Primarie: Bersani modifica l’Articolo 18.

Dopo una vigilia travagliata, il parlamentino del Partito Democratico si è riunito sabato per stabilire le regole che dovranno essere seguite nello svolgimento delle primarie. Quella parte di nomenklatura-PD che, a detta di alcuni, avrebbe voluto porre degli ostacoli alla corsa di Renzi non ha avuto la meglio, e l’unica norma di cui è stato modificato il testo è l’articolo 18 (comma 8), quello che indicava nel segretario l’automatico Candidato Premier del partito e che adesso, invece, recita: «alle primarie per la premiership potranno candidarsi più esponenti del PD». Insomma, porte formalmente aperte al piccolo sindaco di Firenze Matteo Renzi.Istruzioni per l’uso. Per adesso, una delle poche cose certe è che qualunque tesserato PD voglia candidarsi alle primarie può farlo, unica condizione è avere l’appoggio di 95 delegati dell’Assemblea (il 10%) o, in alternativa, del 3% degli iscritti.

Per quanto riguarda le altre questioni, quelle che avevano incendiato il dibattito di settimana scorsa, è tutto rimandato all’incontro-confronto con gli altri alleati. Questo non perché si sia astutamente scelto di rinviare uno scontro che avrebbe spaccato definitivamente il Partito (come suggerisce qualche giornale vicino al fronte ostile), ma perché, banalmente, se le Primarie sono di coalizione, le regole le deve stabilire la suddetta coalizione, non certo unilateralmente l’assemblea del PD.

La Coalizione dovrà innanzitutto stabilire la data di queste Primarie 2012, faccenda sulla quale, ad oggi, non sembrano esservi obiezioni alla proposta del PD per il 25 novembre, con eventuale secondo turno il 2 dicembre. Altre norme che non sembrano trovare ostilità tra gli alleati dovrebbero essere quelle di stampo “etico”, ovvero il divieto per i candidati di fare pubblicità a pagamento e l’obbligo per tutti di pubblicare in rete i contributi alla campagna elettorale sopra i 100 euro.

Anche il doppio turno proposto da Bersani -e inizialmente osteggiato da Renzi- sembra cosa fatta: se nessuno dei candidati dovesse superare il 50% più uno dei voti, i primi due classificati si scontreranno da soli.

Ciò che sembra più controverso e di difficile soluzione è trovare un provvedimento per evitare che le votazioni siano “inquinate” da elettori esterni alla coalizione. Credo che il rischio di questo “inquinamento” sia reale, e penso che a pagarne le conseguenze potrebbe essere Bersani. In una situazione politicamente così complessa e indeterminata, è infatti piuttosto plausibile che elettori esterni all’asse PD-Sel (e contigui) possano presentarsi a votare alle primarie per esprimere la loro preferenza nei confronti di un candidato considerato più vicino al loro partito (in vista di eventuali alleanze possibili). Diciamo questo nella certezza che il Partito Democratico sia considerato un partito appetibile e che allearvisi potrebbe significare governare. I principali sospettati -da me- sono gli elettori dell’Italia dei Valori da una parte e  quelli di Casini (o giù di lì) dall’altra: la vittoria di Vendola sarebbe infatti garanzia dell’apertura al dialogo con Di Pietro, mentre Renzi guarda dichiaratamente con piacere verso il Centro.

Ma come fare per evitare l’inconveniente? Bersani e i suoi propongono la registrazione di un Albo dei votanti (al primo turno), in modo da impedire che possa votare al secondo turno -momento in cui l’inquinamento si rivelerebbe decisivo e definitivo- chi non ha votato al primo. In tutta onestà, non credo che questo provvedimento possa avere un futuro: da un lato perché non credo sia molto efficace in sé, dall’altro perché l’assenza di questo “paletto” conviene a tutti i concorrenti eccetto Bersani (che quindi si troverà in minoranza al momento della decisione ufficiale); in terzo luogo, perché credo che l’attuale segretario abbia già messo una grossa ipoteca sulla sua vittoria con l’istituzione del secondo turno -nella lotta a a tre che si sta definendo, sembra plausibile che, nella fase finale, Renzi appoggerebbe Bersani contro Vendola e che Vendola appoggerebbe Bersani contro Renzi-, quindi potrebbe decidere di prendersi il rischio di lasciar correre (rimandando il problema alle prossime primarie), sperando in una grande affluenza interna e, in caso di “inquinamento”, in un ri-equilibrio verso la sua posizione mediana tra i voti esterni che potrebbero giungere da destra e quelli che arriverebbero da sinistra.

La campagna elettorale, nel frattempo, è partita anche per Vendola (mentre Renzi e il suo camper sono già in Puglia), che ieri sera a In Onda (LA7) si è dimostrato deciso pronto per competere. La corsa si promette avvincente, ma i toni non dovrebbero alzarsi troppo, anche perché, a breve, ciascun candidato dovrà sottoscrivere una carta d’intenti (condivisa) comune a tutti, che stabilisca i punti imprescindibili e li leghi alla coalizione. Insomma, nemici non troppo distanti e, soprattutto, a tempo determinato.

“Comunque vada, sarà un successo”, diceva Chiambretti a Sanremo. Se sarà davvero un successo lo vedremo, certo è che queste primarie saranno decisive per molti aspetti: oltre che a determinare il candidato premier del centro-sinistra, infatti, il meccanismo delle primarie rappresenta una sfida di democrazia interna (e, quindi, scalabilità) per tutti i partiti e movimenti che si presenteranno alla prossime elezioni. Avrà, inoltre, effetti sulla legge elettorale e, infine, ma non per questo meno importante, il risultato di questa competizione sarà anche decisivo per il modo in cui verrà formulato il nuovo centro-destra (non a casa Berlusconi ha già fissato l’incontro chiave per il giorno successivo alla data prevista per la fine delle Primarie del centro-sinistra).

Giancarlo Mazzetti

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