Film carini – Killer Joe, William Friedkin (recensione).

Recensione di Emiliano Dal Toso.

William Friedkin è un regista che non ha certamente bisogno di presentazioni (limitiamoci a citare L’esorcista Il braccio violento della legge e abbiamo già detto tutto). Con Killer Joe il 77enne regista americano propone una sintesi della sua filosofia, lasciando ampio spazio alla sua ideologia cinematografica senza alcun filtro che sia finalizzato ad “aggiustare” il tiro. La genuinità e la totale, assoluta trasparenza d’intenti, o meglio la mancanza di pretese, è il maggiore pregio di questo film, un buon film ma non un capolavoro, sia chiaro, a differenza di quanto si possa leggere in giro.

Il ventiduenne spacciatore Chris Smith (il bravo Emile Hirsch dell’indimenticabile Into The Wild) è costretto a trovare 6000 dollari al più presto, altrimenti verrà ucciso. Insieme al padre Ansel (Thomas Haden Church, quello di Sideways, non Giamatti, l’altro) mettono a punto un piano terribile. Decidono, infatti, di ingaggiare l’agente Joe Cooper (un sorprendente Matthew McConaughey, di solito insopportabile, qui trascinante), un infido killer, per uccidere la madre di Chris, ex moglie di Ansel, una poco di buono. Quest’ultima, infatti, avrebbe una polizza di assicurazione sulla vita che potrebbe coprire ampiamente il debito di Chris. Le cose si complicano quando entra in scena Sharla (una eccellente Gina Gershon, famosa per lo scultissimo Showgirls), la nuova moglie di Ansel, che si mostra particolarmente propensa all’esecuzione del piano e, soprattutto, quando Joe ha la conoscenza di Dottie (la giovanissima ma già convincente Juno Temple), la figlia minorenne di Ansel, ancora vergine.

Killer Joe è certamente un lavoro riuscito, impeccabile. Si tratta, però, di un puro divertissement, un intreccio pulp godibilissimo, che ha nella sporca, violenta, ignorante provincia americana il suo assoluto protagonista. Non essendo certamente un moralista ma non possedendo nemmeno la la profondità umana e la poetica dei fratelli Coen, Friedkin si limita a una tarantinata di pregevole fattura, condita da un cast sensazionale (si fa davvero gara a chi sia il più bravo, Hirsch? La Gershon? Probabilmente McConaughey, chi l’avrebbe mai detto!). Puro cinema d’intrattenimento, dunque, lontano dall’approccio politico, discutibile ma vivissimo di film ben più complessi ma senz’altro da recuperare come Regole d’onore The Hunted.

Nel suo piccolo, però, Killer Joe è destinato a rimanere nella Storia. Verso la fine del film, quando i nodi stanno per venire al pettine, durante la resa dei conti, assistiamo a un momento di cinema assolutamente imprevisto, a suo modo geniale, degno di entrare di diritto nel libro delle 50 sequenze più trash mai viste sul Grande Schermo. Sarebbe irrispettoso raccontare di cosa si tratti esattamente e del perché si arrivi a tal punto. Dirò soltanto che c’entrano una coscia di pollo e una fellatio. A proposito, il film si apre con un altrettanto frammento indimenticabile, dovuto alla generosità della Gershon. La visione della fibra da vicino, canterebbero Elio e le Storie Tese; Che nero!, direbbe il compianto Lucio Dalla.

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