra permeare tutto il lavoro.

L’installazione di Thomas Houseago da Houser and Wirth, Savile Row, Londra. foto artcorpus

Anche da White Cube, il lavoro del tedesco Magnus Plessen lascia una traccia. In un presente dove fare pittura sembra fuori tempo massimo oltre che una vera e propria sfida, questo artista espone una dozzina di grandi tele di tutto rispetto. Combinando parti del corpo con segni astratti, emergono delle composizioni più che disordinate, ricche di colore giallo, verde, blu e che spessono disorientano chi li osseva. C’è una generale assenza di logica, di riferimenti, di coerenza tanto che spesso mentre le dipinge, Plessen ruota le tele di 90 o 180 gradi, come per volere in qualche modo ri-posizionare l’immagine. Ho trovato invece limitativa la mostra che Spruth Magers dedica a Fischi & Weiss, dove l’unica cosa visibile sono dei solidi , cilindri pieni e vuoti, parallelepipedi, anelli, quadrati, ciotole etc. Da Haunch of Venison, vi consiglio di vedere la personale dell’artista portoghese Joana Vasconcelos. Forse alcuni di voi se la ricorderanno per la grande installazione realizzata all’ingresso di Palazzo Grassi a Venezia, dove tornerà l’anno prossimo durante la biennale 2013. Questa volta si ammirano non solo magnifiche e coloratissime composizioni di tessuti, perline, fili, maglie ma anche sculture con oggetti più che insoliti. Per gli intenditori invece, consiglio una breve visita in Ramillies Street presso la Photographers’ Gallery per vedere la nuova mostra di Tom Wood Men and Woman.

Senza scendere nei dettagli, vi propongo una breve lista di cosa a mio modesto parere può valere la pena vedere – dovendo fare delle scelte- in quel di Londra e cosa no.

Approvati e consigliati:

The Hayward Gallery: New Directions from China
The Serpentine Gallery: Thomas Schutte
Tate Modern: Damien Hirst
Timothy Taylor: Kiki Smith
Saatchi Gallery: Out of focus: Photography
Whitechapel Gallery: Social Sculpture/ Mel Bochner
Lisson Gallery: Anish Kapoor

Semi-pacchi, non meritano di essere visti se non si è nelle vicinanze:
Barbican Art Gallery: Everything was moving: photography from the 60s and 70s
Hauser and Wirth (Piccadilly): Rita Ackerman
Sadie Coles: Laura Owens
David Zwirner: Luc Tuymans
Thomas Dane: Lari Pittman

Vi lascio in compagnia di una grande carrellata di immagini del grande tendone di Frieze Art Fair 2012.

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