Film brutti – Il comandante e la cicogna, Silvio soldini (recensione in anteprima).

Recensione di Emiliano Dal Toso.

Non lo ammetteranno mai, ma sembra che il cinema italiano abbia improvvisamente (e tardivamente) scoperto l’estetica di Wes Anderson. Personaggi molto stilizzati, colori accesissimi, situazioni stravaganti. Ha cominciato Gabriele Salvatores con Happy Family e il risultato fu piuttosto gradevole: imperfetto, ma con intelligenza. Hanno proseguito Sergio Castellitto con il pessimo La bellezza del somaro e lo sceneggiatore Ivan Cotroneo con la sua mediocre opera prima La kryptonite nella borsa. Ora, ci casca anche il milanese Silvio Soldini, al suo nono film, la sua terza commedia, indubbiamente la peggiore. Non che Anderson sia un brutto modello, anzi, ma la riproposizione dei suoi caratteri è solo di superficie, nei contenuti siamo lontani anni luce dalla sua poesia e dalla sua irresistibile malinconia.

Soldini mostra una serie di macchiette: Valerio Mastandrea è Leo, un padre vedovo che deve crescere due figli adolescenti, ed è costretto a dover a che fare con il fantasma della moglie Claudia Gerini; Alba Rohrwacher (ma sembra Arisa) è Diana, un’artista squattrinata che fa fatica a pagare l’affitto ad Amanzio (Giuseppe Battiston), una sorta di predicatore che va in giro a “sensibilizzare” le persone, dopo aver scelto di dare un taglio netto allo stile di vita precedente; Luca Zingaretti è Malaffano, un avvocato strafottente, pieno di sé, vanesio, che offre un lavoro molto particolare a Diana e si troverà ad avere come cliente Leo. Al tutto, fanno da sfondo le statue di Garibaldi, Cazzaniga, Verdi e Leopardi, che dai piedistalli dialogano tra loro, commentando le sorti di un Paese che sta naufragando.

Purtroppo, naufraga anche Silvio Soldini, che non azzecca una sola battuta divertente in tutto il film. La sceneggiatura è sfilacciatissima, il tono è soltanto poetizzante e programmatico. Imbarazzante, poi, la scelta di far utilizzare ad ogni personaggio un accento diverso: non solo il risultato è confusionario e pretenzioso, ma inoltre nuoce alla bravura degli attori, palesemente fuori ingranaggio. Si salva soltanto il milanese di Zingaretti (in un personaggio, peraltro, di una banalità sconcertante), mentre non funziona per niente il napoletano di Mastandrea. Mi spiace dirlo, ma non trovo altro aggettivo che quello di vergognoso per definire il ligure della Gerini (che mette belìn completamente a caso, ad ogni frase). Claudia ha dimostrato di essere una brava attrice, capace anche di grandi prove drammatiche (recuperare il bellissimo Il mio domani), ma stavolta ha proprio toppato. I dialoghi, inoltre, sono banali e, talvolta, volgari: patetici i duetti tra le statue di Garibaldi e Cazzaniga, mentre evidentemente c’è qualcuno che pensa che sia ancora sufficiente la parola “terrone” per far ridere il pubblico in sala. Magari, sono gli stessi che si scandalizzano per il successo dei film di Checco Zalone.

E’ chiaro ormai che non siamo più in grado di girare commedie decenti, proprio il genere per il quale il cinema italiano si è distinto per decenni ed è diventato famoso all’estero. Se anche un buon regista come Soldini fallisce così clamorosamente, significa che non c’è speranza. Eppure, aveva dimostrato di saperci fare con quel gioiellino di Pane e tulipani. Peccato. La miglior commedia italiana del nuovo millennio rimane di gran lunga Non pensarci di Gianni Zanasi, che a questo punto si merita l’appellativo di capolavoro, proprio nel senso letterale del termine, cioè di “miglior lavoro” (e guarda un po’, i protagonisti erano Mastandrea e Battiston). Anche Zanasi si era ispirato a Wes Anderson, ma non all’estetica, bensì alla sua poetica. Di poetico, Il comandante e la cicogna ha soltanto le luci che si accendono all’interno della sala, alla fine del film.

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3 thoughts on “Film brutti – Il comandante e la cicogna, Silvio soldini (recensione in anteprima).

  1. bravo emiliano, non pensarci era bellissimo anche se i tre fratelli avevano accenti misteriosamente diversi. tolleravo il mastandrea toscano de la prima cosa bella, questo film non lo guarderò neanche per sbaglio. GB

  2. Gli articoli che recensiscono film sono così: se ti trovi in accordo con chi li scrive li apprezzi, altrimenti non ci riesci. Una stroncatura come questa impedirebbe a molti di andarlo a vedere: ma poi leggo l’invettiva finale sul senso della commedia (ultimo paragrafo), che non ha significato di esserci in un pezzo del genere, se non per dimostrare, anzi no, giustificare, con qualche riferimento storico obsoleto da copia incolla, quello che c’è prima, la sua legittimità. E poi leggo ancora che Happy Family è definito un buon film “piuttosto gradevole: imperfetto, ma con intelligenza” quando ahimè dalla sceneggiatura in poi quella pellicola ha poco di gradevole.
    E molto altro.
    Insomma, voi di Potato sulle recensioni siete bravi e vi leggo spesso. Ma dovete imparare che con la prosopopea non si va da nessuna parte e che è meglio essere essenziali ed eterei, soprattutto quando si criticano opere d’arte (o tentate tali). Se volete criticare fatelo con arguzia e non con pappardelle riscaldate.

  3. Ciao Alfredo,
    credo che la tua reazione sia dovuta al fatto di non trovarti d’accordo con la mia opinione. Mi sembra di aver adeguatamente spiegato i motivi per cui considero questo un film brutto. Anche la storia su Happy Family, non è altro che una tua opinione, legittima, così come la mia.

    Penso che si possano apprezzare recensioni anche se non si è d’accordo con il giudizio di valore.

    Per quanto riguarda la storia sul copia e incolla, ti garantisco che non utilizzo questa pratica. Mi domando, infatti, dove potrei aver estrapolato quelle frasi. Tu avresti qualche fonte?

    Emiliano Dal Toso

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