Weekend con il morto – Gianni Dova

Gianni Dova, Milano, 1968. foto carlo orsi

Anche Gianni Dova, studiò pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera. Evidentemente ai suoi tempi, quest’istituzione era ancora più che prestigiosa e riusciva ad attirare saperi, far germogliare idee e sfornare grandi talenti. Il nostro morto di oggi non è di certo uno dei pittori italiani più conosciuti, né all’esterno e tantomeno nel nostro paese. Questo è un peccato, dato che i suoi lavori così come il suo percorso, sono alquanto interessanti. Non riuscì mai nell’intento di migrare alla Facoltà di Architettura e questo gli consentì di legare con altri artisti in formazione, suoi contemporanei, come Roberto Crippa e Lucio Fontana. I Tra i suoi docenti troviamo personalità illustri dell’arte italiana di metà Novecento come Carpi, Carrà e Funi, Cavaliere, Cremonini, Crippa.

Anche cinquant’anni fa, un po’ come oggi, ogni artista cercava di trovarsi un gallerista, o meglio un mercante, che si appassionasse del proprio lavoro e cominciasse a finanziarlo, sostenerlo, promuoverlo. Gianni Dova ebbe questa fortuna incontrando uno dei mercanti più influenti per la storia del mercato dell’arte italiana: Carlo Cardazzo. Appassionato di poesia tanto da fondare le Edizioni Cavallino a Venezia, negli anni trenta, e la prima galleria nella città della laguna. Ma è a Milano, grazie alla Galleria del Naviglio (l’avrete sentita nominare almeno una volta) che la sua fama di mercante internazionale e dall’occhio vispo diviene ben nota tra gli addetti ai lavori.


Quindi il buon Gianni fu molto fortunato a far parte di questo “giro”. Lungo il suo percorso, è importante il sodalizio artistico e intellettuale con Roberto Crippa, alla ricerca di un “concretismo geometrizzante”. Mentre per la pittura di Crippa questa definizione sembra calzare a pennello, grazie alla sua scelta di utilizzare materiali quali il sughero o il legno, Dova si attiene tendenzialmente alla pittura a olio.
Nella sua vita viaggiò molto, spostandosi anche parecchio per l’Europa e l’America riuscendo così a partecipare a diverse esposizioni nel mondo ed essere invitato alla Biennale di Venezia, alla Documenta Kassel e al Salon de Mai di Parigi.
Gli anni Settanta e Ottanta segnano la piena maturità raggiunta dall’artista che nel frattempo continua ad evolvere il suo stile e le tecniche utilizzate spaziando dalla gouache all’incisione alla litografia.

Gianni Dova, Senza titolo, 1969. Nella mostra Spazio Privato, visitabile a Casale Monferrato fino al 28 ottobre 2012.

In questa fase della sua vita tiene uno studio a Milano e una piccola base a Calice Ligure, nelle vicinanze di Varigotti, Albissola, Noli, Finale Ligure altre località marittime care ad artisti come Lucio Fontana ed Emilio Scanavino.
Un personaggio di grande immaginazione, creatività, energia. Nonostante un cv molto ricco di appuntamenti anche importanti, Gianni Dova resta un personaggio poco conosciuto dalla nuove generazioni ma di cui vi è molto da scoprire e apprezzare.

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